Elon Musk ci insegna perché i poveri rischiano di restare sempre poveri

E' boom in borsa per Tesla, che supera per capitalizzazione tutti i principali concorrenti maturi. E' il segno che bisogna cogliere le opportunità.

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Cosa ci dice la storia di Elon Musk?

In questi giorni, rimbalza in tutto il mondo la notizia che Elon Musk abbia superato per ricchezza il fondatore di Microsoft, Bill Gates. L’inventore di Tesla, la prima casa automobilistica a produrre esclusivamente vetture elettriche, dispone adesso di un patrimonio (virtuale) di 128 miliardi di dollari, secondo solo a quello di Jeff Bezos, patron di Amazon, che spadroneggia con 182 miliardi. Quest’anno, il titolo Tesla in borsa ha guadagnato il 545%, arrivando a una capitalizzazione di mercato di oltre 525 miliardi, pari a 100 in più di Ford, FCA, Bmw, Volkswagen, Daimler, General Motors, Honda e Ferrari messe insieme.

Chiamatela pure bolla finanziaria, ma la creatura di Musk non è l’unica ad avere esibito in questi mesi di depressione economica mondiale performance strabilianti. La piattaforma per le videochat Zoom ha messo a segno un rialzo del 522%, Amazon ha segnato un altro 64%, Apple il 53%, Netflix il 46% e Facebook il 32%. Per non parlare di un asset ancora guardato dai più con estremo sospetto, cioè Bitcoin. La criptovaluta per eccellenza ha guadagnato il 165%, riacciuffando in questi giorni i massimi storici segnati a fine 2017.

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Il mondo cambia velocemente

Cosa sta accadendo? Il mondo è in piena trasformazione. Alcuni comparti dell’economia stanno cedendo più velocemente di quanto pensiamo il passo a quelli nuovi. I negozi su strada chiudono per mancanza di clienti, al netto della pandemia, mentre quelli online vivono la loro primavera. Le TV tradizionali lottano per contenere la caduta dello share e del fatturato pubblicitario, mentre le pay tv avanzano e dominano sempre più. Si guidano meno auto a benzina o diesel e sempre più elettriche, si fanno meno riunioni in presenza e ci si vede sempre più in teleconferenza per discutere di lavoro o persino per fare lezione.

A questo aggiungiamo che le banche centrali stanno iniettando da anni sui mercati liquidità a più non posso. Il 60% del PIL mondiale è prodotto oggi in economie con tassi d’interesse fissato sotto l’1%, tra cui la quasi totalità di quelle avanzate. E buona parte del pianeta vive sotto i tassi negativi. Dunque, parte di questi boom in borsa sono frutto senz’altro della “droga” monetaria somministrata dagli istituti per tenere a bada i debiti pubblici e corporate e per sostenere le economie. Tutto vero, ma nel frattempo chi detiene un portafoglio azionario differenziato si arricchisce, tutti gli altri lamentano l’assenza di remunerazione per i loro risparmi.

Secondo l’Abi, a ottobre sui conti bancari italiani risultava depositata liquidità per 1.714 miliardi di euro, 32 in più rispetto a settembre e +149 su base annua. Al netto del trend correlato in tutto il mondo alla pandemia, non possiamo negare che da anni ormai i conti in banca in Italia scoppino di salute, a fronte di un’economia collassata e di tassi azzerati. In pratica, le famiglie si tengono liquide senza percepire un solo euro dai loro risparmi, anzi rimettendoci tra inflazione (pur bassissima), imposta di bollo e canone annuale.

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La differenza tra ricchi e poveri

Perché succede questo, se in borsa ci prospettano guadagni anche a tre cifre in pochi mesi? Perché non siamo tutti uguali. E non stiamo parlando di un fenomeno senz’altro veritiero, come la scarsa educazione finanziaria delle famiglie italiane, quanto al fatto che non tutti possiamo nella vita permetterci di rischiare. Al di là della diversa propensione al rischio, frutto del modo in cui ciascuno di noi si pone verso la vita, un padre di famiglia a reddito fisso e con disponibilità finanziarie limitate trova difficile mettere a repentaglio i suoi spiccioli, frutto di sacrifici spesso anche di lungo corso, pur consapevole che scommettendo sulla borsa otterrebbe potenzialmente di gran lunga maggiori soddisfazioni che parcheggiare il denaro in un conto bancario infruttifero.

Chi di capitali ne ha tanti, invece, può permettersi di rischiare, di stringere i denti e tapparsi le orecchie nelle giornate in cui i listini azionari crollano e tutto sembra perduto. Perché bolla o non bolla, la storia ci insegna che chi la dura la vince. L’indice S&P 500 ha guadagnato negli ultimi 40 anni la media dell’8,5% all’anno, qualcosa come oltre il 2.500%. E’ stata così ampiamente battuta l’inflazione americana, che nello stesso periodo è stata mediamente del 2,9% annuo. Pensate che persino l’oro non ha tenuto il passo con la crescita dei prezzi al consumo. Se avessimo comprato un lingotto alla fine del 1980, oggi ci ritroveremmo in mano un valore di circa il 7% più basso, al netto dell’effetto cambio.

Dunque, nel migliore dei casi il piccolo risparmiatore avverso al rischio percepirà nel lungo periodo un rendimento pari o di poco superiore al tasso d’inflazione, di fatto riuscendo semmai a conservare il valore reale dei suoi risparmi. Viceversa, il detentore di grossi capitali propenso al rischio riesce a far lievitare il suo gruzzolo in termini reali, arricchendosi sempre di più, a fronte di una parte consistente del mercato che a stento mantiene lo stesso standard di vita. E così, alcuni riescono a fare soldi insieme agli Elon Musk, molti altri si limitano a invidiarli. Ed ecco che davvero di questo passo i poveri resteranno sempre poveri, mentre i ricchi aumenteranno le distanze dal resto della popolazione.

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