Euro e spread, cosa cambierà con le elezioni in Germania

Dal risultato tedesco ci si attende una svolta nell'Eurozona, ma dati e realismo politico indicano che non sarà così. E resta l'incognita del partito euro-scettico

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dal risultato tedesco ci si attende una svolta nell'Eurozona, ma dati e realismo politico indicano che non sarà così. E resta l'incognita del partito euro-scettico
La cancelliera tedesca Angela Merkel va verso una riconferma o sarà costretta a ripiegare sulla Grosse Koaliction?

Il 22 settembre è diventato la data fatidica per il destino dell’Eurozona. Quel giorno, più o meno in prima serata, sapremo se la coalizione di centro-destra guidata da Angela Merkel avrà rivinto le elezioni in Germania o se la cancelliera sarà costretta a una Grosse Koalition con i socialdemocratici, come nel periodo 2005-2009.

I sondaggi tra aprile e maggio indicherebbero un forte distacco tra le coalizioni della CDU-CSU-FDP da un lato e SPD-Verdi dall’altro. Il solo partito conservatore di Frau Merkel sarebbe al 41-42%, contro il 27% della SPD.

A questo punto, se l’attuale maggioranza fosse riconfermata al Bundestag, poco o nulla dovrebbe cambiare nelle politiche che Berlino propone e impone all’unione monetaria europea. Vero è che verrebbe meno la tensione interna legata al malcontento tra gli elettori per i salvataggi, ma le ricette rimarrebbero immutate. Diverso potrebbe essere lo scenario, qualora si dovesse dare vita a un governo CDU-SPD. Alcuni osservatori notano che i socialdemocratici potrebbero chiedere un allentamento del rigore fiscale, ma quello che in pochi hanno messo in conto è che la Germania ha chiuso il 2012 con un avanzo di bilancio dello 0,2%, pertanto non si vedrebbe la ragione per cui la SPD dovrebbe caldeggiare vincoli più flessibili per il resto dell’Eurozona, fatto che sarebbe sgradito a larga parte dell’opinione pubblica, senza ottenerne un beneficio diretto.

Di questa idea sarebbe Donatella Principe, head of institutional business di Schroders, secondo cui non dovremmo attenderci alcuna svolta dalle elezioni tedesche del 22 settembre, quale che sia il risultato. E’ impensabile, sostiene l’economista, che la Germania cambi la sua impostazione tradizionale basata sull’austerità e sul rigore monetario, per cui nemmeno sul fronte BCE dovrebbero arrivare novità di un qualche rilievo.

 

L’incognita del partito anti Euro tedesco Alternativa per la Germania

Conti in ordine e inflazione sotto controllo sono valori condivisi nella politica tedesca e l’illusione che una improbabile avanzata dei socialdemocratici possa cambiare lo scenario è solo tale. Di più: il neo-nato partito euro-scettico, Alternativa per la Germania (AfD), caldeggia lo stop agli aiuti verso gli stati in crisi e un referendum per decidere se restare o meno nell’euro. AfD sarebbe accredito del 5%, soglia minima per accedere al Bundestag e un suo successo, aldilà del risultato più generale, potrebbe fare propendere qualsivoglia governo, a irrigidire la propria posizione su rigore dei conti e politica monetaria.

 

Crisi Euro: fino alle elezioni tedesche di settembre tutto resterà immobile?

Il guaio è che prima di settembre la Germania non acconsentirà ad alcuna modifica dei patti sottoscritti in sede europea dagli stati membri. Oggi, ad esempio, un articolo del Financial Times definisce il programma del governo Letta “un libro dei sogni” e lancia l’allarme sul deficit, sostenendo che difficilmente le misure annunciare dal neo-premier italiano potranno rendersi compatibili con un deficit sotto il 3% e sottolineando come l’Europa non potrebbe accettare uno sforamento, se non per il rilancio degli investimenti in settori essenziali, come scuola e sanità.

Le parole del FT esprimono bene lo scetticismo che circonda il clima a Bruxelles. La Germania non si convincerà a cambiare strategia e a rinnegare se stessa. Anzi, da qui a settembre potrebbero sorgere molti problemi, se la crisi in Slovenia e in Portogallo dovesse aggravarsi, rendendosi necessari gli aiuti, perché quasi certamente il “nein” di Berlino sarebbe scontato. Nessuno in Germania, conservatore o socialdemocratico, potrebbe permettersi di sfidare le ire dell’opinione pubblica tedesca sotto elezioni.

Difficile, quindi, che sia prima che dopo le elezioni la BCE potrà adottare quelle misure non convenzionali, come la cartolarizzazione dei crediti bancari, a sostegno della liquidità per le pmi. Già giovedì, Draghi ha di fatto sfidato la Merkel, abbassando i tassi, quando la cancelliera aveva espresso la convinzione solo qualche giorno prima che l’economia tedesca avrebbe bisogno di tassi più alti e il resto dell’Area Euro di tassi più bassi (Taglio tassi Bce: e ora cosa accadrà?).

In ogni caso, il forte calo dei rendimenti sui bond sovrani di questi giorni sta ridimensionando l’allarme sulla necessità di un cambiamento di rotta nell’unione monetaria. Ma potrebbe trattarsi di una fase momentanea e già dopo che i tedeschi si saranno espressi alle urne non si esclude un ritorno alle tensioni contro i titoli di stato semi-periferici. Basterà la sola ipotesi di tassi negativi sui depositi overnight a mantenere questo clima di schiarita sui mercati? E se l’agenda del governo Letta dovesse fallire o nemmeno partire, a causa delle forti differenze in seno alla vasta maggioranza che lo sostiene? Ancora una volta, troppe le variabili in gioco per propendere verso l’uno o l’altro scenario. 

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Argomenti: Crisi Euro

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