Etichette cibi: la nuova normativa (in difesa di trasparenza e salute) non convince pienamente

Appena licenziata dal governo la nuova normativa sulle etichette dei cibi: per alcuni un passo in avanti, ma non mancano dubbi e critiche.

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Appena licenziata dal governo la nuova normativa sulle etichette dei cibi: per alcuni un passo in avanti, ma non mancano dubbi e critiche.

Arriva una nuova normativa che regola l’etichettatura dei prodotti alimentari: si tratta di un decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, che sancisce il ritorno di una norma, che, in realtà, era già presente nel nostro ordinamento e che poi era stata cancellata a seguito di alcuni cambiamenti nelle disposizioni europee (ed è proprio questo il problema che andremo ad analizzare). In parole semplici, la nuova normativa sancisce che sulle etichette dei cibi deve essere indicato lo stabilimento di produzione o di confezionamento. Le aziende produttrici hanno 180 giorni per rendere operative le indicazioni, avendo così il tempo di smaltire le etichette già prodotte e i cibi già immessi sul mercato.

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Etichettatura prodotti alimentari: una legge per la trasparenza e la ‘salute’

La reintroduzione della normativa sulla trasparenza per le etichette dei prodotti alimentari è dovuta a una connessione stretta tra governo e agenzie dei consumatori e lo scopo immediato è stato quello di una maggiore tutela della salute. Con l’indicazione precisa degli stabilimenti di confezionamento o produzione, infatti, è più semplice far partire i controlli e tutelare la qualità. Queste le parole del ministro Martina: “Continuiamo il lavoro per rendere sempre più chiara e trasparente l’etichetta degli alimenti, perché crediamo sia una chiave fondamentale di competitività e sia utile per la migliore tutela dei consumatori. I recenti casi di allarme sanitario ci ricordano quanto sia cruciale proseguire questo percorso soprattutto a livello europeo. L’Italia si pone ancora una volta all’avanguardia”.

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Etichette cibi, ma i problemi restano

Nonostante l’impegno dell’Italia, i problemi restano molto vivi. La questione, infatti, concerne la normativa europea che, a partire dal 2014, sancisce l’obbligatorietà nell’etichetta soltanto della menzione per la sede legale del produttore, senza alcuna indicazioni ‘geografica’. Le multinazionali ne hanno approfittato immediatamente, cancellando dalle etichette tutte le informazioni non più obbligatorie, e questa situazione, adesso, crea una sorta di contraddizione tra il sistema Italia e l’Europa. Federalimentari sottolinea, infatti, questo aspetto, ponendosi in aperto contrasto con la norma, in quanto penalizzerebbe i prodotti italiani (le motivazioni non sono chiare). È chiaro, comunque, che il problema restano le multinazionali, il cui potere, anche sul settore alimentare, è molto forte.

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