Emergenza Coronavirus, ecco come evitare di pagare Amuchina su Amazon a 22,50 euro a confezione

I prezzi dei prodotti legati all'emergenza Coronavirus s'impennano e infuriano le polemiche, come sempre accade in questi casi. Vediamo come funziona su internet.

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I prezzi dei prodotti legati all'emergenza Coronavirus s'impennano e infuriano le polemiche, come sempre accade in questi casi. Vediamo come funziona su internet.

E’ psicosi da Coronavirus. Se da Milano e provincia sono arrivate le immagini di scaffali e banconi dei supermercati svuotati dalla corsa agli acquisti di molte famiglie, preoccupate di finire a secco di cibo per il caso di un divieto regionale all’apertura dei negozi, uno dei prodotti che sta scarseggiando di più e in tutta Italia è l’Amuchina. Il disinfettante per pulire le mani e venduto anche come spray per il bagno è comparso su Amazon venduto alla bellezza di 22,50 euro a confezione. Per l’esattezza, 109 euro per 4 pezzi. Di norma, il prodotto si compra a 3 euro. La casa farmaceutica che lo produce è Angelini Pharma, che ci tiene a fare sapere di essersi impegnata non solo ad aumentare l’offerta per rispondere all’esplosione della domanda, ma anche di non avere variato i prezzi per i suoi canali di vendita diretti.

Coronavirus, prezzi mascherine e Amuchina alle stelle

Il boom dei prezzi alla vendita riguarda, quindi, solo alcuni rivenditori non legati alla casa farmaceutica. Su internet è molto più probabile di incorrere in aumenti anche sproporzionati. E’ il “dynamic pricing”, una pratica vigente da anni sulle piattaforme online e che è stata almeno in parte regolamentata dall’Unione Europea. Per capire in cosa consista, dovete, anzitutto, sapere che ogni utente viene “profilato” sulla base delle sue ricerche e delle miriadi di informazioni che invia in rete in relazione alle sue preferenze.

Come funziona il “dynamic pricing”

Avete presente quei fastidiosi “cookies” che ci compaiono in fondo a una pagina, quando navighiamo su un sito web su cui non eravamo prima entrati? Nessuno di noi realmente legge mai quanto vi sia scritto sopra, eppure cliccandovi sopra “OK” stiamo autorizzando il trattamento e la vendita dei dati raccolti con la navigazione.

E questi consentiranno alle società commerciali di venderci prodotti e servizi a prezzi quanto più attinenti ai nostri gusti. Esempio: cerco su Google le parole “vacanza Grecia” e il motore di ricerca capisce che sono intenzionato ad andare in vacanza e preferibilmente in Grecia. Per questo, mi fa comparire nei siti in cui entro banner legati a questo argomento.

Qual è il problema e cosa c’entra Amuchina? Ebbene, quando prenoteremo su un sito di viaggi una vacanza per la Grecia, ci compariranno le offerte tendenzialmente meno convenienti, perché si presume che siamo portati a spendere di più per questa meta, avendola cercata in rete. Il “dynamic pricing” è qualcosa di ancora più complesso, perché tiene conto, oltre alle nostre preferenze individuali, di quelle del mercato nel momento dato, di fattori oggettivi come il meteo e dei prezzi praticati dalla concorrenza. Se ho cercato “acquisto Amuchina” o “Amuchina effetti disinfestanti” su Google e successivamente entro su Amazon per acquistarne qualche confezione, mi compariranno con ogni probabilità le offerte più dispendiose.

Shopping online, le nuove regole

Poiché in questi giorni i virologi ci hanno bombardato di inviti a disinfettarci bene le mani e hanno spesse volte utilizzato il termine Amuchina per indicare un prodotto consigliato allo scopo, le ricerche online sono schizzate letteralmente e sono state captate dall’algoritmo che si cela dietro alla pratica di “pricing”, il quale a sua volta ha innalzato così i prezzi, nella considerazione che la maggiore domanda giustifichi i rincari. Probabile, poi, che non in tutta Italia una confezione di Amuchina venga venduto a costi così esorbitanti. Un residente in Sicilia, regione ad oggi non colpita dal Coronavirus, potrebbe visualizzare offerte ben più economiche, anche inferiori a 5 euro a confezione. Chi effettua la ricerca dalle aree a rischio, invece, troverà ben altri prezzi.

Come evitare di spendere troppo?

C’è modo per evitare di essere spennati? Nei limiti del possibile, sì.

Quando si cerca un prodotto o un servizio online, bisogna farlo con un dispositivo preferibilmente non ricollegabile a quello con cui successivamente vorremmo effettuare l’acquisto. O se si usa lo stesso dispositivo, almeno che la ricerca avvenga attraverso la modalità in incognito e meglio con un altro browser. Inoltre, non dare il consenso ai numerosi cookies che ci spuntano come funghi nei siti che visitiamo, così da non autorizzare la cessione dei nostri dati. Non basterebbe in casi come questi ad evitare l’offerta di Amuchina a oltre 20 euro, visto che i prezzi risentirebbero ugualmente del boom di ricerche e di domanda sul mercato, ma almeno avremmo limitato i danni per quanto ci riguardi sul piano prettamente individuale.

Infine, basterebbe non cedere alla psicosi e rinunciare ad acquistare compulsivamente Amuchina o mascherine protettive. Non solo i negozi fisici avranno tutta la convenienza a riempire al più presto gli scaffali dei prodotti iper-richiesti, ma anche quelli online a venderli a prezzi quanto meno “imbarazzanti” possibile. Un rivenditore che venisse ricordato per avere “speculato” su un’emergenza con rincari ingiustificati non sta facendosi una buona pubblicità per il futuro. Finita la psicosi, la perdita d’immagine ne colpirebbe i guadagni. E per evitare che ciò accada, le stesse piattaforme online correranno presto ai ripari. Gli “sciacalli” non piacciono a nessuno, specie quando si parla di salute.

Truffa senza precedenti per pubblicità online

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