Elezioni, chi vince e chi perde in Europa e nel mondo con i risultati di ieri

I risultati eclatanti delle elezioni politiche in Italia provocano sconfitti e vincitori anche nel resto del mondo. Vediamo chi guadagna e chi perde dal boom di Luigi Di Maio e Matteo Salvini e dal flop pauroso di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I risultati eclatanti delle elezioni politiche in Italia provocano sconfitti e vincitori anche nel resto del mondo. Vediamo chi guadagna e chi perde dal boom di Luigi Di Maio e Matteo Salvini e dal flop pauroso di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Matteo Renzi avrebbe annunciato le dimissioni da segretario del PD, sebbene il suo portavoce abbia smentito. Per il momento, il giallo rimane, ma poiché il Nazareno ha annunciato il cambio della guardia con un crollo dei consensi sotto il 20% e visto che il PD starebbe persino sotto il 19%, l’addio alla segreteria sarebbe praticamente scontato. Dall’altra parte, non se la passa benissimo Silvio Berlusconi, che si è visto scavalcare nel centro-destra dalla Lega di Matteo Salvini. La sua Forza Italia avrebbe almeno 3 punti percentuali in meno del Carroccio in entrambe le Camere. Si tratta di due sconfitte, quelle dei due ex premier, con ripercussioni internazionali piuttosto evidenti. In favore di Berlusconi era scesa piuttosto palesemente in campo l’Europa nelle ultime settimane, con la cancelliera Angela Merkel a ricevere il Cavaliere a febbraio a Bruxelles e il suo braccio destro Manfred Weber, capogruppo del PPE all’Europarlamento, a definirlo “statista” e a scendere a Roma di recente per mostrargli sostegno pubblico da parte della principale famiglia politica europea.

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Forza Italia aveva indicato Antonio Tajani come candidato premier nel caso di vittoria del centro-destra e di una prevalenza degli azzurri nella coalizione. Da presidente dell’Europarlamento, Tajani aveva accettato ufficialmente solo 4 giorni fa. Il senso della sconfitta berlusconiana, quindi, diventa palese: una batosta alle istituzioni comunitarie, che avevano investito tutto sulle larghe intese PD-Forza Italia o la vittoria del centro-destra a trazione berlusconiana.

Renzi, invece, era stato sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron, che insieme all’ex premier italiano e al centrista spagnola Alberto Rivera intenderebbe creare una sorta di nuova famiglia politica a metà strada tra popolari e socialdemocratici, in modo da ritagliarsi uno spazio politico-elettorale autonomo in Europa, specie in vista della grande spartizione delle cariche comunitarie da qui ai prossimi 18 mesi. Ebbene, l’Eliseo esce anch’esso indebolito, per cui possiamo affermare che con la vittoria degli euro-scettici nella terza economia dell’unione monetaria e della UE a 27, l’asse franco-tedesco si mostra ancora meno forte di quanto già non si avvertisse sulle tensioni politiche interne alla Germania, che proprio ieri ha visto compiere un grande passo in avanti verso il nuovo governo di Grosse Koalition tra conservatori e socialdemocratici, con la base dei secondi ad avere avallato l’accordo.

C’è anche chi vince con il boom dei “populisti”

E ancora, nella lista degli sconfitti figura certamente la Commissione europea, a partire dal suo presidente Jean-Claude Juncker, che qualche settimana fa si era spinto fino a permettersi di dubitare sulla stabilità italiana dopo le elezioni, quasi a ostentare sfiducia verso l’atteso boom delle formazioni euro-scettiche. Bruxelles perde il sostegno incondizionato di Roma, un fatto che peserà politicamente come un macigno nei rapporti tra Italia e istituzioni comunitarie, nonché nei rapporti tra le cancellerie. Quale che sarà il nuovo governo, dovrà includere almeno una formazione tra Lega e Movimento 5 Stelle, ostili alle politiche di austerità fiscale e all’integrazione politica, seppure non più all’euro.

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E qualcuno vince forse? Certo che sì. Il nome di chi può sorridere oggi è Donald Trump. Il presidente americano punta palesemente a dividere la UE, in modo che si crei un blocco anti-tedesco al suo interno. L’obiettivo della Casa Bianca consiste nell’isolare il più possibile la Germania sul piano politico, indebolendola nella sua capacità negoziale su temi come il commercio mondiale e le relazioni tra stati e organismi sovranazionali. Vi ricordate quando nel pieno della campagna presidenziale del 2016 Salvini si recò in America a sostenere Trump e questi gli disse “spero che diventi premier dell’Italia?”. La stampa nostrana ridacchiò, ma poco dopo il tycoon divenne presidente e adesso il leader del Carroccio è di fatto guida del centro-destra e con buone probabilità di diventare premier, se certi movimenti parlamentari in area centro-sinistra andassero nella direzione a lui favorevole. A Trump, poi, Salvini si rifa esplicitamente, come quando propone dazi anti-dumping o una politica più muscolare sull’immigrazione.

Un altro leader internazionale che può certo essere soddisfatto oggi è Vladimir Putin, peraltro alle prese a sua volta con le elezioni presidenziali, il cui esito non dovrebbe portare ad alcun batticuore all’italiana. Sia Salvini che Luigi Di Maio sono notoriamente favorevoli alla soppressione delle sanzioni UE contro la Russia e puntano a stringere rapporti più stretti con Mosca. Va da sé, poi, che tutto ciò che disgreghi la UE dal suo interno è grasso che cola per Putin. Infine, anche Theresa May potrebbe trovare qualche ragione per guardare positivamente ai risultati elettorali italiani. Nella difficilissima gestione della Brexit, la premier britannica dovrà sperare che la controparte politica, ovvero l’asse franco-tedesco, sia quanto più debole possibile. Quanto accaduto ieri a Roma non ha effetti dirompenti su Londra, dato lo scarso peso politico del nostro Paese sullo scenario europeo ormai da anni, ma certo non depone in favore di Berlino o Parigi. Insomma, il nuovo corso italiano crea scompiglio sul piano internazionale. E se Merkel e Macron piangono, Trump e Putin sorridono. E la May forse può sperare di prendere un po’ di fiato.

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Argomenti: Politica, Politica Europa, Politica italiana