Euro-scettici in Germania sposteranno a destra la cancelliera Merkel

Gli euro-scettici non andranno al governo in Germania, ma dai banchi delle opposizioni influenzeranno l'agenda politica e metteranno il fiato sul collo dei liberali.

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Gli euro-scettici non andranno al governo in Germania, ma dai banchi delle opposizioni influenzeranno l'agenda politica e metteranno il fiato sul collo dei liberali.

Mancano poco più di due settimane alle elezioni federali in Germania e stando agli ultimi sondaggi, il centro-destra guidato dalla cancelliera Angela Merkel resterebbe in netto vantaggio con il 38-39% dei consensi, staccando di 14-15 punti percentuali i socialdemocratici di Martin Schulz, con cui governa dal 2013. La vera incognita rimane sul terzo arrivato, perché attorno a una soglia del 10% si accalcano ben quattro partiti: i liberali della FDP, gli euro-scettici dell’AfD, i Verdi e i post-comunisti della Linke. Più che a guardare alle prime due posizioni – praticamente certe – sarà importante verificare chi e quali percentuali otterrà dietro. Se i liberali del carismatico 38-enne Christian Lindner riuscissero ad arrivare terzi o, in ogni caso, a conquistare almeno il 10% dei seggi, la cancelliera troverebbe un alleato naturale, con cui condivide sostanzialmente l’intera agenda economica e politica, differenziandosi semmai sui toni.

I liberali sono fortemente europeisti, ma fautori di un’impostazione molto germanica su conti pubblici, banche e riforme. Chiedono, ad esempio, che sia consentito alla Grecia di lasciare l’Eurozona, concedendole in cambio il taglio del debito. Sono contrari ai salvataggi pubblici di stati e banche, alla politica monetaria ultra-espansiva della BCE e critici anche verso la gestione dell’immigrazione da parte di Frau Merkel. Detto così, le posizioni appaiono perfettamente coincidenti con quelle degli euro-scettici del’AfD, di cui un anno fa abbiamo intervistato per Investire Oggi la leader Frauke Petry (Leggi qui l’intervista: Grecia fuori dalla UE, Italia torni alla lira).

Euro-scettici tedeschi influenti

In effetti, la reale grande differenza tra FDP e AfD sta nell’Europa. I secondi usano toni euro-scettici e volutamente provocatori, mentre i liberali hanno inserito la UE nel loro slogan principale, a conferma della loro vocazione europeista.

Passando dalle parole ai fatti, però, i due partiti avrebbero posizioni tra di loro abbastanza comuni. Un guaio per i conservatori e i liberali, probabili alleati nel prossimo governo, perché l’ingresso nel Bundestag per la prima volta dal Secondo Dopoguerra di una formazione tacciata di essere di estrema destra rischia di provocare diversi mal di testa alla cancelliera e alla sua futura maggioranza.

Se i sondaggi fossero corrispondenti al vero, un’alleanza tra CDU-CSU e l’FDP avrebbe appena i numeri sufficienti per governare, evitando la ricerca di un terzo partner, come i Verdi, il cui programma sarebbe poco compatibile con quello degli altri due partiti. Tuttavia, lo stesso autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung scriveva pochi giorni fa che quasi un tedesco su due resterebbe indeciso su chi e se votare, cosa che potrebbe spingere molti elettori a preferire all’ultimo minuto alle urne uno specifico partito sugli altri, spostando i rapporti di forza in suo favore e potenzialmente complicando la formazione del prossimo governo. (Leggi anche: Perché gli euro-scettici vincono anche quando perdono)

Ottenere una sessantina di seggi su 600 sarebbe un successo per gli euro-scettici, non solo perché finalmente entrerebbero nelle stanze che contano, ma anche perché sfrutterebbero la visibilità nazionale acquisita per influenzare da destra l’agenda del governo su questioni sensibili come immigrazione, Grecia, unione bancaria, politiche per l’Europa. Se i conservatori potrebbero anche fingere di ignorarne le istanze, magari confidando che l’AfD possa avere raggiunto già l’apice del suo successo elettorale, i liberali non si permetterebbero il lusso di correre un simile rischio, memori dello shock subito nel 2013, quando per la prima volta dal 1949 restarono esclusi dal Bundestag, avendo ottenuto meno del 5% dei voti validi, quando quattro anni prima avevano registrato il picco del 14%.

Liberali saranno meno morbidi che in passato

E indovinate a favore di chi andò parte del bottino elettorale perduto? Proprio degli euro-scettici, che nati in quello stesso anno, si fermarono a poco sotto il 5%.

Lindner non sembra uno sprovveduto e se appoggiasse il prossimo governo, magari ottenendo un posto da ministro (delle Finanze?), eviterebbe di fare la fine dei piccoli alleati in governi di coalizione, come i colleghi liberaldemocratici nel Regno Unito di Nick Clegg, fagocitati nel 2015 dai conservatori di David Cameron e ridotti a orpello in Parlamento, per non parlare proprio di sé stessi, perché l’esclusione dal Bundestag arrivò dopo quattro anni al governo con Frau Merkel.

Per non ripetere gli errori commessi, i liberali dovranno tenere il punto su diverse questioni cruciali per il dibattito pubblico. Incalzati dagli euro-scettici, che sposano praticamente molte loro stesse tesi, stavolta saranno attanagliati tra conservatori e destra anti-UE e dovranno riuscire a mostrarsi incisivi nell’azione di governo, senza provocare una crisi di rapporti con gli alleati. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così il futuro alleato di Frau Merkel)

Alla ricerca del successore di Frau Merkel

Attenzione, perché parte degli stessi conservatori tedeschi ha posizioni simili a quelle degli euro-scettici e ad oggi soppresse per non mettere a rischio il governo, tutti consapevoli di non disporre di una figura altrettanto autorevole come quella della cancelliera. L’ala destra della CDU-CSU ha ingoiato il boccone amaro del terzo salvataggio della Grecia in cinque anni, il varo del piano anti-spread e del QE della BCE, la concessione di abbondante flessibilità fiscale al Sud Europa e l’apertura delle frontiere agli immigrati di due anni fa, che permise l’ingresso poco controllato a un milione di persone.

Tuttavia, Frau Merkel con il quarto mandato consecutivo sarebbe al capolinea, per cui nel centro-destra si aprirà subito dopo la quasi certa vittoria il dibattito su chi dovrà succederle per le prossime elezioni. Chiunque aspirasse a guidare la coalizione dopo di lei dovrebbe spostare l’asse programmatico a destra, non a sinistra. E qui si gioca la partita a Berlino, perché è più che probabile che le posizioni del governo tedesco nei prossimi anni saranno meno morbide verso gli stati fiscalmente “lassisti” del Sud e che arriveranno minori concessioni anche su banche e salvataggi pubblici di stati.

Insomma, all’AfD basterà entrare in Parlamento per condizionare da destra la maggioranza. Meglio ancora se a governare vi fossero i liberali, perché questi sarebbero costretti a replicare le proposte degli euro-scettici per scongiurare il rischio di un nuovo collasso elettorale. Come tutto questo si tenga assieme alle esigenze dei partner europei sarà da vedere. (Leggi anche: Economia tedesca in gran forma, ecco come la lascia Frau Merkel)

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