Emergenza profughi, Frau Merkel ha poche ore per salvare la UE e sé stessa

Vertice UE sull'emergenza profughi il lunedì prossimo. La cancelliera Angela Merkel si gioca le ultime carte per salvare la costruzione europea. Elevato lo scetticismo.

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Vertice UE sull'emergenza profughi il lunedì prossimo. La cancelliera Angela Merkel si gioca le ultime carte per salvare la costruzione europea. Elevato lo scetticismo.

Lunedì 7 marzo, il vertice tra i 28 paesi della UE e la Turchia a Bruxelles segnerà un appuntamento decisivo per verificare l’esistenza almeno potenziale di una soluzione all’emergenza profughi, dopo l’allarme lanciato dalla Commissione europea, la settimana scorsa, sul fatto che resterebbero pochi giorni prima di precipitare nell’abisso. I toni sono apocalittici nelle cancellerie, ma a differenza di quanto è accaduto spesso in passato semplicemente per accrescere la pressione su uno o più stati membri (vedi il caso Grexit), stavolta è sono frutto della convinzione che realmente la UE potrebbe implodere nel giro di poche settimane, se i flussi dei profughi siriani e iracheni non dovessero arrestarsi o non si fosse in grado di gestirli in maniera coordinata e ordinata.

Tensioni in Grecia

La Grecia è al centro delle attenzioni dell’Europa, perché è attraverso di essa, dopo avere attraversato il Mare Egeo, che centinaia di migliaia di migranti stanno riversandosi nel Vecchio Continente. L’isola di Lesbo è diventata nei fatti la Lampedusa ellenica. Solo tra gennaio e febbraio sono stati 122.000 i profughi sbarcati nelle coste del paese, i cui centri di accoglienza sono al collasso. Ma la crisi potrebbe essere di gran lunga più devastante, visto che ai confini tra Siria e Turchia si trovano ammassati 2,7 milioni di profughi, che la UE chiede ad Ankara siano accolti e gestiti in apposti campi, al fine di evitare che possano recarsi in Europa. Per questo, sono stati stanziati 3 miliardi di euro a novembre, anche se al termine di questa settimana ne saranno versati ancora appena 95 milioni, a fronte dei 7 miliardi già spesi dalle istituzioni turche per fronteggiare l’emergenza.      

Area Schengen a rischio

Il vertice di lunedì punta a trovare un accordo, ma il pessimismo è elevato.

Svezia e Danimarca hanno fatto sapere nelle scorse ore che intendono prorogare la chiusura delle frontiere, sospendendo gli accordi di Schengen, fino ad aprile, in considerazione dell’incapacità della UE di difendere i suoi confini. L’Austria segue la via delle decisioni unilaterali, che oggi la cancelliera Angela Merkel, insieme al presidente François Hollande da Parigi, ha dichiarato non essere di aiuto per trovare una soluzione. Il presidente della UE, Donald Tusk, si trova in queste ore ad Ankara, al fine di sondare gli umori del governo turco prima dell’incontro formale di lunedì. C’è movimento, insomma, ma non per questo s’intravede un’intesa. Eppure, questa appare più che necessaria per la cancelliera, che tra una settimana dovrà affrontare il voto in 3 Laender tedeschi (Baden-Wuerttemberg, Rheinland-Pfalz e Sachsen-Anhalt), dopo avere già subito una disfatta nella città-stato di Amburgo.

Problemi in Francia e Germania

L’opinione pubblica tedesca è in subbuglio, pretendendo che il governo federale ponga fine agli arrivi di profughi nel paese, specie dopo i fatti di Colonia, che hanno incrinato il solido legame tra Frau Merkel e i suoi elettori. Ma nonostante i buoni propositi, nemmeno la stessa Francia appare solidale, come dimostrano i fatti di Calais, la regione del nord, dove in questi giorni è in atto un tentativi di sgombero della cosiddetta “giungla”, il maggiore accampamento di profughi sul territorio nazionale. Il problema è che non esiste ancora un’alternativa, per cui il campo verrebbe rimosso senza prevedere un’adeguata accoglienza per gli immigrati.        

Accordo difficile con Turchia

La gestione chiaramente fallimentare del fenomeno sta mettendo a rischio l’area Schengen, quella di libera circolazione delle merci e delle persone. Tutti i governi si trovano concordi nel ribadire a parole che sarebbe un grave danno economico e politico il suo smantellamento, perché il solo ripristino dei controlli alle frontiere costerebbe ogni anno, si stima, 18 miliardi alla Germania e una decina all’Italia. Aggiungendo anche il rischio Brexit e le difficoltà di ripresa dell’economia nell’Eurozona, si teme che questo mix tossico possa portare la UE al totale collasso, destabilizzando anche l’unione monetaria. Insomma, in gioco c’è troppo per perdere la scommessa. Ma un accordo, lunedì prossimo, implicherebbe nuovi stanziamenti alla Turchia e la promessa di riaprire formalmente il dossier per il suo ingresso nella UE. Se riguardo al primo aspetto si sono registrate grosse frizioni tra Italia e Bruxelles, in relazione al conteggio di tali aiuti nel deficit, il secondo punto divide i governi. La Germania, che ospita già quasi 5 milioni di turchi, è da sempre contraria all’ingresso di Ankara in Europa, temendo un’invasione totale sul suo suolo. Ma senza una contropartita forte, il presidente Erdogan e il premier Ahmet Davutoglu non si caricherebbero dell’onere di trattenere ai propri confini una massa enorme di profughi per il solo piacere di fare un favore ai governi europei.

       

Nessuno vuole accollarsi i profughi

Già a novembre, ad esempio, la UE aveva promesso ad Ankara passaporti più facili per i turchi, ma questa ha spacciato l’accordo come un via libera senza documenti per i suoi cittadini verso gli stati membri dell’Unione. E oltre al capitolo Turchia, resta da stringere un’intesa anche sullo smistamento dei profughi dalla Grecia, in modo da ripartirne il carico tra i 28 membri. Ma diversi paesi hanno già chiuso a questa ipotesi, tra cui Ungheria, Polonia e Austria. Altri, come la Scandinavia, di più non potrebbero fare, altri ancora, come l’Italia, hanno già fatto tanto e senza mai ottenere alcun aiuto sostanziale dai partner; tutti, infine, devono fare i conti con un’opinione pubblica contraria e allarmata.

Corsa contro il tempo per evitare la fine della UE

Il tentativo della cancelliera di allentare la pressione sul resto dell’Europa, accogliendo illimitatamente i profughi, è durato poche settimane, fallito tra una gestione improvvisata e numeri da esodo biblico, difficilmente sostenibili anche per la prima economia del Continente.

Il resto lo hanno fatto gli episodi di criminalità ad opera degli immigrati accolti, che hanno alimentato le proteste e i consensi dell’ala più di destra della coalizione di governo, oltre che dell’AfD, il partito degli euro-scettici tedeschi. Servirebbe un colpo d’ali, ma le divisioni sono già tante e su troppi temi, mentre i principali governi si mostrano indeboliti dalla fragilità della ripresa e i segnali arrivati negli ultimi mesi da paesi come Portogallo, Spagna e Irlanda confermano una sorta di sfiducia crescente dei cittadini verso Bruxelles. Cosa la cancelliera s’inventerà per fare in modo che il meeting di lunedì sia un successo non si riesce a capire; di certo, avrà bisogno di tutta la fantasia di cui è dotata, se vorrà evitare che dal giorno seguente inizino i lavori di smantellamento della malconcia costruzione europea.

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