Euro-scettici avanzano in tutta la UE, perché i partiti tradizionali sono in crisi?

Gli euro-scettici avanzo ovunque nella UE e ad ogni elezione. La crisi dei partiti tradizionali è gravissima, ma da cosa è generata?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli euro-scettici avanzo ovunque nella UE e ad ogni elezione. La crisi dei partiti tradizionali è gravissima, ma da cosa è generata?

Partiti tradizionali in crisi, avanzano euro-scettici in tutta la UE L’Austria l’ha scampata per un soffio, volendo prendere le parti dell’establishment europeo. Ieri, 12.000 voti hanno impedito a Norbert Hofer, leader del Partito della Libertà (FPOE) di vincere al secondo turno delle elezioni presidenziali. A spuntarla è stato l’ecologista Alexander van Ballen, considerato il male minore rispetto all’avversario post-nazista, per quanto anch’egli esponente della nuova classe politica al di fuori degli schieramenti tradizionali. E’ stata necessaria la convergenza di tutti i partiti contrari all’ultra-destra austriaca per impedirne la vittoria e l’espediente è riuscito solamente per il voto dei cittadini all’estero. Fosse stato per gli austriaci residenti nel paese, Hofer avrebbe primeggiato con il 52%. Resta il fatto che popolari e socialdemocratici, insieme nel governo di Vienna, hanno raccolto complessivamente appena il 22% dei consensi. In altri termini, rappresentano meno di un quarto dell’elettorato, pur continuando a decidere le sorti nazionali.

Euro-scettici avanzano dappertutto

Lo schema non è nuovo. In Francia, come in Germania (molto meno), in Italia come in Spagna, dalla Grecia alla Finlandia, passando per l’Olanda, ogni volta che si tengono nuove elezioni a qualsiasi livello, il timore di un governo non è più di perdere consensi in favore dell’opposizione “tradizionale”, quanto di entrambi che siano soppiantati dai movimenti euro-scettici e anti-sistema. In Francia, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen è primo partito da un paio di anni, pur non riuscendo a capitalizzare i consensi con la conquista delle stanze dei bottoni. Ma la sua avanzata costringe conservatori e socialisti a creare strane alchimie elettorali, spesso non ufficiali, per impedirne la vittoria.      

Crisi partiti anche in Italia e Germania

Il paese politicamente più stabile di tutta la UE, la Germania, inizia ad avvertire un futuro simile. La destra anti-euro dell’AfD viaggerebbe sulle due cifre nei sondaggi e già è entrata nei primi Parlamenti regionali con consensi importanti, a discapito della CDU-CSU, il partito conservatore della cancelliera Angela Merkel. L’AfD riesce ad intercettare voti sia tra la classe media dell’Ovest, sia tra i disoccupati e i bassi redditi dell’Est. In Italia, il crollo dei partiti tradizionali si ebbe già tra il 1992 e il 1994, all’epoca di tangentopoli, ma si è ripetuto anche nel 2013, quando il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è arrivato primo con oltre un quarto dei consensi, superando il PD e il centro-destra. I sondaggi di queste settimane indicano un testa a testa tra i democratici e i grillini, così come con il centro-destra unito.

Elezioni Spagna, risultati attesi come a dicembre

In attesa di assistere a un probabile remake dei risultati di dicembre in Spagna, quando si rinnova il Parlamento il 26 giugno per la seconda volta in sei mesi, possiamo affermare senza alcun dubbio che la crisi dei partiti tradizionali sia ormai in uno stadio avanzato. Ciò che è peggio è che l’establishment, una volta scampato il pericolo di una vittoria degli euro-scettici, sembra persistere nei suoi errori, non muta di una virgola il suo modo di agire, di governare, di pensare, salvo ritrovarsi dinnanzi allo stesso batticuore al voto successivo. Di questa crisi in pochi potrebbero aver capito le cause. L’idea più accreditata è che gli euro-scettici avanzino per lo stato poco soddisfacente dell’economia. Se ciò vale, in particolare, nel Sud Europa, dove i tassi di disoccupazione sono a due cifre e con punte del 24% in Grecia, lo stesso non potrebbe dirsi di un paese come l’Austria o della locomotiva del Vecchio Continente, la Germania.      

Partiti tradizionali sono uguali tra loro

Dietro all’etichetta di euro-scettici tendono a nascondersi sempre più l’opposizione e la frustrazione per le differenze sempre meno marcate tra destra e sinistra. Partendo da programmi elettorali spesso anche abbastanza contrapposti, una volta arrivate al governo si comportano in maniera quasi perfettamente interscambiabile. Nessuna divergenza sostanziale sulla politica economica, nessuna sulla politica estera, spesso nemmeno sui temi etici. Alla base di questa omologazione c’è proprio la UE, che impartisce in misura crescente la linea programmatica ai governi nazionali. Nessuno ha memoria di un qualche scontro significativo tra popolari e socialisti nell’Europarlamento, tant’è che entrambi i gruppi governano insieme a Bruxelles, rappresentati nella Commissione europea. Quando un’intera classe politica propone agli elettori programmi sostanzialmente uguali, è naturale che nascano reazioni contrarie, tese a dare vita a un’alternativa, che fin troppo presto i partiti tradizionali classificano come “anti-sistema” o “estremista”, nel tentativo di salvaguardare lo status quo. E di estremismo c’è molto in alcuni di questi movimenti anti-UE e anti-euro, anche se spesso la stampa tende ad esaltarne i connotati negativi, come in Germania, dove l’AfD viene descritto come un erede del partito nazista, pur essendo profondamente falso.      

La lezione non viene imparata mai

Al contrario, gli euro-scettici tedeschi preoccupano la classe dirigente tradizionale, in quanto guidato da accademici, industriali, giornalisti e altre personalità, che definiremmo una “élite”, non certo la parte rabbiosa e marginalizzata della Germania. Dopo l’Austria, verrà la Spagna, dopo ancora Francia, Italia e Germania. E così via. State ben tranquilli, che dopo ciascun risultato spiazzante per i partiti tradizionali, tutto tornerà ad essere gestito come prima. A Vienna non assisteremo a un nuovo modus operandi del governo consociativo, né i Républicains e il Partito Socialista torneranno a fare la destra e la sinistra. E’ da qui che parte la dissoluzione della UE, nell’omologazione dei partiti a uno schema propinato da Bruxelles e che viene recepito senza distinguo e senza alcuna discussione dai governi nazionali, quale che sia il loro colore politico. Di questo passo ci ritroveremo stati governati da fascisti, nazisti o comunisti, senza che la classe politica esistente avrà compreso le ragioni della sua progressiva estinzione.

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Argomenti: Esteri, Politica, Spagna e caos politico

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