Emergenza Coronavirus, quando la psicosi tiene in ostaggio la realtà

Assalto ai supermercati, scaffali e banconi svuotati, strade e piazze deserte, locali chiusi. La psicosi da Coronavirus ha preso possesso della realtà e provocherà molti danni all'economia italiana.

di , pubblicato il
Assalto ai supermercati, scaffali e banconi svuotati, strade e piazze deserte, locali chiusi. La psicosi da Coronavirus ha preso possesso della realtà e provocherà molti danni all'economia italiana.

Se ne vedono e raccontano tante in questi giorni. La psicosi da Coronavirus si è impossessata di gran parte della popolazione italiana, non solo di quella residente nelle aree a rischio epidemia. Le scene dei supermercati svuotati a Milano e provincia – ma non solo – dalla corsa agli acquisti delle famiglie hanno impressionato. Migliaia di persone hanno assaltato scaffali e banconi, facendo incetta di pasta, pane, sugo, zucchero, riso, biscotti e quant’altro serva a fare scorte di generi alimentari. Scene belliche, che semmai rimandano agli inizi degli anni Novanta, quando i venti di guerra in Iraq spinsero molti italiani a riempire il carrello della spesa per premunirsi contro il rischio di attacchi militari o chissà cosa.

Già, chissà cosa! Perché mai dovremmo accumulare scorte di pane, sugo e pasta per l’emergenza Coronavirus? Le autorità hanno rassicurato a tutti i livelli che non hanno alcuna intenzione di disporre la chiusura dei negozi e dei supermercati. Il divieto riguarda per questa settimana in Lombardia solo i locali di intrattenimento, insomma quelli che se ne può fare a meno e si sopravvivrebbe lo stesso. A questo punto, valutando quanto stia accadendo con raziocinio, si dovrebbe temere o lo stop alla produzione di beni e/o il blocco dell’autotrasporto.

Emergenza Coronavirus, ecco come evitare di pagare Amuchina a 22,50 euro a confezione

Ma né l’una e né l’altra cosa sta avvenendo. Ad essere stati posti in quarantena sono alcuni piccoli comuni, specie nel lodigiano, non intere aree urbane o regioni. Nel 99,9% del territorio nazionale si continua a produrre, a poter uscire, a trasportare merci e a stoccarle. I supermercati non registrano alcun problema di approvvigionamento, perché i centri di distribuzione non segnalano alcuna penuria di prodotti freschi o imballati.

Le stesse imprese stanno persino aumentando la produzione per venire incontro alla maggiore domanda di questi giorni, così da non fare mancare i loro prodotti dagli scaffali. E che dire del delivery, le società specializzate nelle consegne a domicilio, ottima alternativa per quanti temessero di mettere piede fuori dalla porta di casa?

Psicosi insensata

Nessuno rischia di rimanere a corto di cibo, anche perché la filiera produttiva non è più quella degli anni Quaranta, quando effettivamente la fame fece capolino in diverse parti d’Europa per carenza di cibo in commercio. Ma allora era tutto il continente ad essere devastato da bombardamenti, rappresaglie e distruzioni, mentre adesso, anche solo ipotizzando per puro caso studio che in Italia non vi fosse sufficiente produzione di un qualche bene (e per quale motivo, poi?), dal resto del mondo ce ne arriverebbe quasi in tempo reale nelle quantità desiderate.

Tra le scene più comiche, c’è la lite tra due signore alla cassa di un supermercato Esselunga ad Arezzo e che ha richiesto l’intervento dei carabinieri. Sapete per cosa? Un barattolo di fagioli. L’Arma, che avrebbe da occuparsi della nostra sicurezza, è stata scomodata per una cosiddetta “zuffa” tra comari. E continuando con la comicità, è emerso che, pur avendo svuotato gli scaffali meneghini, nemmeno in piena psicosi i clienti dei supermercati hanno portato a casa le penne lisce. Perché va bene il rischio di quarantena, ma in ogni caso bisogna mangiare come si deve e le penne non rigate fanno colare via il sugo, risultano scomode. Peggiore pubblicità per questo tipo di pasta non poteva esistere.

