Elkann padrone di Repubblica, De Benedetti esce di scena: il risiko dell’editoria continua

La holding della famiglia Agnelli ha rilevato il controllo del Gruppo L'Espresso, sottraendolo alla famiglia De Benedetti, la quale di fatto esce di scena dopo 30 anni dall'editoria italiana. Per il giornalismo significa tanto.

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La holding della famiglia Agnelli ha rilevato il controllo del Gruppo L'Espresso, sottraendolo alla famiglia De Benedetti, la quale di fatto esce di scena dopo 30 anni dall'editoria italiana. Per il giornalismo significa tanto.

Fine dell’era De Benedetti nel panorama giornalistico italiano dopo quasi 30 anni. Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli ed Elkann, ha rilevato da Cir a 0,46 euro per azione il 43,8% detenuto in Gedi, la società che controlla il Gruppo L’Espresso e in cui già era presente da due anni con una quota di circa 6%. L’operazione sarà finalizzata entro il primo trimestre del 2020, successivamente alle autorizzazioni ottenute dall’Antitrust italiano e quello europeo. Cir continuerà ad essere presente in Gedi con il 5% dopo che la newco creata ah hoc da Exor avrà lanciato una OPA sul capitale rimanente non posseduto, pari a poco oltre il 50%. Il costo dell’operazione è stato annunciato in 102,4 milioni di euro. A conti fatti, ne serviranno circa altrettanti nel caso in cui tutti gli azionisti di minoranza, tra cui circa il 5% della famiglia Perrone, decidessero di aderire all’offerta.

L’alleanza tra Agnelli/Elkann e i De Benedetti era stata siglata già nel 2017, quando era avvenuta la fusione tra Itedi (società editrice di La Stampa Il Secolo XIX) e L’Espresso-Repubblica. L’anno prima, Exor era uscita dal Gruppo Rcs, che edita tra gli altri Il Corriere della Sera, il cui controllo fu rilevato dall’imprenditore torinese Urbano Cairo. A ottobre scorso era arrivata la svolta traumatica con l’offerta lanciata dall’Ingegnere Carlo De Benedetti per tornare a controllare Gedi a 0,25 euro per azione, giudicata “irricevibile” dai figli Rodolfo e Marco e segnalando uno scontro plateale in famiglia.

Cosa succederà al giornalismo italiano? Inutile minimizzare la portata dell’evento. I De Benedetti erano stati un riferimento per l’editoria nazionale negli ultimi decenni. La loro opposizione a Silvio Berlusconi fu sempre dura sul piano degli interessi aziendali (vedasi l’infinito processo sul cosiddetto “lodo Mondadori”) e politico, con Repubblica ad essere divenuto il principale quotidiano per l’elettorato progressista e contro il centro-destra del Cavaliere, sebbene in tanti abbiano negli ultimi tempi lamentato che forse abbia contribuito a segnare il declino nei consensi per la sinistra con una linea molto votata alla difesa di un establishment lontano dai sentori popolari.

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Crisi di De Benedetti legata alla fine del berlusconismo?

Solo in apparenza può sembrare paradossale che la crisi di lettori e fatturato per il Gruppo L’Espresso sia avvenuta in coincidenza con la fine del berlusconismo. Venuta meno la “vittima” delle proprie campagne di stampa, la stessa linea editoriale è parsa poco solida e lo spostamento dei consensi dalla sinistra al Movimento 5 Stelle ha spinto milioni di italiani a cambiare preferenze nella lettura degli articoli, in molti casi a vantaggio de Il Fatto Quotidiano, anch’esso ultimamente in crisi con il crollo dei 5 Stelle. E così, nei primi 9 mesi dell’anno i ricavi hanno chiuso in calo del 6% a 441,5 milioni, frutto del -4,8% accusato dalle vendite e del -7% dalla pubblicità.

Di certo, mettendo le mani su quotidiani di peso come Repubblica, la famiglia Agnelli/Elkann disporrà di una cassa di risonanza ancora più forte per i propri interessi aziendali, che vanno dal Gruppo Fiat Chrysler Automobiles alla Juventus. Oltre alla stampa, anche Radio Capital e Radio Deejay faranno parte della galassia di Exor. L’inizio di una nuova era, la fine vera della Seconda Repubblica.

E il derby Juve-Torino si sposta già nell’editoria, con Cairo a poter vantare oltre al Gruppo Rcs anche il possesso di reti televisive come La 7, mentre la famiglia Berlusconi cerca riparo in Olanda per sfuggire alle mire espansionistiche dell’ex amico bretone Vincent Bolloré, essendosi liberata già del settimanale Panorama, ceduto un anno fa all’ex direttore de Il Giornale Libero, Maurizio Belpietro.

Un mondo in subbuglio, insomma, dove le vecchie famiglie hanno dovuto cedere il passo a nuovi attori, essendosi dimostrate poco capaci di gestire appieno il passaggio all’era di internet e di captare le preferenze dei lettori nella nuova era dell’informazione veloce.

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