Emergenza Coronavirus, Cina in ‘guerra’ contro la crisi dell’economia

La Cina taglia i tassi sui prestiti annuali e chiude un occhio sul sistema bancario e finanziario, temendo un "cataclisma" per l'economia. Il Coronavirus semina il panico a Pechino.

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La Cina taglia i tassi sui prestiti annuali e chiude un occhio sul sistema bancario e finanziario, temendo un

Oltre 1.700 morti e 70.000 contagiati in Cina dal Coronavirus. La pandemia è diventata un’emergenza sanitaria nazionale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che in una prima fase ne aveva ridimensionato la portata, ha stimato nei giorni scorsi che potrebbe coinvolgere fino ai due terzi della popolazione del pianeta, cioè qualcosa come 5 miliardi di persone. Oggi, la Banca Popolare Cinese ha tagliato di 10 punti base al 3,15% i tassi sui 200 miliardi di yuan (26 miliardi di euro) di prestiti a medio-termine (12 mesi) alle istituzioni finanziarie. In questo modo, spera di rinvigorire la liquidità tra le società colpite dallo stop alla produzione di queste settimane, imposto spesso dalle autorità per lo stato di quarantena in cui si troverebbero al momento centinaia di milioni di cinesi.

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I prestiti a medio-termine sono elargiti dalla banca centrale alle controparti finanziarie richiedenti dietro l’esibizione di collaterale di garanzia. A inizio febbraio, l’istituto aveva tagliato i tassi di 10 punti base sulle cosiddette operazioni “reverse repo”, quelle che consistono nell’acquistare titoli obbligazionari da istituzioni finanziarie, rivendendole loro in futuro a prezzi più alti. Il taglio dei tassi in quel caso puntava ad agevolare la richiesta di prestiti alla banca centrale da parte delle banche commerciali, così che a loro volta potessero girarli ad imprese e famiglie, sostenendo la liquidità in questa fase così complicata per l’economia cinese.

E le autorità di vigilanza hanno approvato in tempi record nelle scorse settimane i cosiddetti “Virus bond”, obbligazioni che possono essere emesse dalle società per prevenire o controllare la pandemia con la liquidità così incassata. Il mercato si è mostrato subito disponibile ad acquistarli a rendimenti inferiori di quelli altrimenti pretesi su emissioni della stessa durata e degli stessi soggetti.

Ma Reuters ha calcolato che appena un terzo dei 14 miliardi di yuan emessi alla settimana scorsa risulta effettivamente legato al virus. Per i restanti due terzi, le società starebbero approfittando del nuovo strumento per raccogliere capitali a basso costo e magari rifinanziare debiti in scadenza.

Banche cinesi nell’occhio del ciclone

In effetti, le società che hanno emesso questi bond hanno annunciato che destineranno alla lotta o alla prevenzione del Coronavirus “almeno il 10%” dei proventi raccolti. Fuyao Glass Industry Group, ad esempio, userà un terzo dei 600 milioni raccolti tramite un’emissione triennale per produrre vetro per le ambulanze, mentre Muyuan Foods destinerà circa la metà dei 500 milioni al rimborso dei prestiti e l’altra metà per garantire la produzione di carne suina adeguata con l’esplosione del virus.

Sempre la banca centrale ha chiesto agli istituti di credito di tollerare livelli maggiori di crediti deteriorati per evitare “un cataclisma finanziario”. Del resto, la stessa a novembre aveva pubblicato alcuni dati, secondo i quali nel caso di un rallentamento economico al 4,15%, 17 delle principali 30 banche cinesi avrebbero fallito gli stress test. Considerando che il sistema bancario domestico detiene assets per 41.000 miliardi di dollari, stiamo parlando di cifre mostruosamente alte e tali da far temere per la tenuta della seconda economia mondiale se non si riuscisse a contenere il Coronavirus entro i prossimi mesi.

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E che la pandemia stia seminando il panico in Cina lo segnalerebbe anche la richiesta di qualche giorno fa della banca centrale agli istituti di credito di mettere in quarantena persino le banconote. Esse vanno disinfettate con luce ultravioletta e tenute nei caveau per almeno una settimana, prima di essere rilasciate al pubblico. In cambio, riceveranno 600 miliardi di nuove banconote per evitare che la liquidità circolante crolli e il sistema dei pagamenti s’inceppi.

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