Elezioni Usa: economia e lavoro mettono a rischio Obama

Nonostante i favori della Fed all'amministrazione Usa, lo stallo nella crescita e la disoccupazione potrebbero mettere a rischio la rielezione di Obama

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nonostante i favori della Fed all'amministrazione Usa, lo stallo nella crescita e la disoccupazione potrebbero mettere a rischio la rielezione di Obama

I verbali dell’ultima riunione del Fomc della Fed, pubblicati a meno di un mese dalle elezioni in Usa e nel pieno del confronto tra Obama e Rommey, non ha fissato i target specifici su inflazione e disoccupazione in Usa, come pure si era paventato alla vigilia, ma alcune indicazioni le ha date lo stesso. E’ stato stabilito, anzitutto, che nell’attuazione del Quantitative Easing 3, la Fed punterà a misure flessibili, in modo da adeguarsi di volta in volta alle condizioni economiche degli USA. Il QE3 è il terzo programma di allentamento monetario in era Obama e a settembre è stato deciso che debba consistere nell’acquisto di obbligazioni garantite da mutui immobiliari, per un controvalore di 40 miliardi di dollari al mese (Brasile – Usa, venti di guerra valutaria. QE3 Fed è un regalo a Obama?) All’interno del board si registrano da tempo resistenze al piano da parte di quanti pensano che le misure adottate dal governatore Ben Bernanke siano una forma mascherata di monetizzazione del debito e che alla lunga porteranno a un’impennata inflazionistica difficile da fermare. Al contrario, il Fomc ha deciso ieri che le misure saranno attuate e che i tassi rimarranno vicini allo zero fino ad almeno la metà del 2015, dato che la crescita del pil viene considerata bassa fino ai prossimi tre anni, insufficiente a creare posti di lavoro e tali da ridurre l’attuale tasso di disoccupazione. Il governatore della Fed di Chicago, Charles Evans, ha anche proposto che l’istituto accetti un’inflazione annua fino al 3%, fino a quando il tasso di disoccupazione non scenderà sotto il 7%. Target specifici, quindi, che sebbene non approvati ufficialmente dal board, rendono l’idea di quali siano le cifre con cui confrontarsi nei prossimi mesi.  

Elezioni presidenziali Usa: nessuno è stato mai rieletto con una disoccupazione all’8%

E l’economia Usa è il tallone d’Achille dell’amministrazione di Barack Obama, quando manca un mese alle elezioni presidenziali. Al dibattito TV a Denver, in Colorado, non è un caso che il presidente in carica sia stato letteralmente stracciato dal rivale repubblicano Mitt Romney, che lo ha incolpato di non avere fatto nulla per ridurre il numero dei 23 milioni di disoccupati in America (Matt Stoller: Un’Analisi del Dibattito Obama-Romney). L’allarme economia è stato lanciato anche dalle agenzie di rating e niente di meno che dal Fondo Monetario Internazionale. Il suo direttore generale, Christine Lagarde, ha messo in guardia contro il pericolo di un “fiscal cliff”, ossia del fatto che gli annunciati tagli alla spesa federale, combinati con l’aumento delle imposte voluto da Obama, possano dimezzare il già basso tasso di crescita del 2013, in precedenza rivisto al ribasso al 2,3%. Il fiscal cliff potrebbe causare una più bassa crescita di 2 punti del pil, qualora vi fossero 600 miliardi di misure fiscali restrittive, con conseguenze economiche negative anche nel resto del mondo. Questo, mentre già ad agosto i consumi di beni durevoli sono crollati di oltre il 13%, contro una previsione del -5%. La strategia di Bernanke, dunque, sembra chiara: più inflazione e meno disoccupazione. Questo porterà inevitabilmente a una perdita di valore del dollaro sui mercati, sebbene i banchieri centrali del Fomc non sembrano intimoriti dal rischio inflazione. E se il pil americano stenta a rilanciarsi convintamente, un altro dato lancia l’allarme sull’appeal dell’economia USA. Uno studio della Foundation ha scoperto che tra il 2006 e il 2012 il numero delle aziende fondate da imprenditori stranieri è sceso dal 25,3% al 24,3% del totale, mentre a Silicon Valley il calo è stato molto più drammatico, passando dal 52,4% al 43,9%. Meno immigrati trasformano le loro idee in imprese negli USA, probabilmente a causa delle politiche “inospitali” degli ultimi anni e che gettano un’ombra lunga, in particolare, sulla capacità del presidente Obama di dare all’economia le giuste risposte di cui ha bisogno. D’altronde, pensare che l’America del futuro sia fatta da più tasse, più inflazione e più regole sul business non corrisponde all’idea che il mondo ha degli USA da sempre. Questo spiegherebbe la minore attrazione di imprenditori stranieri e una disoccupazione inchiodata da anni all’8%. E nessun presidente, ad eccezione di Ronald Reagan nel 1984 (ma i disoccupati erano allora in forte calo), è stato mai rieletto con questi numeri.

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Argomenti: Economia USA