Etichette made in Italy sulle nostre tavole: occhio all’inganno

Le vendite dei prodotti con la bandierina italiana sono in aumento e secondo l’indagine di Coldiretti e Ixè molti italiani sono disposti a pagare anche il 20% in più.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Le vendite dei prodotti con la bandierina italiana sono in aumento e secondo l’indagine di Coldiretti e Ixè molti italiani sono disposti a pagare anche il 20% in più.

Attenti alla spesa alimentare e alla bandiera italiana, l’inganno potrebbe essere dietro l’angolo. Si è parlato di recente di etichette alimentari e prodotti fake, un settore che necessita ancora di regole univoche per salvaguardare i prodotti originali ma anche la famosa bandiera italiana sui prodotti in vendita nei supermercati può trarre in inganno.

Attenti all’inganno

Secondo Coldiretti, intervenuta durante la Giornata nazionale della Bandiera, il tricolore è presente nel 25% dei prodotti presenti negli scaffali e nel 14% delle confezioni. Si fa leva nel patriottismo degli italiani per spingerli ad acquistare certi prodotti ma non di rado alcuni packaging sono sfruttati in maniera esagerata. Ormai moltissimi italiani fanno la spesa di fretta a causa dei mille impegni della giornata e non tutti fanno caso ai dettagli. Secondo Coldiretti, basandosi sui dati dell’Osservatorio lmmagino che ha analizzato le specifiche del packaging di 67855 prodotti del mondo del food, molti concittadini si lasciano abbindolare dal tricolore legandolo ad una sorta di identità come se quella bandierina presente nei prodotti fosse sinonimo di qualità.
Le vendite dei prodotti con la bandierina italiana sono in aumento e secondo l’indagine di Coldiretti e Ixè molti italiani sono disposti a pagare anche il 20% in più per avere sulla tavola un prodotto di qualità. Fin qui tutto ok se non fosse che non sempre la bandierina corrisponde realmente alla qualità del prodotto. Sempre secondo la Coldiretti, infatti, l’Autorità Garante della concorrenza era dovuta intervenire su alcuni prodotti, barattoli di pomodori secchi nello specifico, che contenevano l’indicazione “Product of Italy” provenienti dal Marocco e dalla Turchia.
Dunque, l’etichetta con la bandiera non sempre significa che un determinato prodotto arrivi realmente dall’Italia. Spesso la materia prima arriva da altri paesi. Un altro caso eclatante di falso made in Italy segnalato da Coldiretti riguarda delle confezioni di “Spicchi di carciofi in olio di girasole” prodotti da un’azienda che aveva utilizzato la dicitura della produzione italiana ma la materia prima arrivava dall’Egitto.

Salvaguardare il made in Italy

La situazione all’estero è ancora più tragica. Sono moltissimi i prodotti non tutelati nell’ambito degli accordi bilaterali stipulati dall’Unione Europea e i casi di falso Made in Italy sono moltissimi, prodotti spacciati per italiani ma in realtà di italiano non hanno quasi nulla. C’è da dire che  l'”agropirateria” internazionale frutta 100 miliardi di euro e sfrutta bandiera, immagini ad hoc, località italiane, parole e anche colori che rimandano all’Italia e che spingono molti consumatori esteri a fidarsi. A tal proposito per salvaguardare l’italianità dei prodotti, Coldiretti ha avviato l’iniziativa “EatORIGINal – Unmask your food” che ha “l’obiettivo di rendere obbligatoria l’indicazione del paese di origine per tutti gli alimenti trasformati e non trasformati in circolazione nell’Ue”.
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Argomenti: Economia Italia, Inchieste alimentari e scandali economici