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Espropriare le terre ai bianchi, deriva alla Zimbabwe per il Sudafrica di Zuma

Esproprio delle terre possedute dalla minoranza bianca e distribuzione ai neri. E' l'appello rivolto dal presidente sudafricano Zuma, che riecheggia le politiche tragiche dello Zimbabwe, che tanti disastri hanno provocato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Esproprio delle terre possedute dalla minoranza bianca e distribuzione ai neri. E' l'appello rivolto dal presidente sudafricano Zuma, che riecheggia le politiche tragiche dello Zimbabwe, che tanti disastri hanno provocato.

La storia sembra insegnare poco, anche quando è trascorso poco tempo e ha riguardato uno stato confinante. Seguendo il ragionamento del presidente Jacob Zuma, esternato nel suo discorso allo Stato della Nazione, è possibile che il Sudafrica percorra le stesse tappe disastrose del vicino Zimbabwe, la cui economia è stata travolta dall’iperinflazione solamente nel 2009 e ancora oggi sembra soffrire di decenni di misure demagogiche e autolesionistiche del suo presidente Robert Mugabe, oggi un ultranovantenne ancora in cerca di un ulteriore mandato. Rivolgendosi al popolo e alla politica di Pretoria, Zuma ha invitato tutti i neri a unirsi in Parlamento per cambiare la Costituzione, in modo da rendere possibile ciò che ad oggi possibile non sarebbe: espropriare le terre dei bianchi senza alcun indennizzo.

Il presidente sudafricano ha mostrato la volontà di effettuare una ricognizione della proprietà delle terre in era pre-coloniale, così da potere verificare il modo di distribuirle alla maggioranza nera, riecheggiando la proposta di Julius Malema, leader del partito radicale Combattenti per la Libertà Economica, che chiede proprio l’espropriazione delle terre oggi in mano ai “teppisti” bianchi e senza indennizzo. (Leggi anche: Il Sudafrica di Mandela vacilla, ecco perché l’economia potrebbe anche peggiorare)

Espropriare le terre ai bianchi sarebbe “dichiarazione di guerra”

Zuma sta esternando sempre più toni aggressivi verso la minoranza bianca, specie dopo che l’African National Congress ha subito alle elezioni amministrative dell’agosto scorso il peggiore risultato dalla fine dell’apartheid, pur mantenendo di gran lunga la maggioranza assoluta dei consensi. Per riformare la Costituzione servono i due terzi dei seggi in Parlamento, ragione per la quale il capo dello stato punta adesso a compattare le forze politiche espressione dei neri.

Per tutta risposta, Andries Breytenbach, segretario del Partito Boero Afrikaner, ha parlato di “dichiarazione di guerra”, chiedendo una mediazione urgente con il governo. Ad oggi, il 22% delle terre nel Sudafrica sono in mano allo stato, che a sua volta le ha concesse per gran parte alla popolazione nera, mentre del 78% di proprietà privata non è data sapere la ripartizione tra etnie. (Leggi anche: Investire in Sudafrica? Rand vincitore inatteso dalla Brexit)

Economia sudafricana molto deludente

Alla base dei toni accesi di Zuma c’è la consapevolezza delle grandi difficoltà dell’economia emergente, che da promettente si sta rivelando negli ultimi tempi abbastanza deludente. La disoccupazione a gennaio era nel paese al 26,5%, riguardando essenzialmente i neri. Dall’inizio del Millennio, non è mai scesa nemmeno lontanamente sotto il 20%, segno di quanto disfunzionale sia la gestione dell’economia.

La crescita del pil è stata di appena mezzo punto percentuale nel 2016, segnalando un costante rallentamento nell’ultimo decennio, mentre l’inflazione era a gennaio al 6,6%, anche se il cambio ha guadagnato nell’ultimo anno il 15% contro il dollaro, pur cedendo più del 40% negli ultimi cinque anni.

L’esempio tragico dello Zimbabwe

Dicevamo dello Zimbabwe e del rischio che l’economia sudafricana venga devastata da misure apparentemente popolari, ma che finirebbero per provocare una situazione di miseria. All’inizio del Millennio, Mugabe espropriò le terre in mano alla minoranza bianca e le redistribuì ai neri, molti dei quali, però, non erano nemmeno in grado di coltivarle, non possedendo le adeguate conoscenze, esperienze e i mezzi per investirvi. Il risultato è stato un disastro totale: crollo della produzione agricola, fuga dei capitali ed esplosione dei prezzi, tanto che il governo dovette abbandonare nel 2009 la moneta locale, il dollaro dello Zimbabwe, adottando diverse altre valute per gli scambi con l’estero e le transazioni interne, tra cui il dollaro USA e il rand sudafricano.

Le tensioni tra bianchi e neri nel Sudafrica sono andate crescendo negli anni, anziché diminuire e la debole performance dell’economia ne è fonte principale. Mai, però, dalla fine dell’apartheid si era arrivati a minacce così clamorose ai massimi livelli istituzionali contro la minoranza bianca, esplicitamente posta nel mirino del capo dello stato per ragioni di consenso spicciolo. Se lo Zimbabwe non ha insegnato niente, il rischio di un triste remake del tracollo economico e dell’iperinflazione appare più che reale. (Leggi anche: Sovranità monetaria? Corsa agli sportelli e paura dell’iperinflazione)

 

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