Eurobond e scudo anti spread: il trucco della Bce che non piace alla Bundesbank

La Bce intende celare all’interno del cavallo di Troia (l’SPM) un tetto massimo sui rendimenti dei buoni del tesoro e gettare i presupposti per la successiva introduzione degli Eurobond: ecco spiegati i timori di Bundesbank e i continui “nein” del Cancelliere Merkel

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
La Bce intende celare all’interno del cavallo di Troia (l’SPM) un tetto massimo sui rendimenti dei buoni del tesoro e gettare i presupposti per la successiva introduzione degli Eurobond: ecco spiegati i timori di Bundesbank e i continui “nein” del Cancelliere Merkel

Nella mitologia greca, la Guerra di Troia è narrata come un sanguinoso conflitto combattuto tra gli achei e la potente città di Troia. Per la conquista della città rivale, Odisseo, il re di Itaca, escogitò uno stratagemma destinato a divenire proverbiale: il famoso “cavallo di Troia”. Tremiladuecento anni più tardi la storia è destinata a ripetersi e vede ancora contrapposti il popolo greco – questa volta alleatosi con i Paesi sudeuropei – e una potente “città-stato”.  

IL CAVALLO DI TROIA DEL XXI SECOLO È IL SECURITIES MARKET PROGRAMME (SMP)

Il casus belli della Guerra di Berlino sono le nuove misure non convenzionali di politica monetaria preannunciate qualche settimana fa dal Governatore della Bce Mario Draghi (Draghi apre a misure non convenzionali per difendere l’Euro). Tra le soluzioni al vaglio degli addetti ai lavori figura il Securities Market Programme (SPM), uno strumento che l’ex numero uno di Banca d’Italia vorrebbe ripristinare per  ridurre i rendimenti dei titoli del tesoro dei Paesi periferici. Sotto traccia però Francoforte intende celare all’interno del cavallo di Troia (l’SPM) un tetto massimo sui rendimenti dei buoni del tesoro e gettare i presupposti per la successiva introduzione degli Eurobond – eventualità che hanno allertato gli esponenti di Bundesbank e ha convinto la Corte Costituzionale tedesca ad aprire un fascicolo d’inchiesta.  

ECCO COME DRAGHI PLACHERÀ LE CRITICHE TEDESCHE SUL SECURITIES MARKET PROGRAMME

In linea di principio, la Bce non ha limiti né legali né contabili che le impediscano di riempire i propri forzieri di emissioni sovrane a rischio default. La Bce non è neanche tenuta a divulgare pubblicamente le proprie decisioni e – in teoria – potrebbe anche tacitamente (e in totale autonomia) acquistare sul mercato secondario i bond periferici. Questa è stata, di fatto, la linea adottata dalla Bce tra il maggio 2010 e il febbraio 2012 in occasione della prima iterazione del Securities Market Programme, un periodo durante il quale l’EuroTower ha reperito sul mercato buoni del tesoro per un valore superiore ai 210 miliardi di euro. Le recenti critiche rivolte al Governatore della Bce Mario Draghi sembrano, tuttavia, aver imposto ai vertici di Francoforte la linea della prudenza. Per rasserenare gli animi sul fronte tedesco e rispedire al mittente le critiche circa la trasformazione della Bce in una “bad bank” in grado di accollarsi la quasi totalità della mole debitoria dei Paesi periferici, la Bce attenderà il 12 settembre prima di annunciare Urbi et Orbi le strategie future e pertanto indicare l’importo da investire sul mercato secondario in bond sovrani.  

TETTO ANTI-SPREAD: QUAL È IL VERO SPREAD BTP BUND?

L’altra questione è quella relativa al tetto anti-spread. Già lo scorso novembre Draghi aveva sollevato la necessità di introdurre i massimali dei tassi sui titoli di debito ricevendo però in cambio un secco “nein” da Bundesbank e dal Cancelliere tedesco (Tetto agli spread: gelo dalla Germania, indifferenza dalla Bce). Il Governatore della Bce vorrebbe ora riproporre lo scudo anti-spread per fornire un sostegno (indiretto) ai Paesi periferici. Minori costi di rifinanziamento darebbero, infatti, man forte alle manovre di risanamento recentemente varate dai governi dell’Eurozona. L’ostacolo principale allo scudo anti-spread è, tuttavia, di natura attuativa e prevalentemente legata all’identificazione della differenza massima tollerabile tra gli interessi pressoché nulli dei Bund tedeschi e quelli dei BTP italiani o Bonos spagnoli. Nel caso dei buoni del tesoro italiani, il target potrebbe essere quello stimato dal Centro Studi Confindustria (CSC) lo scorso luglio. Secondo il CSC, infatti, il differenziale reale tra i rendimenti dei buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi è di 164 punti.   È IL SECURITIES MARKET PROGRAMME IL PRIMO PASSO VERSO GLI EUROBOND? A destare preoccupazione sul fronte tedesco è anche il rischio che il binomio Securities Market Programme-Meccanismo Europeo di Stabilità (SMP-Esm) apra le porte agli Eurobond. Se i rumor che circolano sulla stampa in questi giorni sono attendibili, la Spagna dovrebbe essere il primo membro dell’Eurozona a ricorrere al meccanismo taglia-spread. Dovessero pertanto le autorità dare il nulla osta a Madrid, il rendimento dei Bonos spagnoli scenderebbe ben al di sotto dei BTP italiani. Ciò potrebbe convincere anche l’Italia – che sul fronte delle riforme ha fino a questo momento fatto molto di più rispetto ai colleghi spagnoli – ad attingere alle risorse Bce-Esm, una situazione che porterebbe Francoforte a detenere in cassaforte un ingente quantitativo di bond periferici. A quel punto Draghi e i leader sudeuropei avrebbero tutte le carte in regola per sferrare l’attacco finale a Berlino e dare il via libera alla mutualizzazione del debito europeo.  

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Argomenti: Crisi Euro