CAMBIO EURO-DOLLARO, FRANCIA, CRISI EUROZONA, CRISI EURO

Euro e bond ieri in calo sui sondaggi in Francia, che succede?

Euro in calo ieri e rendimenti dei bond in crescita sugli ultimi sondaggi pubblicati in Francia, dove la candidata euro-scettica Marine Le Pen sembrerebbe avanzare nei consensi. Quali rischi si corrono?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Euro in calo ieri e rendimenti dei bond in crescita sugli ultimi sondaggi pubblicati in Francia, dove la candidata euro-scettica Marine Le Pen sembrerebbe avanzare nei consensi. Quali rischi si corrono?

Il cambio euro-dollaro, che pure era arrivato a guadagnare il 2% dall’ultimo board della BCE di giovedì 9 marzo, ieri pomeriggio ha ripiegato fin sotto 1,0723, perdendo lo 0,3% in pochi minuti, dopo che il quotidiano francese Les Echos ha pubblicato un sondaggio sulle elezioni presidenziali di aprile, secondo il quale la candidata del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, avrebbe guadagnato un punto percentuale secco nei consensi rispetto all’ultima rilevazione, portandosi al 28%, mentre il candidato centrista Emmanuel Macron sarebbe fermo al 25%, con il conservatore François Fillon ad avanzare dell’1% al 19%. Al ballottaggio, però, Macron batterebbe la Le Pen 59-41%.

Anche il mercato dei titoli di stato ne ha risentito, con i rendimenti degli Oat decennali francesi a salire all’1,10%, ai massimi da una settimana, mentre quelli tedeschi, che fungono da riparo contro le tensioni geo-politiche, sono arretrati allo 0,43-0,44%, segnalando uno spread di 66-67 punti base con Parigi e di oltre 190 con i BTp italiani (ai massimi da fine febbraio), che sulla medesima scadenza si sono attestati al 2,35%, il livello medio delle ultime sedute. (Leggi anche: Dove investire se in Francia vince la Le Pen?)

Finanzieri in fila dalla Le Pen?

Fino al giorno prima, i mercati avevano brindato alla vittoria del premier olandese Mark Rutte alle elezioni politiche di mercoledì scorso. Su Parigi, però, di certezze non ve ne sembrano essere. Il Financial Times ha citato alcune fonti vicine al Fronte Nazionale, il partito euro-scettico della Le Pen, secondo cui il responsabile economico Mikael Sala avrebbe “la fila” di finanzieri, che lo contatterebbero per conoscere i suoi piani sull’economia per il caso di vittoria della sua candidata alle presidenziali di aprile-maggio.

Si citano i nomi di Ubs, BlackRock e Barclays, tutti istituti della finanza, accomunati dalla volontà di saperne di più sulle politiche economiche di Madame Le Pen, che tra una cinquantina di giorni potrebbe persino diventare Madame Le President. Nulla di anomalo, intendiamoci, perché è più che naturale che un fondo d’investimento o una grande banca d’affari internazionale si scomodino per sapere quali siano i punti programmatici di un candidato alla presidenza, che anche non vincesse, arriverebbe comunque al ballottaggio, stando ai sondaggi. (Leggi anche: Vittoria Le Pen in Francia non scontata dai mercati, sarebbe un terremoto)

Anche con Macron presidente si corrono rischi

Eppure, di preoccupazione in giro per i mercati e a Bruxelles se ne respira parecchia. Le Pen ha promesso di celebrare un referendum sull’uscita dall’euro e di volere anche portare la Francia fuori dalla UE, nel caso di vittoria. Ammesso che vincerà, appare altamente improbabile che riesca a prevalere anche al referendum. Il punto non è questo. La sola vittoria della Le Pen sarebbe la conferma della morte della UE e della moneta unica per assenza di legittimazione politica sufficiente.

L’Eurozona non può permettersi che la sua seconda economia venga guidata da una leader euro-scettica, quando tra meno di un anno a cadere tra le braccia degli anti-euro potrebbe essere anche la sua terza economia, l’Italia. A quel punto, i tedeschi rimarrebbero gli unici grandi sostenitori della moneta unica e difensori dei cardini economici su cui essa regge, ma dovrebbero dispiegare i Panzer in tutta l’area per presidiarne la sopravvivenza.

Attenzione anche all’effetto che avrebbe sulla politica francese persino un’eventuale vittoria di Macron, candidato indipendente e fuori dai principali schieramenti politici tradizionali, i quali nel tentativo di recuperare il consenso perduto, potrebbero prendere a prestito dal Fronte Nazionale proclami e programmi di contrasto alla UE e di critica all’euro. E ciò potrebbe avvenire subito, visto che il rinnovo dell’Assemblea Nazionale si ha a giugno e chi otterrà la maggioranza assoluta dei seggi si guadagnerà con ogni probabilità almeno la guida del governo. (Leggi anche: Crisi euro, capitali in fuga da Italia e Spagna verso la Germania)

 

 

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