Eurogruppo rinviato, fallisce (per ora?) il tentativo dell’Italia di ottenere gli Eurobond

Niente Eurobond. La riunione dei ministri delle Finanze dell'Area Euro non trova un'intesa dopo ben 16 ore di colloqui. Olanda e Germania restano contrari all'emissione di debito in comune.

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Niente Eurobond. La riunione dei ministri delle Finanze dell'Area Euro non trova un'intesa dopo ben 16 ore di colloqui. Olanda e Germania restano contrari all'emissione di debito in comune.

Non sono bastate 16 ore di riunione dell’Eurogruppo in videoconferenza per trovare un accordo su quale risposta esitare all’emergenza Coronavirus. Il vertice è stato aggiornato a oggi, ma sinora si è rivelato un flop. Da una parte Italia e Spagna, parzialmente sostenute dalla Francia, dall’altra il cosiddetto fronte del nord, con Olanda strenuamente contraria all’ipotesi di lanciare gli Eurobond e che spalleggia una Germania anch’essa contraria, ma che usa toni meno accesi per non esasperare gli animi. E’ emerso che il tedesco Olaf Scholz e il collega olandese Woepke Hoekstra abbiano ribadito quella che per loro è e rimane la strada maestra per ottenere aiuti è chiederli al Meccanismo Europeo di Stabilità e “a determinate condizioni”.

La memoria corta della Germania sui debiti condonati dopo la guerra 

Proprio sul MES è stato trovato un accordicchio di per sé insufficiente, ma che servirebbe con ogni probabilità per gettare fumo negli occhi all’opinione pubblica continentale: un fondo da 240 miliardi da elargire ai governi richiedenti nel limite massimo del 2% del pil e legato all’emergenza Coronavirus. Per l’Italia, sarebbero 35 miliardi, sufficienti appena a coprire meno di un quinto del deficit atteso per quest’anno e uno striminzito 5-6% di tutte le emissioni di BTp da tenere nel 2020.

Quadra trovata anche sul nuovo fondo per finanziare la Cassa integrazione in tutta l’area e che dovrebbe essere gestito dalla Commissione europea, consistente in 100 miliardi di risorse. Gli stati otterrebbero prestiti a condizioni molto favorevoli, ma pur sempre prestiti di breve durata da restituire. Insomma, siamo al nulla. Nord contro sud, tedesco-olandesi, sostenuti da austriaci, finlandesi e sloveni, contro italo-spagnoli, sostenuti dal presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, così come dalla Grecia e dalla stessa Francia, che con Emmanuel Macron tratta direttamente con la Germania per tenere insieme le diverse istanze.

Italia contro il muro del nord

Ieri, il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, non è stato nemmeno invitato a partecipare alla riunione sull’opposizione della cancelliera Angela Merkel, che ritiene che la questione debba competere ai soli esponenti dei governi dell’area. Olandesi e tedeschi ritengono che l’italiano sia troppo schierato con il Sud Europa per poter essere definito imparziale. Una batosta per quanti nel centro-sinistra a Roma hanno sempre puntato sui buoni rapporti con l’establishment di Bruxelles per distinguersi dal “populismo” altrui.

Vedremo cosa accadrà nelle prossime ore, se verrà trovata una soluzione di pura facciata o nemmeno quella, ma di certo l’Italia non trova sponde ai massimi vertici istituzionali comunitari, i quali si preparano semplicemente a gestire al meglio la crisi già conclamata, circoscrivendo l’eventuale incendio che divamperà nello Stivale. Ieri, una serie di misure adottate dalla BCE ha dato l’idea di un’Europa che si attende da un momento all’altro che il debito pubblicano italiano venga declassato a “spazzatura” dalle agenzie di rating. Anziché impedirlo con strumenti efficaci, come sarebbero gli Eurobond, si sta preparando ad assorbire lo shock.

Perché gli Eurobond, se ci saranno, dovranno essere fortemente condizionati

Eurobond opzione non disponibile

Troppo forte la diffidenza degli stati fiscalmente virtuosi verso il Bel Paese, in particolare. Prima che il vertice iniziasse, l’ex ministro delle Finanze e attuale presidente del Bundestag, Wolfgang Schaeuble, aveva invitato le parti ad accordarsi per trovare un’intesa sugli strumenti disponibili, non inventandone di altri. L’antifona era chiarissima: scordatevi gli Eurobond. Per l’Italia, il flop sarebbe esiziale. Le emissioni di BTp resterebbero in balia dei mercati, pur sostenute dall’ampio ventaglio di misure adottato dalla BCE a sostegno della liquidità e dei mercati obbligazionari. Sul piano politico, il governo Conte uscirebbe tritato e probabilmente destinato a cedere il passo a un nuovo esecutivo di unità nazionale, guidato quasi certamente da Mario Draghi, pur ad emergenza finita.

L’opposizione agli Eurobond, volendo essere onesti, ha buone ragioni “tecniche” da vantare. Anzitutto, chi dovrebbe emetterli? E con quali garanzie? Questi titoli sarebbero pur sempre un debito e per essere acquistato dagli investitori dovrebbe prevedere garanzie solide. Di preciso, non è chiaro quali sarebbero. Se fossero gli stati nazionali a garantirli, il rating “AAA” verrebbe assegnato solo sulla base di una disciplina fiscale in tutta l’area stringente, altrimenti il peso della garanzia ricadrebbe quasi esclusivamente sul nord, Germania in primis. In sostanza, l’idea non sarebbe affatto da buttare, ma, a parte l’assenza di consenso politico, risulta inimmaginabile che si giunga a un obiettivo di questa portata, per giunta travestito da finalità temporanee e denominato altrimenti, dopo qualche riunione tra ministri delle Finanze che si parlano in videoconferenza.

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