Energia, si cambia: l’Europa punta tutto sulle rinnovabili ma con qualche eccezione

Nei prossimi 15 anni, secondo la volontà dell'Europa, dovremmo imparare a convivere con il passaggio di consegne rivoluzionario tra gli idrocarburi.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Nei prossimi 15 anni, secondo la volontà dell'Europa, dovremmo imparare a convivere con il passaggio di consegne rivoluzionario tra gli idrocarburi.

Le fonti rinnovabili rappresenteranno nei prossimi anni il futuro per la produzione di energia. Se ne sono accorti negli Stati Uniti, nonostante quello che si possa pensare sulle politiche energetiche della nuova amministrazione a guida Trump, se ne sono accorti i giganti dell’Asia come India e Cina, quest’ultime più che altro obbligate dalle condizioni sempre più preoccupanti in cui versano i cittadini delle grandi metropolitane, tra cui sono in aumento i casi di malattie per troppo inquinamento.

Si punta sulle energie rinnovabili

Anche l’Europa vuole far parte dell’importante partita che si sta giocando a livello mondiale. Negli ultimi giorni, l’Ue attraverso l’intesa di Parlamento, Commissione e Consiglio ha mostrato il semaforo verde a due importanti proposte contenute all’interno del pacchetto.

In sintesi, l’Unione Europea ha deciso di puntare le proprie fiches sulle fonti rinnovabili, tanto da fissare al 2032 l’obiettivo del 32 per cento, in riferimento all’utilizzo delle rinnovabili per coprire la produzione di energia.

Nei prossimi 15 anni, dunque, secondo la volontà dell’Europa, dovremmo imparare a convivere con il passaggio di consegne rivoluzionario tra gli idrocarburi, che fin qui hanno fatto la parte da leone, e l’energia green, rappresentata in questo momento da eolico e fotovoltaico.

Quest’ultime acquisteranno, con il passere degli anni, quote sempre maggiori di mercato, anche se sembrano irrealistiche le dichiarazioni rilasciate di recente da Juncker, secondo cui l’Unione Europea nei prossimi anni è destinata a diventare il primo produttore al mondo di energia rinnovabile.

Allo stato attuale delle cose, come ricordato in precedenza, Stati Uniti, Cina e India sono superiori al Vecchio Continente in termini di investimento risorse. Per l’Ue, quindi, la strada è tutta in salita.

Evidentemente, non è sufficiente che l’accordo sul clima sia accostato al nome di una delle capitali più importanti d’Europa per far sì che il Continente stesso rappresenti la locomotiva del cambiamento.

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Argomenti: Economia Europa, Economia Italia