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Europa a due velocità: spiegate a Gentiloni che non saremo in prima classe

L'Italia è favorevolissima all'Europa a due velocità proposta dalla Germania, ma il governo Gentiloni non ha capito che ad essere esclusi dai "big" saremmo proprio noi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Italia è favorevolissima all'Europa a due velocità proposta dalla Germania, ma il governo Gentiloni non ha capito che ad essere esclusi dai "big" saremmo proprio noi.

ErIl vertice di ieri a Versailles tra i quattro capi di stato e di governo delle principali economie europee – Germania, Francia, Italia e Spagna – si è concluso con una presa d’atto unanime tra i partecipanti della necessità di non restare fermi, altrimenti la UE è spacciata. Serve, hanno spiegato Angela Merkel, François Hollande, Paolo Gentiloni e Mariano Rajoy, creare un’Europa a due velocità, di modo che i paesi pronti a compiere passi in avanti sul piano dell’integrazione politica possano farlo, senza per questo obbligare chi non è pronto o non si sente tale a farne.

La formula era stata utilizzata poche settimane fa, al termine del vertice di Malta, dalla stessa cancelliera Merkel, tanto che si erano scatenate ipotesi più spinte sulla presunta volontà della Germania di orchestrare anche un doppio euro, uno per le economie forti del Centro-Nord e l’altro per le economie più deboli del Sud Europa, tra cui l’Italia. (Leggi anche: Doppio euro per salvare la UE?)

Governo Gentiloni pensa di essere tra i primi della classe

Quel che stupisce nel dibattito sul tema è che il nostro premier si sia schierato fortemente in favore di tale ipotesi, sostenendo che l’Italia farebbe parte senza dubbio della testa di serie, ovvero sarebbe tra i primi della classe. Il dubbio concreto è che Roma non abbia compreso il significato reale di cosa significhi Europa a due velocità.

L’OCSE ha oggi confermato la debolezza cronica dell’economia italiana, che quest’anno e il prossimo crescerà dell’1%, a fronte di un +1,6% medio del’Eurozona nello stesso biennio. Tra le grandi economie del pianeta, siamo fanalino di coda. L’aspetto peggiore consiste nel fatto che le condizioni favorevoli alla crescita potrebbero finire presto e certamente ci sono state negli ultimissimi anni, mentre verranno meno in futuro con il rialzo dei tassi, il rafforzamento dell’euro e l’aumento dei prezzi del petrolio. (Leggi anche: Doppio euro? L’Italia pensa di essere in serie A)

Economia italiana ultima tra le grandi

Nel triennio 2014-2016, l’Italia è cresciuta di appena il 2%, facendo meglio solo di Finlandia e Grecia. Nello stesso periodo, l’Eurozona ha segnato un +5%, poco meglio della Germania e la stessa Francia, che certo non ha fatto granché bene, ha registrato una crescita cumulata di oltre il 3%. E la nostra economia è l’unica tra le grandi nel mondo a non avere riagganciato i livelli di ricchezza toccati nel 2007, ultimo anno prima della crisi.

A fronte di una recessione nei fatti non superata, il debito pubblico italiano continua a salire in valore assoluto e in rapporto al pil (133%), nonostante la BCE abbia azzerato i tassi, consentendoci di rifinanziarci sui mercato a costi quasi nulli. A ciò aggiungiamo un sistema bancario sconquassato da sofferenze (356 miliardi) per circa un quinto dei prestiti erogati e riforme economiche assenti, anche per effetto di governi instabili. (Leggi anche: Economia italiana o aggancia ripresa adesso o perde il treno)

Europa a doppia velocità per separare forti e deboli

I numeri snocciolati non consentirebbero nemmeno a volerlo di sostenere che l’Italia possa fare parte della testa di serie di un’Europa a due velocità. Se la Germania ha tirato fuori dal cilindro questo coniglio, è solo ed esclusivamente per sganciarsi dalle economie più a rischio tracollo, ma senza traumi per l’impalcatura UE, che per dirla con le parole dell’amministrazione Trump è oggi “il veicolo, dietro cui si scherma”.

Berlino vuole più che ogni altra cosa salvare la UE, ma non al costo di mettere a rischio la propria solidità economica e finanziaria, dato che verrebbe meno la ragione stessa per la quale l’Europa così com’è è stata costruita. La doppia velocità è una formula non offensiva e rassicurante per segnalare ai partner europei che solo un gruppo di paesi continuerà la sfida dell’integrazione politica ed economica, mentre i più deboli si metteranno insieme tra di loro. (Leggi anche: Piano Juncker, niente super-stato UE)

Italia ha sprecato le occasioni

I due gruppi (o forse anche tre) saranno tra di loro legati da vincoli e organismi di raccordo, ma l’Italia sarà insieme a Spagna, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro, forse anche Romania, Crozia e Bulgaria; gli altri andranno con Germania e Francia, anche se l’Est Europa, specie Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, potrebbe a sua volta far gruppo a sé, non avendo intenzione di cedere ulteriori quote di sovranità al “super-stato UE”.

Può piacere o dispiacere, ma questi sono i termini reali del dibattito e solo i più ottusi analisti possono ipotizzare che all’Italia sarebbe concesso alle attuali condizioni di far parte del primo gruppo, in quanto stato fondatore della UE. Dal 2011 a Roma sono stati concessi tutti i margini possibili per rimettersi in carreggiata, ma le occasioni sono andate sempre sprecate. Berlino ha deciso: l’Europa sarà a due velocità, ovvero i deboli in ultima fila. Non è detto che l’idea in sé sia un male, anzi potrebbe consentirci come Italia di sganciarsi dall’abbraccio mortale con gli apparati burocratici comunitari, ma l’importante è che capiamo in che direzione staremmo andando. (Leggi anche: Economia italiana, come la politica ha sprecato l’ennesima occasione)

 

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Argomenti: Crisi Eurozona, Crisi economica Italia, Crisi Euro

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