Crisi Eurozona, riunione difficile oggi a Bruxelles sui nostri conti pubblici

L'Eurogruppo di oggi affronterà il caso Italia, ma il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, non partecipa. Sui conti pubblici del nostro paese si apre un grande dilemma europeo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Eurogruppo di oggi affronterà il caso Italia, ma il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, non partecipa. Sui conti pubblici del nostro paese si apre un grande dilemma europeo.

Che Eurogruppo sarà oggi a Bruxelles? La riunione dei ministri finanziari dell’Eurozona era stata convocata per il giorno successivo al referendum costituzionale italiano, al fine di evitare di interferire in un senso o nell’altro sull’esito del voto. Il responso delle urne è stato chiarissimo: il governo Renzi è stato bocciato oltre le previsioni e questa è una pessima notizia per la UE, che pur tra mille fraintendimenti con il premier uscente, vedeva in lui l’ultimo baluardo politico contro i populismi nel nostro paese.

All’ordine del giorno c’è il caso Grecia, con l’ESM, il Fondo di salvataggio permanente, chiamato a presentare una proposta per la ristrutturazione del debito pubblico ellenico nelle mani dei creditori pubblici (UE e BCE), mentre è probabile che i ministri dell’unione monetaria chiederanno ad Atene ulteriori misure di austerità fiscale per 4,2 miliardi di euro. (Leggi anche: Referendum, il danno lo rischia la Grecia)

Austerità o più spazi di manovra sui conti pubblici?

Ma si apre ufficialmente anche il caso Italia. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha annunciato che non presenzierà al vertice. Si vocifera che potrebbe avere già ricevuto la chiamata del presidente Sergio Mattarella per esplorare la possibilità di formare il nuovo governo.

Di Italia si parlerà, però, a porte chiuse, perché l’ennesima crisi politica apertasi nella UE rischia di segnare un punto di non ritorno per l’Area Euro. E qui si apre un dilemma difficilissimo per le istituzioni comunitarie: avallare politiche fiscali più espansive o serrare i ranghi e spingere per l’attuazione delle riforme economiche e il risanamento dei conti pubblici nazionali?

 

 

 

 

Pressioni sulla Germania

Esisterebbero ottime argomentazioni per l’una e l’altra ipotesi: tagliare il deficit appare un obbligo per paesi come l’Italia, che rischiano altrimenti di perdere del tutto la fiducia dei mercati finanziari e di imbattersi in una crisi rovinosa del debito sovrano, che porterebbe alla disgregazione dell’Eurozona. D’altra parte, però, nel breve termine queste politiche aumenterebbero le rivolte elettorali, che già sono esplose praticamente in ogni paese europeo.

Che fare? Il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, ha confermato la linea politica della Commissione: politica fiscale espansiva per lo 0,5% del pil per quanti abbiano spazi disponibili nei loro conti pubblici. Il riferimento è essenzialmente alla Germania, unica grande economia dell’Occidente in surplus fiscale e che, pertanto, avrebbe modo o di tagliare le tasse e/o di aumentare la spesa pubblica, sostenendo le esportazioni dei partner dell’Eurozona. (Leggi anche: Alla fine taglieremo le tasse ai tedeschi)

Il sostegno della BCE

La Germania ha già risposto picche con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale ha invitato i commissari a richiamare gli altri paesi al rispetto delle regole. In ogni caso, Berlino non può accettare di subire i diktat di Bruxelles sulle politiche fiscali e quelli della BCE sulla politica monetaria ultra-accomodante.

Draghi annuncerà con ogni probabilità giovedì un prolungamento del “quantitative easing” di sei mesi al settembre del 2017 e al ritmo attuale (80 miliardi al mese). Quanto basta, secondo i tedeschi, per avere la coscienza a posto sul fatto che l’Europa stia sostenendo la ripresa economica. (Leggi anche: Germania attacca Juncker sui conti pubblici)

 

 

 

 

Il futuro incerto dei conti pubblici

Tornando al caso Italia, cosa faranno i commissari presieduti da Jean-Claude Juncker sulla legge di Bilancio? Le distanze tra Italia e Commissione sul deficit programmato per l’anno prossimo rimangono. Oltre a qualche decimale di differenza, esiste anche il problema delle coperture, che Bruxelles ritiene insufficienti, nonché quello del conteggio delle spese legate all’emergenza immigrazione e agli eventi sismici dei mesi scorsi.

Si pone una seria riflessione su cosa fare: chiedere a Roma di colmare il gap con le richieste europee, ma al costo di inasprire le misure di austerità nel breve e ignorando le istanze emerse con il voto da parte degli elettori italiani, oppure approfittare della debolezza politica per strappare al nuovo governo più di quanto non sarebbe stato possibile con Renzi premier? (Leggi anche: Flessibilità infinita per Renzi deriva da errori di Draghi)

Cosa faranno i commissari

I rischi sono o di indispettire ulteriormente l’elettorato italiano, avvantaggiando le formazioni euro-scettiche, oppure di giustificare una gestione “lassista” dei conti pubblici, ma finendo ugualmente per far passare un messaggio di paradossale sostegno alle ragioni degli euro-scettici in tutta l’area.

Una cosa appare molto probabile dalla reazione degli investitori in queste ore: non starebbe emergendo alcuna ulteriore fuga dei capitali dall’Italia, a conferma che il mercato si attende una risposta politica credibile alla crisi di governo apertasi nel corso della notte. Perché le aspettative non venga ancora una volta tradite, serve che il nuovo premier, chiunque esso sia, torni a parlare il linguaggio della verità sullo stato della nostra economia e che sui conti pubblici si riprenda un dialogo costruttivo con l’Europa, dopo un anno di tensioni esasperate e di fughe dalla realtà.

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Argomenti: austerità fiscale, Bce, Crisi del debito sovrano, Crisi economica Italia, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Debito pubblico italiano, Governo Renzi, Matteo Renzi, quantitative easing, Spread