Emergenza profughi: una foto sconvolge il mondo (e le nostre coscienze)

Una foto sta facendo il giro del mondo e turbando le coscienze di tutti: è quella di un bambino profugo morto su una spiaggia turca. E tra un mare di ipocrisie, una sola verità emerge: quella di una faccia della medaglia che non vediamo mai e che oggi invece dobbiamo vedere.

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Una foto sta facendo il giro del mondo e turbando le coscienze di tutti: è quella di un bambino profugo morto su una spiaggia turca. E tra un mare di ipocrisie, una sola verità emerge: quella di una faccia della medaglia che non vediamo mai e che oggi invece dobbiamo vedere.

C’è un’immagine che sta facendo il giro del mondo e lo sta sconvolgendo. E’ un’immagine di morte, ma non è una morte qualunque. E’ la morte di un bambino di 3 anni, riverso sulla spiaggia, con il volto attaccato alla sabbia e lo sguardo spento in direzione del mare, di quel mare che lo ha tradito, lo ha ucciso e lo ha rigettato da dove era venuto. Siamo sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, e quel bambino dovrebbe essere uno dei circa 12 profughi siriani in fuga verso l’isola di Kos, in Grecia. E’ l’ennesima foto che molti non vi hanno fatto vedere, ma diverse testate, invece di scuotere la testa, hanno detto: No, questa gliela facciamo vedere. Per vendere di più? No (o almeno vogliamo sperarlo). Semplicemente perché di emergenza profughi e di migranti in queste ore si parla nei termini sbagliati. Si parla di Schengen, mentre l’Europa cerca di far rimbalzare le vittime di un esodo tragico e sanguinoso da un Paese a un altro. Ma si dimentica troppo facilmente l’orrore che la maggior parte di quei profughi deve subire. E quell’orrore è stampato in quell’immagine: l’immagine di un bambino morto. Evocativa, simbolica e tragicamente reale. Perché spesso chi parla di migranti vive in un Paese in pace, circondato da 4 mura e un tetto, che vive la sua unica guerra quando deve svegliarsi al mattino, o pagare una bolletta. Ecco perché quella foto travolge le coscienze.   A diffonderla un’agenzia di stampa turca, poi è venuto l’Independent e in seguito ne sono seguite altri – da noi Il Manifesto e La Stampa, ad esempio – ma al quotidiano britannico spetta l’onore coraggioso di aver preso posizione. “Se queste foto non riescono a mutare l’atteggiamento dell’Europa verso i rifugiati, cosa lo farà?” Sì, perché “è troppo facile dimenticare la realtà della situazione disperata che vivono molti profughi”. Quell’immagine non è l’unica a essere stata pubblicata: ce ne sono altre, altrettanto tragiche, che turbano le coscienze di molti, che tagliano il dito puntato di chi, seduto sul proprio comodo divano, si lascia andare a espressioni di una gravità inaudita, commentando una realtà che neppure immagina e che di certo non augurerebbe neppure al suo peggior nemico.   Quel bambino in quella foto non è l’unico: ce ne sono altri che purtroppo non ce l’hanno fatta. Bambini, come quello che un padre di famiglia ha spinto con forza a Calais verso il Regno Unito, abbandonandolo per sempre, dandogli però una possibilità di vivere una vita migliore, quella che si augurerebbe a tutti i bambini. Come quelli che vivono in centri di accoglienza, stipati all’inverosimile, tra blatte e sporcizia, in attesa di un futuro migliore. Noi quelle foto non lo vedremo mai. E sapete perché? Perché si preferisce far vedere l’altra faccia della medaglia: quella di una parte di migranti delusi e incazzati, quelli che commettono violenze, quelli che sono cattivi. Si preferiscono pubblicare immagini e video che diano una ragione d’essere al termine “invasione”. E visto che l’altra faccia della medaglia, quella che preferiamo non vedere, è fatta di morte, sangue e disperazione, quella non la vediamo mai.

 

Ho sentito che nascondervi questa immagine significava girare la testa dall’altra parte, far finta di niente, che qualunque altra scelta era come prenderci in giro, serviva solo a garantirci un altro giorno di tranquilla inconsapevolezza  

ha commentato Mario Calabresi sulla Stampa. Lui voleva dire di no alla pubblicazione della foto, ma poi ha cambiato idea,  

perché il rispetto per questo bambino, che scappava con i suoi fratelli e i suoi genitori da una guerra che si svolge alle porte di casa nostra, pretende che tutti sappiano.

Pretende che ognuno di noi si fermi un momento e sia cosciente di cosa sta accadendo sulle spiagge del mare in cui siamo andati in vacanza. Poi potrete riprendere la vostra vita, magari indignati da questa scelta, ma consapevoli.

  Da domani si riprenderà con il carosello degli immigrati cattivi e invasori. E sapete una cosa? Alcuni di loro sì, lo sono davvero, cattivi. Spinti da necessità umana, non perché posseduti dal demonio, ma comunque non giustificabili. Altri, invece, sono buoni, ma quelli non fanno notizia. E poi ci sono gli innocenti dal futuro incerto: come quel bambino. Riposi in pace. Lui e tutti gli altri.     Fonte e foto | The Independent

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