Euro Bills: pregi e difetti degli Eurobond lights

La Germania resta scettica anche su questa seconda versione degli Eurobond. Ma a conti fatti gli Euro Bills convengono davvero a un paese come l'Italia?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Germania resta scettica anche su questa seconda versione degli Eurobond. Ma a conti fatti gli Euro Bills convengono davvero a un paese come l'Italia?

L’Unione Europea starebbe lavorando a una versione leggera degli Eurobond, che sarebbero chiamati “Eurobills”. Lo scrive il popolare quotidiano tedesco “Der Spiegel“, secondo cui tale proposta sarebbe presentata al vertice europeo del prossimo fine settimana da parte del presidente UE, Herman van Rompuy, dal presidente della Commissione, José-Manuel Barroso, dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker e dal governatore BCE, Mario Draghi. L’ipotesi sarebbe una rivisitazione in senso restrittivo di quella classica degli Eurobond. In sostanza, ciascuno stato dell’Eurozona avrebbe la possibilità di rifinanziare parte del suo debito, attraverso l’emissione di titoli centrali, ma in percentuale al suo pil e a condizione che rispetti i patti fiscali. Qualora gli obiettivi di politica fiscale non fossero stati rispettati, lo stato sarebbe escluso per l’esercizio successo dalla possibilità di rifinanziarsi con gli Eurobills. Quest’ultima proposta tenterebbe di venire incontro alle perplessità dei tedeschi, notoriamente da sempre contrari all’emissione centralizzata del debito. D’altro canto, sarebbe finalizzata a restringere gli spread semi-periferici, rispetto ai benchmark tedeschi, infondendo fiducia nei mercati. Ma si tratterebbe davvero di una scelta in grado di arrestare la sfiducia degli investitori e di gettare acqua sul fuoco nella periferia finanziaria dell’Eurozona?  

Cosa sono gli Euro Bills?

Per quanto poco sia meglio di nulla, il rischio è di attese che possano essere in buona parte deluse. Vediamo perché. In sostanza, ciascun Paese emetterebbe Eurobills, ma solo in una certa percentuale del suo pil e a quanto pare non vi sarebbe un obbligo per tutti gli stati di mettere in comune una quota del proprio debito. Questo significherebbe che ad emettere Eurobills sarebbero solo le economie a rischio, che stanno incontrando da mesi molte difficoltà a rifinanziarsi sui mercati o che ci riescono, ma a rendimenti crescenti. Tuttavia, se così fosse, allora si perderebbe proprio la caratteristica principale e più positiva della versione classica degli Eurobond, ossia quella che tutti gli stati si rifinanziano con bond centrali, i quali offrirebbero così rendimenti mediamente più bassi, rispetto a quelli a cui sono costrette oggi le periferie, sebbene più alti per gli stati “core”. Al contrario, questa ipotesi di bond light renderebbe evidente che sarebbero centralizzati per lo più i debiti maggiormente a rischio, ma così non ci sarebbe ragione per scontare sul mercato un rendimento inferiore, rispetto alle emissioni nazionali, anche perché pare difficile convincere i tedeschi ad accettare una sorta di garanzia in solido dei debiti centralmente emessi e non pro-quota, unica soluzione in grado di creare fiducia tra gli investitori sulla maggiore solvibilità del nuovo debito. Altro motivo di perplessità è che questa soluzione compromissoria rischia di creare una situazione ibrida, a sfavore dei debiti emessi da ciascuno stato. Infatti, gli Eurobills non soddisfarebbero l’intero fabbisogno di rifinanziamento di uno stato, ragione per cui questo sarà costretto a continuare a coprire l’importo scoperto con titoli nazionali. Il rischio, però, è di un cosiddetto “effetto spiazzamento”, ossia, ammesso che gli Eurobills ispirino maggiore fiducia, allora gli investitori potrebbero essere propensi a riversare su di essi i loro acquisti, mentre tenderebbero a scartare i più rischiosi bond nazionali. Questo potrebbe comportare qualche problema per i singoli governi nel rifinanziarsi a rendimenti effettivamente inferiori a quelli odierni, per quanto sconterebbero l’effetto positivo di una minore immissione di titoli sul mercato.  

Eurobond Euro Bills non sono propriamente sinonimi

Paradossalmente, poi, questa ipotesi favorirebbe, in linea di massima, gli stati con un minore rapporto tra debito e pil, ossia coloro che meno avrebbero bisogno degli Eurobills o Eurobonds, che dir si voglia. Capiamo meglio con un esempio: il debito pubblico italiano è al 120% del pil. Ora mettiamo che ogni anno venga in scadenza un quarto di questo debito, ossia il 30% del pil. Questo significa che l’Italia dovrebbe rifinanziarsi sul mercato per il 30% del suo pil. Si consideri, ora, il caso dell’Olanda, con un debito intorno al 65% del suo pil. Poniamo che ogni anno arrivi in scadenza anche per essa un quarto del suo debito, quindi, circa il 16% in rapporto al pil, da rifinanziare. Stando all’ipotesi degli Eurobills, ciascuno stato potrebbe emettere debito in forma centrale per una certa percentuale del suo pil. Sempre come esempio, ammettiamo che questa percentuale sia il 15%. Questo significherebbe che l’Olanda (stato virtuoso con bassi rendimenti) avrebbe la possibilità di rifinanziare quasi tutto il suo debito in forma centrale, mentre l’Italia, in questo caso, solo per metà. E degli Eurobills ne avrebbe più bisogno l’Italia che l’Olanda. Paradosso? Possibile. A meno che gli stati virtuosi non trovino maggiormente conveniente rifinanziarsi sul mercato nazionale, cosa che implicherebbe comunque che gli Eurobills, in assenza di garanzie solidali tra gli stati, potrebbero essere la semplice messa in comune dei debiti a rischio, senza che ciò crei l’auspicato circolo virtuoso. Per questo, soluzioni di mezzo sarebbero da scartare, per quanto tutti auspichiamo che si muova foglia. L’unica soluzione resterebbe quella originaria degli Eurobond, garantiti in solido e senza limiti da tutti gli stati (Bruxelles non ha entrate fiscali per fare fronte alle coperture potenziali), condizionati al rispetto degli obiettivi fiscali imposti a ciascuno, ma possibilmente in grado sin da subito di rifinanziare sul mercato centrale l’intero importo necessario, frutto della somma dei singoli fabbisogni statali.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa

I commenti sono chiusi.