Europa dilaniata dai conflitti. I giovani imprenditori: in Italia l’unica prospettiva è la rivolta

La crisi dilaga anche in Francia. Hollande contro la BCE e Bruxelles: facciamo come il Giappone. E Berlusconi torna ad attaccare Berlino sulla crescita.

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La crisi dilaga anche in Francia. Hollande contro la BCE e Bruxelles: facciamo come il Giappone. E Berlusconi torna ad attaccare Berlino sulla crescita.

Al 43esimo convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure, il presidente dell’associazione, Jacopo Morelli, lancia parole di fuoco contro la politica italiana, rea di imbrigliare l’economia in catene, che farebbero impallidire i “lacci e lacciuoli” di cui parlavano Luigi Einaudi e Guido Carli. L’assenza di prospettiva è tale per gli under 40, sostiene Morelli, che per i giovani italiani l’unico rimedio resterebbe la “rivolta”.

 

Crisi economica Italia: nessun futuro con un tasso di disoccupazione così alto

Non le manda a dire contro politici vecchi e nuovi, professando la sua contrarietà sia a quanti entrano in Parlamento da “delinquenti”, ma anche agli “improvvisati”. Ricordando un tasso di disoccupazione giovanile al 40,5%, al Sud una decina di punti più alta, il presidente dei giovani imprenditori ha invitato la politica a riformare la legge elettorale, che rappresenterebbe un fatto di efficienza, oltre che di democrazia. E al contempo ha sottolineato come un paese più diseguale sia anche meno efficiente, ribadendo un secco no al reddito di cittadinanza, ma aprendo al reddito minimo e all’immigrazione, di cui le imprese avrebbero bisogno, ha sottolineato.

 

Crisi della Francia: Hollande chiede un Abenomics anche in Europa 

Che la situazione dell’occupazione e della crisi non sia solo un problema dei Piigs lo dimostra anche la frenesia con cui il presidente francese François Hollande attacca l’Europa negli ultimi mesi. Travolto da un crollo di popolarità senza eguali nella storia della Quinta Repubblica, con l’economia transalpina in recessione e la disoccupazione al 10,4%, vicina ai livelli massimi storici del Secondo Dopoguerra, l’inquilino dell’Eliseo caldeggia apertamente una politica monetaria e valutaria interventista.

Già qualche mese fa, davanti agli europarlamentari di Strasburgo, Hollande aveva invitato la BCE a manovrare il tasso di cambio, giudicando l’euro ingiustificatamente forte contro le valute principali, cosa che scoraggerebbe l’export e la ripresa degli stati membri più deboli.

Nelle scorse ore, poi, è tornato sulla questione, cogliendo al balzo l’occasione della visita di stato in Giappone, la prima dopo 17 anni. Incontrando il premier giapponese Shinzo Abe, egli ha elogiato le misure ultra-espansive della Bank of Japan, fortemente sostenute e volute proprio da Abe, tanto che sulla stampa prendono il nome di “Abenomics” (La crescita secondo Shinzo Abe, ecco il piano per rilanciare il Giappone).

Il capo dell’Eliseo ha definito tali provvedimenti come uno stimolo alla fiducia e all’energia, anche se ha preso atto con rammarico che non potrebbero attuarsi in Europa, dove c’è una Commissione inesistente a Tokyo e una BCE limitata nei suoi compiti.

 

Crisi Euro: scontro sempre più acceso tra Nord e Sud

Dentro l’Eurozona, quindi, continua e s’infiamma sempre più lo scontro tra Sud e Nord, con Parigi a schierarsi ancora più nettamente in favore del primo blocco, dal quale sembra essere stata risucchiata negli ultimi tempi, mostrando un deficit fuori controllo, una spesa pubblica senza eguali (oltre il 57% del pil), un’economia stagnante, debito pubblico in veloce aumento (dal 55% al 90% del pil in soli sei anni), disoccupazione in impennata.

Non ultime, poi, le dichiarazioni di fuoco del leader del centro-destra italiano, Silvio Berlusconi, che ha spronato il premier Enrico Letta a ingaggiare una vera e propria battaglia contro la Germania di Angela Merkel, affinché il governo tedesco capisca che l’Europa ha bisogno di un pò di crescita, senza la quale ci si inizierà a chiedere se abbia realmente senso continuare nella costruzione del progetto europeo. Il Cavaliere ha anche accusato Berlino di avere lucrato con l’euro, ai danni di paesi come l’Italia (Berlusconi versione statista contro la Merkel: “il governo ingaggi un braccio di ferro con la Germania”).

 

Draghi cambia registro e torna sulla linea dell’austerità

Ma le parole di ieri di Mario Draghi, pronunciate nel corso della conferenza stampa mensile post-board, sono parse ai mercati come un riposizionamento dell’Eurotower in favore dei tedeschi. Non solo non è stata adottata alcuna delle misure paventate dallo stesso governatore il mese scorso (taglio tassi riferimento, tassi negativi sui depositi overnight e misure non convenzionali a sostegno del credito bancario verso le piccole e medie imprese), ma Draghi ha invitato i governi a continuare a risanare i conti pubblici, sostenendo che il rinvio di due anni concesso da Bruxelles ad alcuni paesi (Francia e Spagna), per raggiungere gli obiettivi di bilancio, dovrebbe essere considerato solo nei casi eccezionali (Chiusura Borsa Milano: Draghi affossa gli indici, crollano MPS e Fiat).

Come mai una tale virata pro-austerity, dopo mesi di scontro più o meno palese tra il governatore e la Bundesbank sulle ricette anti-crisi? E’ probabile che Francoforte abbia voluto dare un colpo al cerchio e uno alla botte, magari in vista dell’adozione prossima di misure che la Germania osteggia apertamente. Così come potrebbe essere probabile che il fronte tedesco in seno alla BCE, che conta oltre Berlino anche Olanda, Lussemburgo, Austria e Finlandia, sia più granitico e forte del previsto e spinga l’Eurotower verso un maggiore rispetto dell’ortodossia monetaria.

In ogni caso, quel che non si regge è la costruzione dell’unione monetaria, perché gli attacchi reciproci e continui tra governi della stessa Area Euro non fanno che sgretolare l’impianto su cui è nata la moneta unica. Difficile immaginare che si possa andare avanti in eterno con Francia, Italia e altri stati del Sud che attaccano il governo tedesco quasi quotidianamente e Berlino che contrattacca, evidenziando le malefatte altrui. Se il dibattito dovesse proseguire incessante su questo piano per ancora un pò di tempo, il rischio è che Morelli abbia ragione e che per decine di milioni di giovani europei (non solo italiani), la rivolta diventi l’unica via.

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