Eurobond… o la Rovina

L'Eurobond sembra l'unica soluzione, ma ci sono i rischi legati agli stati irresponsabili

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
L'Eurobond sembra l'unica soluzione, ma ci sono i rischi legati agli stati irresponsabili

di Simon Tilford – LONDRA – La debolezza istituzionale dell’Eurozona è stata svelata. Il tentativo di condurre una politica monetaria comune senza un Ministero del Tesoro comune è fallito. Gli investitori non sanno cosa comprano quando acquistano i buoni del tesoro italiani: sono supportati dalla Germania o no?

CRISI FINANZIARIA – Ora si sa che le situazioni creditizie migliori devono sostenere le altre, altrimenti sono inevitabili corse al ribasso, come quelle che hanno fatto deragliare la Grecia, l’Irlanda ed il Portogallo – e che adesso minacciano di fare lo stesso con l’Italia e la Spagna. Il solo fatto di mutualizzare il debito non salverà l’euro ma, senza un’adeguata condivisione, è improbabile che rimanga illeso.

SUMMIT EUROPA 21 LUGLIO – Il summit dell’Eurozona del 21 Luglio è stato un piccolo passo avanti. I leader hanno acconsentito a ridurre i tassi d’interesse sui prestiti concessi dal fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf) e hanno riconosciuto che il peso del debito greco è insostenibile. Ma tutto ciò non è abbastanza per fermare la crisi sempre più profonda che colpisce l’unione monetaria. Prendere a prestito rimane troppo costoso per tante economie della zona euro – e non soltanto per quelle nelle aree periferiche. Il potenziale di crescita economica di Spagna ed Italia, per esempio, ondeggia attorno all’1% ma il costo dell’indebitamento supera il 6%. In Germania, invece, i rendimenti dei titoli sono scesi nettamente, abbassando il costo dell’indebitamento sia per il pubblico che per il privato.

CRISI EURO – Questa è una strada che condurrà ad un ulteriore divergenza economica  ed insolvenza nell’Eurozona. Per prevenire quest’eventualità, la zona euro ha bisogno di un tasso d’interesse “privo di rischio”. Le economie in lotta hanno bisogno di poter prendere a prestito ad un costo più basso altrimenti soffocheranno economicamente parlando, con un conseguente dissolversi del supporto politico alla membership nell’Eurozona.

Soltanto mutualizzando l’emissione del debito si può ottenere un tasso d’interesse basso (privo di rischio) che possa aiutare questi paesi a porre le proprie finanze pubbliche su un terreno solido e a mettere le basi per un ritorno alla crescita economica. Tutti i paesi dell’Eurozona dovrebbero, dunque, finanziare il debito emettendo titoli garantiti congiuntamente da tutti gli stati membri.

EUROBOND SVILUPPO – Un problema lampante degli eurobond è l’azzardo morale: come si può evitare che paesi irresponsabili approfittino della solvibilità degli altri stati membri. Questa è una paura comprensibile dei paesi come Germania o Olanda.

Una possibile soluzione sarebbe di permettere agli stati membri di emettere debito con eurobond fino al 60% del PIL e di richiedere che il singolo paese sia individualmente responsabile per la propria esposizione oltre questo livello. Questo darebbe ai paesi con alti livelli di debito pubblico un incentivo per consolidare le proprie finanze pubbliche.

Questo sistema avrebbe potuto funzionare molto bene se fosse stato introdotto nella zona euro fin dall’inizio. Ma ora è troppo tardi. Per molte economie europee l’indebitamento addizionale sarebbe semplicemente troppo costoso.

Una soluzione migliore sarebbe di creare un nuovo organismo fiscale indipendente, che possa fissare gli obiettivi di indebitamento per i singoli stati membri, ed anche un ente europeo del debito che per loro conto si occupi di emettere eurobond (fino ad un certo livello).

Come verrebbero fissate le nuove regole fiscali? Un obiettivo dogmatico di equilibrio di bilancio per i prossimi quattro anni, senza tener conto della fase del ciclo economico in cui ogni paese si trova, avrebbe scarsi risultati: i target sono privi di senso se non sono realizzabili. Di conseguenza le regole dovrebbero essere stabilite facendo riferimento alla posizione fiscale, aggiustata per le fluttuazioni cicliche, di ogni stato membro (misura questa già stimata dall’OCSE).

La composizione del nuovo ente fiscale dovrebbe essere il risultato di una riflessione accorta. Un consiglio di 17 persone, una da ogni economia della zona euro, sarebbe inefficiente e difficilmente avrebbe il supporto dei paesi principali creditori dell’Eurozona. Allo stesso modo, sarebbe inverosimile che un consiglio dominato dalle economie creditrici abbia il supporto dei paesi debitori. Un consiglio formato da nove economisti provenienti dagli stati membri più grandi, dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dall’OCSE potrebbe essere una buona base.

Certamente, le esperienze dell’Eurozona nel far rispettare le regole in materia fiscale non sono delle migliori e questo implica la necessità di pesanti sanzioni nel caso in cui le misure stabilite non venissero rispettate. Se un paese deviasse dai propri target fiscali gli sarebbe tolta la possibilità di prendere a prestito usando il tasso d’interesse privo di rischio. Dovrebbe indebitarsi secondo il proprio rating, cosa che sarebbe incredibilmente costosa per i paesi relativamente più deboli. Per fornire un ulteriore incentivo al rispetto delle regole, la BCE potrebbe rifiutare di accettare in garanzia debito emesso secondo il rating nazionale. In alternativa un nuovo regolatore finanziario potrebbe ostacolare i bond nazionali aumentando le riserve di capitali richieste alle banche che detengono questi titoli.

Le regole fiscali del tipo immaginato (ed il nuovo ente per implementarle) non richiederebbero necessariamente una modifica del trattato. E, mentre vari creditori temono a ragione che gli eurobond aumenterebbero il loro costo dell’indebitamento e creerebbero “un’unione dei trasferimenti”, gli oppositori potrebbero cambiare idea e vedere gli eurobond come il male minore. Il rischio è che al quel punto sia troppo tardi per salvare l’euro da un parziale smembramento: ciò che potrebbe essere efficace se adottato subito, rischia di essere inutile tra sei mesi.

EUROBOND OPPORTUNITA’ – Per i paesi più solidi, gli eurobond sarebbero certamente un’opzione più economica che sottoscrivere prestiti ai paesi in difficoltà, cosa che vorrebbe dire sprecare ancora più soldi. Essi implicheranno ingenti perdite sui prestiti del Fesf, e queste perdite saranno ancora maggiori se, come sembra possibile, alcuni dei beneficiari finiranno per lasciare l’Eurozona, e con un default del proprio debito.

Simon Tilford è capo economista del “Center for European Reform”.

 

Credits
Articolo originale: Eurobond or Bust

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