Multa UE da 250.000 euro per ogni profugo non accolto, Centro Europa in rivolta

Emergenza profughi: 250.000 euro di multa per ogni profugo non accolto per chi non accetta le quote. La decisione della UE, che sta scatenando reazioni nel Centro Europa.

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Emergenza profughi: 250.000 euro di multa per ogni profugo non accolto per chi non accetta le quote. La decisione della UE, che sta scatenando reazioni nel Centro Europa.

La Commissione europea starebbe preparando una revisione degli accordi di Dublino sulla gestione comune dell’immigrazione, introducendo una sanzione da 250.000 euro per ogni profugo non accolto da parte di uno degli stati membri della UE, in relazione alla quota spettante. La notizia è stata svelata dal Financial Times e sarebbe una misura estrema per convincere Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria ad accogliere i profughi, contrariamente all’indirizzo segnalato dai rispettivi governi, che va nella direzione opposta di chiudere le frontiere e di cacciare dal paese i richiedenti asilo. Nel maggio dello scorso anni, Bruxelles aveva istituito una politica delle quote, al fine di smistare tra i vari membri i profughi in arrivo sul suolo europeo, sulla base sia della ricchezza che delle dimensioni di ogni stato. Pertanto, la Polonia sarebbe costretta ad accollarsi il peso di 6.200 immigrati e se non si adeguasse presto alle regole comunitarie, rischierebbe una multa da 1,5 miliardi di euro.

Emergenza profughi, c’è chi dice “no”

I proventi di queste sanzioni andrebbero a Italia e Grecia, che sono i due paesi più colpiti dall’emergenza immigrazione e profughi, essendo quelli di primo approdo. Solo nel 2015, sono stati 1,3 milioni i richiedenti asilo in Europa, di cui la maggior parte siriani, seguiti da afghani e iracheni. Secondo le Nazioni Unite, però, ad aprile gli sbarchi nel Mediterraneo sarebbero crollati del 59% su base annua. Dalla decisione di Bruxelles risultano esclusi Regno Unito, Irlanda e Danimarca, paesi che potranno proseguire a tenere chiuse le loro frontiere, avendo beneficiato dalla UE del cosiddetto “opt-out”. Tuttavia, spiega sempre il quotidiano finanziario britannico, Londra non potrà avvalersi di tale clausola per sempre.        

Referendum profughi in Ungheria

La reazione scatenata dalla pubblicazione della notizia è stata molto forte nei paesi potenzialmente soccombenti.

Se ci s’interroga sugli effetti che potrebbe avere sull’esito del referendum sulla Brexit del 23 giugno prossimo, il ministro degli Esteri polacco si è chiesto se si tratti di una “proposta seria”, mentre quello dell’Interno slovacco ha lamentato l’iniquità di tali quote. Ma è il governo ungherese del premier Viktor Orban ad assumere l’iniziativa più eclatante, annunciano l’indizione di un referendum per settembre, con il quale sarà chiesto ai cittadini se accettare o meno il seguente quesito: “Siete d’accordo che la UE, anche senza il consenso del Parlamento ungherese, sia in grado di obbligare a una ricollocazione di cittadini non ungheresi in Ungheria?”. L’opposizione liberal-democratica avverte che tale referendum potrebbe rappresentare l’uscita di Budapest dalla UE, mentre la destra radicale di Jobbik invita l’esecutivo a insistere sull’iniziativa.

Rischi da elezioni Austria

Che la misura dei commissari sia venduta come una compartecipazione ai costi sostenuti dagli altri paesi o come una vera e propria multa, poco importa. Il rischio è che essa diventi un boomerang, istigando le opinioni pubbliche dei vari stati contro le istituzioni comunitarie, avvertite poco rispettose della sovranità nazionale di ciascuno stato. Già, il vero punto è proprio questo: esiste o no sovranità nazionale sulla gestione dell’immigrazione? Per quello che abbiamo capito negli ultimi anni, ognuno fa come meglio crede e sulla base del calendario elettorale interno. D’altra parte, con i ballottaggi per le elezioni presidenziali in Austria, dove al primo turno ha trionfato con il 35% il candidato dell’ultra-destra anti-immigrati, il passo compiuto da Bruxelles appare quanto meno incauto. Da Vienna, il partito del vincitore al primo turno è lapidario: “non siamo il dipartimento sociale del mondo”.  

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