Eurobond o no? Ecco la proposta di Minenna

L'economista propone di mutualizzare il 30% del pil di ciascun paese, in modo tale da mettere d'accordo opposte esigenze: abbassare il costo di finanziamento per i Piigs e garantire i più virtuosi. Il meccanismo coinvolgerebbe la BCE, ma presenta due importanti falle

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L'economista propone di mutualizzare il 30% del pil di ciascun paese, in modo tale da mettere d'accordo opposte esigenze: abbassare il costo di finanziamento per i Piigs e garantire i più virtuosi. Il meccanismo coinvolgerebbe la BCE, ma presenta due importanti falle

L’economista Marcello Minenna prende spunto dal fallimento dell’euro, che nato per fare convergere economie diverse tra loro, non ha raggiunto l’obiettivo, visto che gli stati dell’Eurozona mostrano tassi e livelli d’inflazione diversi l’uno dagli altri, con gli spread che nella sostanza riflettono tali divergenze.

Tuttavia, spiega Minenna, non è la rottura dell’Eurozona la risposta al problema, bensì una sua maggiore integrazione. E dando per scontato che al momento una maggiore integrazione politica non sarebbe possibile, quel che dovrebbe farsi è mettere in comune i debiti sovrani. In pratica, viene rispolverata la vecchia proposta di mutualizzazione dei debiti, legata all’emissione dei cosiddetti Eurobond.

Abbiamo già visto in questi anni come gli Eurobond, allo studio della Commissione europea, siano invisi alla Germania e a tutti gli stati virtuosi del Nord, perché avendo un costo inferiore alla media per rifinanziare i loro debiti, dovrebbero nei fatti farsi carico di maggiori oneri, a beneficio di un calo dei costi per i Piigs. Gli Eurobond sarebbero, insomma, una forma nemmeno tanto mascherata di redustribuzione dei costi tra gli stati.

 

Un Eurobond particolare per convincere tutti

La proposta di Minenna, invece, è diversa. Ciascuno stato, infatti, metterebbe in comune una percentuale fissa del 30% del proprio pil. Si tratta per l’Italia della quota eccedente il 100% di rapporto tra debito e pil. La percentuale fissa, però, consentirebbe agli stati meno indebitati, come la Germania, di mutualizzare in proporzione una quota più alta di debito, avendone maggiore beneficio e venendo meno lo spauracchio di dovere mettere mano al portafoglio per gli altri.

In termini assoluti, la misura varrebbe a regime 3 mila miliardi di euro, che la BCE potrebbe rilasciare ai paesi emittenti nell’arco di un paio di anni, man mano che i titoli giungeranno a scadenza.

Si noti che l’Italia raggiungerebbe la quota in poco più di un anno, vista la mole enorme di debito da rifinanziare annualmente.

Secondo l’economista, questo sistema consentirebbe sin da subito di equiparare le curve dei tassi tra tutti gli stati, mentre anche i virtuosi ricaverebbero il beneficio di avere mutualizzato una quota di debito maggiore degli altri. Minenna fa notare come un anno fa questa misura sarebbe valsa 2 mila miliardi, ma l’impennata del debito ha fatto salire di mille miliardi il costo dell’operazione, conseguenza della paralisi decisionale a Bruxelles.

Due gli aspetti che non quadrano in questa proposta. Primo: la Germania non si avvantaggerebbe realmente della mutualizzazione del debito, in quanto oggi paga rendimenti inferiori alla media dell’Eurozona e, anzi, continua a mostrare rendimenti negativi sulla parte breve della curva dei tassi, anche se si tratta di un fenomeno destinato a svanire con la piena normalizzazione dei mercati finanziari. Quale che sia la quota di debito messa in comune dai tedeschi e dagli altri stati del Nord, essi dovrebbero in ogni caso pagare interessi più alti su questa di quelli attuali. Per cui, quale sarebbe il beneficio della Germania ad avere messo in comune un’alta quota del suo debito?

Secondo: se fosse la BCE a dovere acquistare i titoli alla scadenza, si tratterebbe di una palese forma di monetizzazione del debito, in contrasto con lo statuto e il compito affidato da questo all’Eurotower. Non si capisce perché la Germania dovrebbe dire di sì a un sistema di gigantesca monetizzazione dei debiti sovrani, quando ha già contrastato il meno pretenzioso Securities Markets Program del 2011.

 

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