Elezioni USA, Trump avanti? Ecco i 2 grandi rischi tra una settimana

I sondaggi sulle elezioni USA registrano un testa a testa tra Donald Trump e Hillary Clinton, ma il vero rischio è il caos istituzionale, che potrebbe scaturire dall'esito (contestato) del voto e dallo spettro di un impeachment.

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I sondaggi sulle elezioni USA registrano un testa a testa tra Donald Trump e Hillary Clinton, ma il vero rischio è il caos istituzionale, che potrebbe scaturire dall'esito (contestato) del voto e dallo spettro di un impeachment.

L’ultimo sondaggio pubblicato ieri da Washington Post/ABC News darebbe il candidato Donald Trump avanti di un punto percentuale rispetto all’avversaria democratica Hillary Clinton: 46% a 45%. Quando mancano 6 giorni alle elezioni USA, la certezza sul nome del vincitore non esiste. La corsa per la Casa Bianca è davvero un testa a testa, anche se stando ai conteggi stato per stato, la ex First Lady otterrebbe un centinaio di grandi elettori in più del magnate, di fatto portandosi a ridosso del “magic number” di 270, quello necessario per diventare presidente.

In effetti, più che il voto popolare in sé, per vincere servirà conquistare la maggioranza dei grandi elettori. Le due cose non coincidono sempre perfettamente; ne sa qualcosa Al Gore, che nel 2000 prese mezzo milione di voti in più, ma un numero inferiore di grandi elettori, perdendo contro George W.Bush.

I mercati finanziari stanno iniziando a scontare non solo l’eventualità sempre meno rara di una vittoria di Trump, ma anche il rischio caos. Già, perché dopo la riapertura delle indagini da parte dell’Fbi a carico della Clinton per lo scandalo sulle email, il vero problema non è solo e né tanto chi vincerà il voto dell’8 novembre, ma cosa accadrà dopo. (Leggi anche: Elezioni USA, e se vincesse Trump?)

La Clinton, se eletta, rischia l’impeachment

Immaginiamo che nonostante tutto, la donna vinca e diventi presidente. Da qui ai prossimi due anni, hanno avvertito già i vertici del Partito Repubblicano, il Congresso sarebbe impegnato nel verificare la sussistenza degli estremi per dar vita a un impeachment contro la Clinton. In sostanza, già al suo ingresso sarebbe una cosiddetta “anatra zoppa”, un presidente dimezzato, con scarsa credibilità nelle trattative con gli altri paesi del pianeta.

Il rischio imminente, però, chiunque vinca, sarebbe un altro, ovvero la contestazione del risultato, se questi dovesse essere con stretto margine. Trump ha già dichiarato nell’ultimo dibattito televisivo di non essere sicuro di voler accettare l’esito delle urne in caso di sconfitta, temendo brogli ai suoi danni.

Lo staff della Clinton ha esternato un’eventualità simile, anche nel caso in cui vinca l’avversario. (Leggi anche: Trump: non so se accetterò il risultato)

 

 

 

Ci aspettano anni di tensioni?

In sostanza, l’8 novembre potremmo assistere a uno scenario da incubo per i mercati, così come anche per la stabilità geo-politica del pianeta: un presidente eletto, ma contestato anche con carte bollate dalla metà degli USA e la prospettiva di un mandato in stile Richard Nixon, con almeno i prossimi due anni concentrati più a discutere dei guai giudiziari della Clinton o anche di Trump, piuttosto che dei problemi degli americani.

L’Fbi potrebbe anche mettere a tacere tutto, una volta che la democratica vincesse, ma nei prossimi giorni dovrebbero uscire nuove intercettazioni “bomba” sulla candidata e difficilmente tutto questo materiale scottante non sarebbe utilizzati dai repubblicani, che avrebbero spunti per farci anni di campagna elettorale contro. Entriamo in una fase abbastanza instabile e pericolosa anche per la stabilità geo-politica mondiale, perché un presidente USA debole in patria potrebbe cercare di uscire dalle difficoltà portando all’esterno le tensioni. (Leggi anche: Economia USA, le due Americhe di Trump e Clinton esistono)

 

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