Frontiere chiuse ai clandestini dai leader europeisti, Italia unica accogliente

I leader europeisti, acclamati alla loro vittoria solo pochi mesi fa, chiudono le frontiere per fermare l'arrivo di clandestini nei loro paesi. L'Italia resta l'unica a non capire di essere sola nella gestione dell'emergenza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I leader europeisti, acclamati alla loro vittoria solo pochi mesi fa, chiudono le frontiere per fermare l'arrivo di clandestini nei loro paesi. L'Italia resta l'unica a non capire di essere sola nella gestione dell'emergenza.

Il mondo intero aveva salutato con estrema soddisfazione la vittoria di Emmanuel Macron contro la candidata nazionalista Marine Le Pen alle elezioni presidenziali in Francia, mentre qualche mese prima la UE aveva tirato un sospiro di sollievo per l’affermazione di misura dell’ambientalista Alexander Van der Bellen, il quale era riuscito dopo la ripetizione del ballottaggio a sconfiggere il neo-nazista Norbert Hofer in Austria. I capi di stato di Vienna e Parigi hanno in comune due cose: sono entrambi politici appartenenti a schieramenti esterni all’establishment tradizionale; hanno vinto in contrapposizione, appunto, a candidati della destra radicale. (Leggi anche: Riforma lavoro e migranti, Macron si scopre più di destra delle attese)

E’ bastato questo secondo aspetto per caratterizzarli tra la stampa europea quali paladini di un’Europa inclusiva, dalle frontiere aperte, esponenti di quella “open society” alla George Soros, che avrebbero mutato i destini del continente verso una maggiore integrazione politica da un lato e a una gestione più solidale dell’immigrazione dall’altro.

Sono state sufficienti poche settimane al potere per smentire tali previsioni a dir poco velleitarie. Se già il presidente socialista François Hollande aveva chiuso il varco francese al confine con Ventimiglia nell’estate del 2015, al fine di impedire l’accesso in territorio francese dei clandestini sbarcati in Italia, Macron non solo ha ribadito tale linea, ma ha fatto presente che “l’80% di chi arriva in Italia” viene per ragioni economiche e non avrebbe, quindi, diritto all’asilo politico, aggiungendo che non potrebbe spiegare ai suoi concittadini che “non esistono limiti” all’ingresso di immigrati.

L’Austria schiera l’esercito al confine con l’Italia

L’Austria si è spinta persino più in là, perché al Brennero, ovvero al confine con l’Italia, ha inviato 750 militari a vigilare che nessun immigrato clandestino entri nel paese. L’area Schengen nei fatti è carta straccia, a rispettarne i dettami è rimasta solo l’Italia, visto che tutti gli altri stati membri all’occorrenza ripristinano i controlli alle frontiere, segnalando, peraltro, anche sfiducia sulle capacità di Roma di vigilare sui movimenti degli immigrati.

Macron e Van der Bellen si sono trasformati in poco tempo da paladini dell’europeismo di maniera a politici pragmatici. O forse lo sono sempre stati, semplicemente faceva comodo in campagna elettorale dipingerli quali esponenti di una cultura dell’accoglienza senza se e senza ma, in modo da contrapporli ideologicamente ai candidati della destra anti-immigrati, i quali si erano presentati già per un giro di vite sul fenomeno.

Quanto sta accadendo dimostra limpidamente come gli interessi nazionali nel resto d’Europa (e del mondo) vengano difesi da chicchessia al potere. A Parigi, non importa che tu sia di destra o di sinistra, ma se c’è un’emergenza profughi, il governo e l’Eliseo concordano la chiusura delle frontiere, con buona pace di chi potrebbe dall’esterno gridare contro la violazione di Schengen. Nella civilissima Scandinavia, quando nel 2015 si pose il problema di evitare l’arrivo di decine di migliaia di profughi dall’Asia, in particolare, lo stretto di Oresund fu sottoposto nuovamente a controlli da parte dei militari svedesi, avvalendosi di una previsione contenuta nello stesso trattato di Schengen. (Leggi anche: Fermare gli sbarchi di clandestini è possibile, ecco come)

In Italia nessuna gestione del fenomeno

In Italia è guerra ideologica tra chi propone la chiusura dei porti all’approdo delle navi straniere e chi continua a perseguire la linea dell’accoglienza, magari confidando ancora che a Bruxelles troverà mai il sostegno necessario, di uomini e mezzi, per limitare i flussi o per ricollocarli nel resto della UE. E’ probabile che il governo a Roma si svegli solo dopo le prossime elezioni, quando sarà alle spalle la pseudo-dicotomia tra europeisti ed euro-scettici, su cui verrà giocata la campagna elettorale per questioni di puro attacco del consenso.

Il PD punta sì a gestire al meglio il fenomeno degli sbarchi, ma non ha intenzione di mostrarsi eccessivamente rigido sull’immigrazione, rischiando altrimenti di legittimare le posizioni di Lega Nord e Movimento 5 Stelle, che sul tema imbastiscono gran parte dei loro slogan. E tra le opposizioni, la voce di Forza Italia è flebile da tempo, nel tentativo grottesco del suo leader di mostrarsi un europeista convinto, segnando le distanze da Matteo Salvini.

A Roma si gioca a fare i buoni o i cattivi, non a gestire seriamente l’emergenza. E, intanto, tutti intorno a noi ci sbattono porte in faccia, chiudono le frontiere e con una pacca sulle spalle ci chiariscono che non faranno niente per smaltire i flussi di clandestini in Sicilia, che col cuore saranno pure con noi, ma solo con quello. E’ un modo diverso di intendere l’europeismo, ovvero difesa del progetto europeo sì, purché non confligga con il proprio interesse nazionale. Serve che qualcuno lo spieghi ai nostri Gentiloni di turno. (Leggi anche: Emergenza migranti, dalla UE belle parole ma Macron si sfila)

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Argomenti: Economia Europa, Emergenza profughi