Coronavirus, supermercati presi d’assalto ma nessuno vuole le penne lisce

Economia italiana a rischio

Tornando semi-seri, la psicosi non è un fenomeno di cui snobbarne gli effetti. I carrelli riempiti fino all’inverosimile fanno da contraltare alle scene di strade, stazioni e piazze deserte in pieno centro a Milano e durante le ore di punta.

Riuscire a parcheggiare l’auto in città a febbraio, quando normalmente accade solo in piene ferie estive ad agosto, è senz’altro conseguenza di scuole e università chiuse e delle disposizioni di molte aziende, che hanno concesso o imposto ai dipendenti di lavorare da casa, ma al contempo segnala anche il clima di suggestione collettiva e che rischia di provocare danni reali e duraturi alla nostra economia.

La ridotta socialità, inevitabile in questa e nelle prossime settimane, si tradurrà in minori uscite nei locali, eventi soppressi o rinviati, cioè in un calo generalizzato dei consumi. Pensate solo che l’aperitivo di primissima sera a Milano tenderebbe a incidere per un buon 15% dell’intero fatturato dei negozi. Poiché alle 18 è scattato il coprifuoco per i locali lombardi, significa che molte attività accuseranno grossi problemi di fatturato, a fronte di costi che difficilmente nel breve caleranno proporzionalmente. Intervistato dalla TV pubblica un tassista milanese ha spiegato di non avere paura di stare a letto anche due o tre settimane per il Coronavirus, quanto di non riuscire ad arrivare alla fine del mese. E ha ragione.

Il Coronavirus dilaga al nord e la recessione per l’Italia è alle porte

La psicosi piano piano passerà, speriamo prima di subito, ma le bollette rimarranno lì e arriveranno puntuali come ogni brutta notizia. E non basteranno discorsi strappalacrime per evitarle, perché sia esso la banca, il padrone di casa, la compagnia elettrica o telefonica, la società del gas o il dentista, pretenderà di essere pagato come prima, più di prima. Nel frattempo, però, la paura avrà fatto sì che un ragazzo che serve ai tavoli per mantenersi agli studi sia stato lasciato a casa, che a una baby sitter sia stato detto che, grazie alla chiusura contestuale di scuola e azienda, a badare al bambino in casa ci pensano i genitori e che a una guida turistica sia stato dato il benservito.

Impatto duro sul turismo

L’Italia si stava avviando verso la recessione già dagli ultimi mesi dello scorso anno, ma l’emergenza Coronavirus sta amplificando la contrazione del pil.

Non saranno effetti “one shot”, perché il danno d’immagine che come meta turistica stiamo accusando in questi giorni durerà nei mesi e ci priverà di parte degli arrivi dall’estero, quelli che sono fioccati negli ultimi anni, anche per le disgrazie verificatesi in casa d’altri, come gli attentati in Francia e l’allarme terrorismo in Tunisia, Turchia ed Egitto. Il conto ci sta tornando indietro e rischia di mostrarsi salato, proprio quando avevamo bisogno di uno spiraglio sul fronte esportazioni per compensare la debolezza del mercato domestico.

Il turismo forma almeno il 13% del nostro pil e non dovremmo poterci permettere di offrire al mondo un’immagine di noi patetica, al limite del grottesco. Quando si affrontano le emergenze, si dice che non sia il caso di polemizzare sulle responsabilità che le abbiano provocate. Ma quando tutto questo film sarà ai titoli di coda, la prima cosa di cui avremo bisogno sarà che qualcuno accenda la luce in sala e individui chi abbia proiettato la pellicola. E ancora meglio sarebbe che quel qualcuno, in un impeto di dignità per sé stesso, togliesse il disturbo da solo, senza il bisogno di essere prelevato in maniera imbarazzante dalla maschera.

Viaggi in Italia sconsigliati: i paesi che ci mettono in quarantena

[email protected] 

 

Argomenti: ,