Etichette alimentari: dall’Unione Europea cartellino rosso per l’Italia

L'Ue boccia le etichette, per l'Italia si preannuncia una procedura d'infrazione da parte della Commissione dell'Unione Europea.

di Chiara Lanari, pubblicato il
L'Ue boccia le etichette, per l'Italia si preannuncia una procedura d'infrazione da parte della Commissione dell'Unione Europea.

La diatriba sulle etichette alimentari continua a rappresentare un terreno di scontro tra l’Unione Europea e l’Italia. Poco più di un mese fa, in data 5 aprile, nel nostro Paese è entrato in vigore un sistema di etichettatura valido soltanto entro i confini italiani. Dal 5 aprile sono previste norme più stringenti rispetto a quelle dettate dalla linea della Commissione europea. Infatti, l’Italia prevede che in etichetta le aziende inseriscano lo stabilimento dove è stato realizzato il prodotto, oltre a quello dove è stato confezionato. Il problema è che l’Italia ha fatto tutto questo senza prima bussare alla porta della Commissione Ue. Un errore che pagherà a caro prezzo nell’immediato futuro. Di mezzo, poi, ci passeranno anche le aziende desiderose di difendere il Made in Italy.

Cosa rischia l’Italia

Bruxelles aveva avvertito l’Italia del suo destino durante il mese di gennaio, certificando la bocciatura per quella che sarebbe stata la nuova legge tutta italiana sul contenuto delle etichette alimentari. Nonostante il nostro Paese sapesse, si è arrivati ugualmente al 5 aprile, giorno in cui la normativa è entrata in vigore. Per l’Italia si preannuncia una procedura d’infrazione da parte della Commissione dell’Unione Europea e, di lì a breve, una multa salta per non aver rispettato il regolamento europeo.

Oltre il danno, la beffa

Come spesso accade in queste occasioni, oltre il danno si profila anche la beffa per le aziende italiane che hanno provveduto in queste ultime settimane a mettersi in regola con la nuova legge nostrana sulle etichette alimentari. Da una parte, infatti, c’è stata la spesa ingente per adeguarsi alle variazioni sull’etichettatura. Dall’altra parte, queste stesse aziende dovranno fare i conti con un mercato interno “drogato”, poiché la maggior parte (se non tutte) delle aziende comunitarie manterranno l’etichettatura prevista dall’Unione Europea, che permette di avere un solo stabilimento, quello finale, dove viene confezionato il prodotto. Con buona pace per la battaglia in difesa del Made in Italy.

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Argomenti: Economia Italia, Inchieste alimentari e scandali economici

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