Elezioni USA: un punto di stallo o un punto di svolta?

Outlook sull’economia USA con un particolare focus sulle elezioni di medio termine a cura Team EMEA Multi Asset di Bmo Global Asset Management

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Outlook sull’economia USA con un particolare focus sulle elezioni di medio termine a cura Team EMEA Multi Asset di Bmo Global Asset Management

Le elezioni di medio termine sono ormai imminenti, e potrebbero rivelarsi tanto un freno all’attività politica dell’amministrazione Trump quanto un volano per dazi, guerre commerciali, critiche alla Fed e altro ancora.
Il voto di metà mandato determina i membri delle due camere del Congresso, responsabile della promulgazione delle leggi negli USA. Entrambe le camere sono attualmente sotto il controllo dei Repubblicani, ma è probabile che i Democratici ottengano la maggioranza in una delle due, il che renderebbe possibile bloccare tutte le proposte di Trump, impedendone la conversione in legge.

Oltre a porre un freno a piani improduttivi come il muro tra USA e Messico, una maggioranza Democratica potrebbe portare a un blocco delle misure a supporto dell’economia come la spesa per le infrastrutture. L’economia statunitense si trova nel mezzo della seconda fase espansiva più lunga della storia dal secondo dopoguerra e le previsioni individuano nell’ultima parte del 2020 l’inizio della recessione. Queste elezioni saranno l’ostacolo che porta gli USA lungo il sentiero della recessione? Crediamo di no.

Il livello di inflazione è ottimale. Le pressioni inflazionistiche stanno aumentando negli USA ma a un ritmo contenuto. La riduzione del potere sindacale e la crescente concentrazione societaria stanno limitando le pressioni salariali. Il crescente ruolo degli “intangibili”, come il marchio e le tecnologie software, si traducono nella possibilità per le società di aumentare rapidamente l’offerta per rispondere agli aumenti della domanda senza mettere pressione sull’inflazione. Alcune delle società di maggior successo al mondo non utilizzano grandi quantità di capitale convenzionale e spesso non producono nemmeno alcunché di fisico. Si pensi ad esempio a Facebook, che dipende esclusivamente dalla proprietà intellettuale su cui è basato il proprio network. Il crescente ruolo degli intangibili nell’economia USA e in quella globale, con la loro scalabilità pressoché infinita, dovrebbe estendere ulteriormente la durata del ciclo.

Lo spettro della deflazione non è sicuramente scomparso dall’economia mondiale. Anche se l’inflazione sta aumentando nelle economie sviluppate, la pressione negli USA è sotto controllo. La Fed sta giocando d’anticipo e sembra ben indirizzata per evitare gli errori di politica che potrebbero causare una recessione. Se invece le elezioni di medio termine dovessero dare in favore Trump, certe misure, come ad esempio un’escalation delle guerre commerciale, avranno un effetto negativo? Anche in questo caso crediamo di no. L’impatto di una guerra dei dazi sull’economia globale sarebbe limitato, e interesserebbe soprattutto le società cinesi. Tuttavia, le esportazioni di Pechino verso gli USA rappresentano una quota contenuta e in calo dell’economia di Pechino, e sarebbero almeno in parte deviate su altri mercati, soprattutto se verranno implementati i dazi al 25% in programma per gennaio 2019. Un calo della domanda USA di prodotti cinesi dovrebbe in ultima analisi andare a beneficio di altri Paesi più che dei produttori domestici statunitensi.

In termini di asset class globali, un’inflazione benigna e un’economia mondiale solida creano un contesto favorevole per gli asset rischiosi. L’azionario dovrebbe continuare a registrare buone performance, per quanto limitato dall’aumento dei tassi di interesse e soggetto a momenti di volatilità. Abbiamo un posizionamento neutrale sull’azionario emergente in generale. L’obbligazionario governativo potrebbe incontrare delle difficoltà a causa del movimento delle banche centrali, guidate dalla Fed, verso una normalizzazione dei tassi e una riduzione dei propri bilanci. In generale ci aspettiamo una sottoperformance dell’obbligazionario, mentre il credito societario in particolare potrebbe rivelarsi una combinazione negativa di più fattori: gli spread del credito sono troppo compressi e siamo sottopeso sia per quanto riguarda l’obbligazionario corporate dei mercati sviluppati sia per l’obbligazionario emergente.

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Argomenti: Presidenza Trump