Elon Musk di Tesla apre ai Bitcoin: “favore da 1.000 miliardi agli azionisti”

Il fondatore di Tesla vorrebbe convertire parte degli assets societari nella "criptovaluta". Sarebbe un ulteriore passo in avanti verso il definitivo boom della moneta digitale.

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Milionario grazie a Tesla

Qualcuno l’ha definito il T-Day, cioè il giorno di Tesla. In effetti, oggi entra ufficialmente a far parte dell’indice S&P 500, il principale a New York e, ça va sans dire, nel mondo. Ci entrerà con una capitalizzazione di quasi 660 miliardi di dollari, tra le più alte di tutto il globo, dopo avere guadagnato quest’anno ben il 708%. E fu così che Elon Musk, fondatore e azionista di riferimento della società di auto elettriche, è diventato il secondo uomo più ricco del pianeta, dietro solamente a Jeff Bezos di Amazon. Chi lo segue sui media, sa che il personaggio è stravagante e che la riservatezza non gli appartiene, tant’è che tempo fa la SEC gli intimò di non spifferare dati riservati sui social, altrimenti avrebbe rischiato finanche gli arresti.

Elon Musk è il secondo più ricco al mondo, altro record per Tesla

Ma Musk non è un tipo che cambia facilmente il suo modo di fare e su Twitter ha avuto uno scambio di battute assai interessante con Michael Saylor, CEO di MicroStrategy, società finanziaria che negli ultimi mesi sta investendo pesantemente sui Bitcoin, contribuendone al boom delle quotazioni (+231% quest’anno). E Saylor ha suggerito a Musk quanto segue: “se vuoi fare un favore da 100 miliardi di dollari ai tuoi azionisti, converti il bilancio (di Tesla, ndr). Altre società dell’indice S&P 500 seguirebbero il tuo esempio e nel tempo diverrebbe un favore da 1.000 miliardi”. Saylor sottintendeva che parte del bilancio di Tesla dovrebbe essere tramutato dai dollari nella “criptovaluta”.

La tentazione crescente tra le società

Peter Schiff, investitore in oro, ha dichiarato che Saylor, essendo coinvolto in uno schema piramidale, starebbe reclutando nuovi acquirenti per sostenere il valore dei Bitcoin a bilancio.

Altri investitori e analisti si sono appellati pubblicamente a Musk, affinché non cada nel “tranello” della moneta digitale. Comunque sia, passare dalle parole ai fatti sarebbe molto complicato. Musk non è il padre padrone di Tesla, non può fare quel che vuole degli assets societari, meno che mai metterli a repentaglio. Le autorità di vigilanza come la SEC non permetterebbero mai e poi mai investimenti di così grossa entità in un asset che continua a rimanere ignoto e incontrollato.

Tuttavia, gli scambi di idee sui Bitcoin hanno confermato che tutto il mondo della finanza inizia a guardare con reale interesse alla moneta digitale, la quale fino a pochi mesi fa era oggetto delle attenzioni quasi esclusivamente di qualche smanettone informatico e guardata con estremo sospetto da Wall Street. Il solo fatto che Musk paventi di poter convertire in futuro una parte dei suoi assets in Bitcoin alimenta quella corsa all’acquisto tra le case d’investimento, alla base del boom dei prezzi dal giugno scorso. Oggi, un’unità si acquista intorno ai 23.400 dollari. Ieri, è stato toccato un nuovo massimo storico a poco meno di 24.300 dollari.

La questione è tutt’altro che relegata a qualche manager bizzarro come Musk. Le azioni americane, così come in grossa parte del pianeta, si mostrano sopravvalutate da tempo, se rapportate agli utili maturati dalle società. La stessa Tesla quota oggi a oltre 681 volte gli utili, nettamente sopra la media di 37,38 dell’indice S&P 500, già di per sé nettamente superiore alla media storica. Creare valore a favore degli azionisti sta diventando sempre più una sfida complicata e il numero dei CEO tentati dal puntare sui Bitcoin per ovviare al problema cresce principalmente per questo. L’offerta limitata della “criptovaluta” alletta i finanzieri, i quali per salire a bordo di questa nuova nave hanno bisogno che lo facciano un po’ tutti, perché solo il possesso e la fiducia diffusi eviterebbero brutti scherzi.

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