Età pensionabile legata al numero di figli? Ecco perché sarebbe una buona idea

Legare l'età pensionabile al numero dei figli potrebbe essere una soluzione di lungo termine al problema delle coperture del sistema previdenziale, così come a quello dell'invecchiamento della popolazione.

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Legare l'età pensionabile al numero dei figli potrebbe essere una soluzione di lungo termine al problema delle coperture del sistema previdenziale, così come a quello dell'invecchiamento della popolazione.

Si discute da settimane su come rendere più flessibile l’uscita dal lavoro degli italiani, ritoccando l’impianto della riforma Fornero, che ha innalzato l’età pensionabile, con l’obiettivo di arrivare entro il 2018 a 66 anni e 7 mesi per uomini e donne e di adeguare negli anni il pensionamento all’aspettativa di vita. Di fatto, da qui al 2050 gli italiani non potranno ritirarsi dal lavoro prima dei 70 anni di età. Sono svariate le formule presentate e allo studio del governo per la flessibilità in uscita e tutte apparentemente molto valide, per quanto alcune presenterebbero qualche problema in più di copertura finanziaria nel breve termine. Tutte, però, avrebbero la pecca di prevedere soluzioni temporanee, quando il problema della flessibilità e della sostenibilità del sistema pensionistico in Occidente si riproporrà certamente anche nei prossimi decenni.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/allarme-demografico-per-litalia-fuori-dalla-top-30-nel-2050-popolazione-in-calo/  

Riforma pensioni, diverse formule incomplete

Sinora, qualsivoglia riforma delle pensioni in Italia ha mirato (grosso modo, giustamente) ad innalzare l’età per uscire dal lavoro, in modo da ridurre la platea dei beneficiari di un assegno previdenziale. Oggi, sono 17 milioni i pensionati a vario titolo nel nostro paese, quando gli occupati, ossia coloro che con i loro contributi sostengono le pensioni, non arrivano nemmeno a 23 milioni di unità. In pratica, se negli anni Sessanta vi era un pensionato ogni 4 lavoratori, adesso il rapporto è di 3 pensionati ogni 4 lavoratori. In sostanza, per ognuno che lavora vi sono a carico 3 quarti di una pensione. E il trend resta negativo, puntando all’unità, 1:1. Ma se anziché il dibattito si focalizzasse anche su come accrescere “strutturalmente” la platea degli occupati, anziché fossilizzarsi su come ridurre quella dei pensionati? Da anni sentiamo proporre l’importazione di immigrati quale soluzione al problema.

In realtà, i dati dimostrerebbero che facendo entrare immigrati, il nodo delle pensioni sarebbe solo rinviato nel tempo. Infatti, se è vero che l’ingresso di lavoratori stranieri aumenti il numero di coloro che pagano per il mantenimento delle pensioni, si è notato come questi tenderebbero a conformarsi agli stili di vita di noi italiani, adeguandosi anche con riguardo ai tassi di fertilità. In sostanza, gli stranieri in Italia farebbero con il tempo pochi figli come noi italiani. Dunque, o importiamo sempre più stranieri dall’estero o negli anni dovremmo rimediare con altre soluzioni.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/riforma-pensioni-ipotesi-di-uscita-anticipata-con-penalizzazioni-la-pa-pesa-per-65-miliardi/  

Più figli, più bassa l’età per andare in pensione

Una proposta di legge, presentata dall’ex governatore del Lazio, Renata Polverini, vice-presidente della Commissione Lavoro della Camera, pur con timidezza, suggerirebbe una prospettiva diversa: legare l’età pensionabile al numero di figli. Più figli si hanno, più si potrebbe anticipare l’uscita dal lavoro delle donne, rispetto ai 66 anni di età anagrafica. Si tratterebbe, però, di una soluzione temporanea e valida solo per le donne. Se, invece, immaginassimo che per sempre si leghi l’età pensionabile di uomini e donne al numero dei figli partoriti? Oltre a riconoscere il sacrificio di chi ha avuto durante la propria vita uno o più figli, rispetto a chi non ne ha avuti, sarebbe un incentivo indiretto, un segnale di attenzione concreta alla famiglia. Chi fa più figli, infatti, crea più potenziali occupati, ossia coloro che pagheranno in futuro le pensioni. Se fosse avvertito come un incentivo serio e strutturale, si porrebbe finalmente fine al rapporto crescente tra pensionati e lavoratori, perché aumenterebbe negli anni il numero di questi ultimi verso i primi. Gli effetti di una simile politica non si avvertirebbero subito, ma probabilmente servirebbero dai 20 ai 30 anni per verificarli concretamente. Tuttavia, se non si inizia, non si vedranno mai i benefici. Immaginiamo di dire credibilmente a un giovane italiano di oggi che andrà in pensione tra X anni a 70 anni, ma che per ogni figlio avuto nell’arco della sua esistenza potrà anticipare l’uscita dal  lavoro di (poniamo) 18 mesi, magari con una lieve penalizzazione sull’assegno, per tenere conto che percepirà la pensione per un maggiore numero di anni. Non sarebbe un incentivo solido, magari ponendo un limite al beneficio massimo cumulabile, per convincerlo che un figlio non sarà solo un costo, economicamente parlando? Non sarebbe un contributo alla soluzione strutturale del problema dell’invecchiamento della popolazione, che comporta costi ben più elevati delle sole pensioni, in termini di maggiore assistenza e di rallentamento del grado di innovazione del sistema-Paese?   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/riforma-pensioni-pd-e-forza-italia-attaccano-il-presidente-dellinps-tito-boeri/      

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