'Emergenza Coronavirus, con rischio di seconda ondata verso un'economia di resistenza

Emergenza Coronavirus, con rischio di seconda ondata verso un’economia di resistenza

I depositi bancari a marzo sono aumentati di 9 miliardi di euro, segnalando come le famiglie italiane inizio a concentrarsi sulla spesa di pura sussistenza e probabilmente anche dopo la fine del "lockdown".

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I depositi bancari a marzo sono aumentati di 9 miliardi di euro, segnalando come le famiglie italiane inizio a concentrarsi sulla spesa di pura sussistenza e probabilmente anche dopo la fine del

A marzo, i depositi bancari sono aumentati di 9,2 miliardi a 1.593,4 miliardi di euro in Italia. Per contro, le obbligazioni bancarie sono diminuite di altri 5,2 miliardi, scendendo a 231 miliardi. Al netto, quindi, le banche italiane hanno incrementato la raccolta di 4 miliardi, portandola a 1.824,4 miliardi. Marzo è stato il primo mese di “lockdown”, per quanto la messa in quarantena dell’Italia non abbia riguardato l’intero mese. Saremmo portati a credere che i risparmi siano scesi, visto che milioni di persone non hanno potuto lavorare e si sono dovuti accontentare di cassa integrazione o bonus da 600 euro nel caso delle partite IVA.

Se la crisi dell’economia porterà alla deflazione, ecco cosa dovremmo aspettarci

Il dato in sé appare, quindi, sorprendente. Eppure, sotto molteplici aspetti non lo è, per quanto vada irrobustito con l’andamento di aprile, che confermerà o smentirà la dinamica. In effetti, come valutare questi oltre 9 miliardi di depositi bancari? Anzitutto, sarebbero il frutto dei disinvestimenti, come segnala lo stesso dato delle obbligazioni bancarie, il cui calo in valore assoluto risulta il maggiore degli ultimi anni. A marzo, però, sono crollati i mercati finanziari, con azioni e bond ad essere implosi in tutto il mondo. Probabile, quindi, che molti investitori italiani abbiano liquidato i loro portafogli, almeno parzialmente, oppure che non abbiano puntato su alcun asset, incrementando la liquidità disponibile, in attesa di tempi migliori.

Non è l’unica spiegazione. Il lockdown da un lato riduce i redditi delle famiglie, dall’altro ne comprime pure le spese. Queste sono concentrate da due mesi essenzialmente sui generi alimentari, mentre i consumi di carburante, di servizi come il trasporto pubblico, ristorazione, etc., sono stati quasi azzerati.

E per quanto, rinchiusi in casa, abbiamo avuto la tendenza a comprare più cibo al supermercato, sappiamo che la quota destinata a questa voce di spesa incide per una percentuale nemmeno elevata del reddito medio. E pur scontando un calo generale di quest’ultimo, i risparmi saranno verosimilmente aumentati.

Prudenza in vista di possibile seconda ondata

Ecco cosa spiegherebbe l’aumento dei depositi bancari. Le famiglie si sono recate meno agli ATM per prelevare denaro, così come hanno utilizzato meno la carta di credito e il bancomat ai POS. Questo fenomeno di per sé non sarebbe destinato a concludersi con la fine del lockdown. I virologi, che in questa fase di emergenza non si sono certamente distinti per chiarezza di idee ed espositiva, avvertono che una seconda ondata di contagi sarebbe molto probabile, per non dire quasi certa con l’arrivo dell’autunno prossimo. Tutti speriamo che non sia così, ma allo stesso tempo ci teniamo pronti al peggio.

Per questo, anche quando potremo finalmente tornare ad uscire dappertutto e senza portarci dietro le autocertificazioni, pur rispettando alcuni obblighi come l’uso della mascherina e il rispetto delle distanze sociali, non aumenteremo i consumi ai livelli pre-Coronavirus. La prudenza sarà il fattore che accomunerà gli italiani di tutte le classi sociali e di ogni regione e provincia. In tanti, al contrario, approfitteremo del ritorno al lavoro per mettere da parte qualcosa per i mesi che verranno e non rimanere a zero, oltre che per pagare spese arretrate, come affitti, bollette, prestiti e mutui. Non tutti potremo farlo, perché i posti di lavoro perduti saranno tanti, specie nel commercio al dettaglio e nelle attività turistico-alberghiere, ristorazione e bar compresi.

Ci sarà inflazione o deflazione dopo l’emergenza Coronavirus?

I consumi verranno ridotti allo stretto essenziale, dando vita a quella che potremmo definire un’economia di quasi pura sussistenza, in cui ci sarà scarso spazio per spese legate allo svago, all’intrattenimento e al “superfluo”. Un po’ come quando si è in guerra, insomma.

Non che non ci sia la voglia di divertirsi, ma lo si farà con parsimonia, perché nessuno vorrà sprecare questi mesi di apparente tregua del virus per risparmiare il più possibile. Per gli indicatori macro, la prospettiva a breve appare terribile. Il crollo dei consumi si trascina dietro il pil, incidendovi i primi per quasi il 60% in Italia. E il crollo del pil determina quello delle entrate fiscali, con la conseguenza di aggravare la condizione finanziaria dello stato nel caso malaugurato di una seconda ondata, quando ci sarebbe ancora meno liquidità di oggi per aiutare famiglie e imprese. E se i prezzi di alcuni beni e servizi aumenteranno per la maggiore incidenza dei costi (biglietti aerei, in primis), l’ingresso in una fase di lieve deflazione sembra probabile.

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