Emergenza casa lenita dal Covid? La Svezia vuole trasformare i negozi in abitazioni

La Svezia vuole approfittare della crisi provocata dall'emergenza Covid per convertire le proprietà commerciali dismesse in future abitazioni.

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Il futuro del mercato immobiliare svedese

La Svezia è al centro delle attenzioni mondiali per la gestione molto “light” dell’emergenza Covid. I detrattori sostengono che Stoccolma abbia puntato a “sacrificare” molte vite umane per tutelare l’economia, raccogliendo risultati insoddisfacenti su entrambi i fronti. I conti si faranno a consuntivo, ma quel che è certo è che anche lo stato scandinavo sta risentendo della crisi sanitaria, la quale ha spento probabilmente per sempre le insegne di molti negozi e ridotto la domanda di superfici per uffici per quando l’allarme pandemia sarà definitivamente rientrato. Un fenomeno che sta riguardando un po’ tutte le economie del pianeta. Sembra, cioè, che il Covid abbia accelerato alcune tendenze latenti, come lo “smart working” e gli acquisti online.

Ebbene, dovete sapere che la Svezia è stata negli ultimi anni tra coloro che maggiormente hanno dovuto affrontare il problema dell’emergenza abitativa, specie nell’area della capitale. Vuoi per la crescita della popolazione, sostenuta dall’immigrazione (anche interna, in direzione di Stoccolma), per le politiche fiscali molto favorevoli all’acquisto di casa, tra cui generose detrazioni delle rate dei mutui, vuoi anche per i bassissimi costi di questi ultimi, la domanda di case ha di molto superato l’offerta. Oltretutto, la costruzione di nuovi immobili è risultata cronicamente insufficiente, a causa delle rigide regolamentazioni ambientali vigenti un po’ in tutta la Scandinavia. Risultato: mancano all’appello 140 mila abitazioni e i prezzi degli immobili sono mediamente rincarati di oltre il 160% negli ultimi 15 anni, spingendo le famiglie svedesi all’iper-indebitamento per potersi permettere un tetto di proprietà sopra la testa.

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La possibile svolta svedese sulla casa

Ma gli scandinavi fiutano ogni occasione valida per risolvere un problema e così adesso il governo vorrebbe sfruttare l’emergenza Covid per risolvere quella della casa.

Come? Ammorbidendo le leggi per consentire agli immobili commerciali dismessi di essere convertiti in abitazioni. Le istituzioni locali e nazionali stanno assistendo alla chiusura di molti negozi, non solo perché la gente resta a casa (in Svezia non esiste un vero “lockdown” coercitivo) per limitare le occasioni di contagio, ma anche perché sta esplodendo lo shopping online. Secondo PostNord, l’operatore postale svedese, quest’anno il fatturato derivante dagli acquisti su internet dovrebbe crescere del 40%.

Gli stessi uffici non riprenderanno a lavorare come prima. Si stima che su 5 milioni di lavoratori, 1 milione resterà a lavorare in “smart working”. Cifre altissime per una popolazione che supera di poco i 10 milioni di abitanti. L’impatto sull’immobiliare commerciale sarà rilevante, ma a questo punto la Svezia si ritroverebbe con uffici e negozi vuoti e famiglie in cerca di una casa. Non sarà sempre possibile per ragioni igienico-sanitarie e di viabilità trasformare i primi in abitazioni, ma qualcosa la si può rimediare.

Non sarà risolto solo così il problema casa, che necessariamente dovrà passare anche per un aumento delle concessioni edilizie, ma forse finiranno i tempi in cui un immobile risulti venduto prima ancora che il proprietario riesca a pubblicare l’annuncio e le famiglie trascorrono finanche un anno o più a cercare qualcosa da comprare. Sono scene consuete nella Stoccolma degli ultimi anni e che la pandemia potrebbe già aver archiviato o almeno ridotto di frequenza e gravità. Spunti per altre realtà con problemi simili, come l’Olanda e il sud-est dell’Inghilterra. Anche a Londra da anni non si riesce a trovare casa, se non a prezzi esorbitanti, tant’è che la classe media è stata nei fatti “espulsa” dalla metropoli e ricacciata in periferia. Tutto ciò appartiene forse al passato o tutt’al più al presente, non anche al futuro post-Covid.

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