Esame Suarez “fake” per giocare alla Juventus, cosa succede ai bianconeri

L'attaccante del Barcellona avrebbe conseguito un esame falsato per ottenere la cittadinanza italiana e potere così giocare a Torino. Le indagini rischiano di colpire la società di Andrea Agnelli.

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L'attaccante del Barcellona avrebbe conseguito un esame falsato per ottenere la cittadinanza italiana e potere così giocare a Torino. Le indagini rischiano di colpire la società di Andrea Agnelli.

La Juventus è finita nei guai. Non solo ha dovuto rinunciare all’attaccante del Barcellona, Luis Suarez, ripiegando su Alvaro Morata, in prestito dall’Atletico Madrid, ma rischia di doversi difendere da accuse penali, nel caso in cui le indagini della Guardia di Finanza di Perugia sfociassero in un processo. Il colonnello Selvaggio Sarri, che ironia della sorte ha lo stesso cognome dell’ex allenatore bianconero (non è suo parente), sta indagando sul superamento dell’esame di italiano di livello B1 dell’uruguayano all’Università per Stranieri di Perugia. Dalle intercettazioni, sarebbe emerso che il test sia stato falsato, cioè al giocatore erano state passate in anticipo le domande che gli sarebbero state rivolte al colloquio.

Juventus punta su Suarez, i bilanci inducono alla prudenza

Facciamo un passo indietro. Siamo nel tardo agosto, quando la Juventus intende acquistare Suarez per rafforzare la squadra dopo la deludente performance in Champions League. Emerge un ostacolo: l’uomo non può essere ingaggiato, perché risulterebbe formalmente extra-comunitario e tra i bianconeri ci sono già l’americano Weston McKennie e il brasiliano Arthur Melo. L’unico modo per prenderlo sarebbe che ottenesse la cittadinanza italiana. Suarez ha la moglie di origine italiana, condizione sufficiente in Spagna per essere considerato comunitario, ma non in Italia. E, soprattutto, non spiccica una parola nella nostra lingua.

L’Università di Perugia sarebbe stata contattata dall’avvocato della Juve, Maria Turco, ai primi di settembre. Con il direttore generale Simone Olivieri avrebbe concordato una strategia per agevolare il superamento del test di lingua. Secondo un’altra ricostruzione, però, il contatto iniziale della Turco sarebbe stato un altro soggetto dell’ateneo e che non risulterebbe indagato.

Le telefonate sono state intercettate, perché a quanto pare le Fiamme Gialle stavano indagando su altri possibili reati. Il colloquio di Suarez è stato video-registrato di nascosto. L’uomo ha svolto il test assieme ad altri candidati per dare un’immagine di trasparenza, ma sarebbe stata tutta un messinscena.

Quali ripercussioni sulla Juventus

Siamo alle indagini, per cui la Procura di Perugia deciderà nel prossimo futuro se vi saranno gli elementi sufficienti per dare vita a un processo o archiviare il caso. Ad ogni modo, la giustizia si muoverebbe su due piani: penale e sportiva. Se è stato commesso qualche reato, non è affatto detto che la Juventus sarà chiamata a risponderne in prima persona, perché le accuse potrebbero essere rivolte solamente agli autori materiali, sebbene sullo sfondo resti la possibile riconduzione del reato alla società per una questione di responsabilità oggettiva.

Un elemento a favore dei bianconeri risiede nel fatto che Suarez non sia un suo tesserato nemmeno dopo avere superato il test. E i tifosi possono tirare un sospiro di sollievo, perché la giustizia sportiva prevederebbe, nel caso fosse accertata la colpevolezza, una sanzione pecuniaria, fino a comprendere la squalifica del campo e persino la retrocessione in Serie B. Non sembra che questo sia il caso, anche se la vicenda si sta portando dietro molti strascichi nell’opinione pubblica, disgustata dal trattamento differenziato che gli stranieri riceverebbero nell’iter per ottenere la cittadinanza, a seconda della loro condizione economica.

E rischia di avere sulla Juve ripercussioni d’immagine negative. E in una fase in cui serve serrare i ranghi e massimizzare tutte le fonti dei ricavi per fronteggiare l’emergenza Covid, che tiene i tifosi lontani dagli spalti, non sembra una buona notizia per diritti TV e sponsor. Soprattutto, rischiamo di far perdere ancora più appeal al campionato di calcio italiano, se anziché concentrarci sulle partite, perdessimo settimane o mesi di tempo a dibattere di passaporti falsi e “sistema Juve”. Speriamo che le attenzioni siano tutte rivolte al gioco e che non torni quel brutto clima che 15 anni fa contribuì a picconare l’immagine della Serie A, al di là delle responsabilità dei singoli e di ciascun club.

Lasciamo che parli il pallone!

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