Euro e austerità, ecco come la Germania vuole salvare la sua guida nella UE

La Germania di Frau Merkel si gioca le sue carte per rinsaldare la leadership nella UE. Due i fronti su cui sta già agendo e per l'Italia non si tratta di buone notizie in nessun caso.

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La Germania di Frau Merkel si gioca le sue carte per rinsaldare la leadership nella UE. Due i fronti su cui sta già agendo e per l'Italia non si tratta di buone notizie in nessun caso.

La cancelliera tedesca Angela Merkel cerca di reagire alla crisi della sua leadership nella UE e nella stessa Germania, dove si riducono le probabilità di un suo quarto mandato, successivamente alle elezioni federali di settembre. Sabato scorso, al termine della conferenza sulla sicurezza a Monaco, alla presenza del vice-presidente USA, Mike Pence, ha ammesso senza fronzoli che l’euro sarebbe oggi per l’economia tedesca più debole di quanto non sarebbe il marco.

Sembra la risposta alle critiche dell’amministrazione Trump, che nelle scorse settimane ha accusato la Germania di sfruttare un euro debole per esportare verso gli USA più di quanto non farebbe con una moneta più consona alla sua forza economica.

Vero è che la cancelliera ha difeso i surplus commerciali tedeschi – e non avrebbe potuto fare altrimenti – quando ha ironizzato su quanti dispositivi Apple vi fossero in sala e di quante poche auto tedesche sostino ancora sulla Quinta Strada a New York, replicando a una vecchia battuta del presidente Donald Trump, ma nei fatti è musica per le orecchie di Berlino, che trova in Washington un improbabile alleato per fare pressione sulla BCE, affinché inizi al più presto a ritirare gli stimoli monetari. (Leggi anche: Trump contro euro debole della Germania, qual è il suo vero obiettivo?)

Non solo euro debole, Juncker nel mirino

L’inflazione nell’Eurozona è già salita intorno al target di Francoforte e in Germania anche di più, sollevando polemiche a paure tra quanti, Bundesbank in testa, ritengono che l’attuale politica monetaria nell’area non sia più compatibile con l’obiettivo della stabilità dei prezzi nella prima economia europea.

La battaglia per segnalare agli elettori tedeschi che la BCE normalizzerà al più presto la sua politica monetaria, alzando i tassi e cessando gli acquisti di bond sovrani, non è l’unica che la cancelliera si starebbe giocando per rinsaldare la propria leadership. Corrono voci di dimissioni del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che a marzo lascerebbe l’incarico, in considerazione delle difficoltà riscontrate nel mantenere l’unita della UE, quando sta per partire il negoziato sulla Brexit.

(Leggi anche: Crisi euro, i piani di Juncker divergono da quelli della Merkel)

Tedeschi vogliono politica fiscale più austera

Che Juncker sia oggetto di strali dei tedeschi per quella sua gestione politica della Commissione, incentrata sulla flessibilità fiscale, è cosa risaputa. Dopo averlo sponsorizzato alle elezioni europee del 2014, Frau Merkel ha da tempo avvertito l’esigenza di smarcarsi dal suo operato, che oltre ad essere impopolare, è anche poco compatibile con gli interessi della Germania, la quale vorrebbe tornare a porre l’accento sul rispetto delle regole quale necessità per una maggiore integrazione politica.

Se dimissioni saranno, esse verranno benedette da Berlino, se non proprio richieste sottobanco. Al posto di Juncker potrebbe andare a guida la Commissione, infatti, un fedelissimo, ovvero l’ex premier finlandese Jyrki Katainen, fautore delle politiche di austerità fiscale e del rispetto delle regole. Con Katainen alla presidenza, i margini di manovra sui conti pubblici per paesi come l’Italia si ridurrebbero drasticamente. (Leggi anche: Crisi Eurozona, Germania attacca Commissione Juncker sui conti pubblici)

Per l’Italia inizia fase complicata

Bisogna offrire all’elettorato tedesco quanto prima la sensazione di un cambiamento in Europa, che vada incontro alle sue esigenze di stabilità, rispetto delle regole e di fine della politica di condivisione dei rischi sovrani, come sta avvenendo di fatto con gli stimoli BCE. Per questo, la Germania starebbe già agendo su due fronti: spingere il governatore Mario Draghi a cambiare linguaggio, anticipando la fine del “quantitative easing” prima delle elezioni tedesche; attuare un cambio della guardia al vertice delle istituzioni comunitarie, mettendovi a presidio una personalità dai tratti più rassicuranti per gli interessi teutonici.

Entro pochi mesi, potrebbe risultarne stravolto il quadro europeo all’interno del quale si misura l’Italia. Non solo l’euro potrebbe tornare a rafforzarsi, anche se i guadagni saranno limitati dalla stretta monetaria USA, ma la politica fiscale potrebbe godere di minore accondiscendenza da parte dei commissari, quando già oggi sappiamo che ci attende una super-manovra da 20 miliardi a fine anno per disinnescare l’aumento dell’IVA per 20 miliardi.

Tutto questo, mentre a Roma si respira aria di caos politico e istituzionale. (Leggi anche: Quantitative easing al capolinea e tassi BCE in rialzo, Draghi prepara la stretta)

 

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