Elezioni USA, Trump versus Clinton: sulle tasse ecco chi offre di più ai poveri

Elezioni USA, Donald Trump accetta la nomination e presenta il suo piano di taglio massiccio delle tasse. Confrontiamolo con quello di Hillary Clinton.

di , pubblicato il
Elezioni USA, Donald Trump accetta la nomination e presenta il suo piano di taglio massiccio delle tasse. Confrontiamolo con quello di Hillary Clinton.

Donald Trump ha accettato ieri sera la nomination del Partito Repubblicano per la corsa alla Casa Bianca ed è, quindi, candidato ufficiale per le elezioni presidenziali USA di novembre, in attesa che a giorni si tenga la convention dei Democrats, che incoronerà Hillary Clinton.

I repubblicani hanno attaccato pesantemente l’ex First Lady, tanto che a Cleveland si leggevano diversi cartelli tra i delegati con su scritto “Lock her up”, “arrestatela”, un chiaro riferimento all’email-gate, lo scandalo delle email private, che da segretario di Stato ha utilizzato tra il 2009 e il 2013 per scopi ufficiali, mettendo a repentaglio la sicurezza nazionale e sul quale il Dipartimento di Giustizia non ha voluto aprire un’inchiesta a suo carico.

Tasse USA, Trump propone un maxi-taglio

Trump si è mostrato più pacato del pubblico sulla questione, limitandosi ieri a rinnovare l’impegno di batterla a novembre. Una cosa, però, ha voluto mettere in chiaro: la Clinton starebbe proponendo un “imponente aumento delle tasse”, mentre egli ha proposto “il maggiore taglio delle tasse proposto tra tutti i candidati in corsa”.

Se la sicurezza è certamente il cavallo di battaglia del candidato repubblicano, che ha promesso lotta all’immigrazione clandestina, al terrorismo islamico, di porre fine alle violenze per le strade dell’America, l’economia non è un tema secondario della sua campagna presidenziale.

Taglio tasse per tutti

Trump ha dichiarato di volere creare lavoro e benessere per tutti gli americani. Vediamo nel dettaglio cosa propone l’immobiliarista 70-enne. Per prima cosa, le aliquote sui redditi delle persone fisiche, che oggi negli USA sono sette e che variano da un minimo del 10% a un massimo del 39,6%, sarebbero ridotte a tre e sarebbero del 10%, del 20% e del 25%.

La cosiddetta “no tax area” sarebbe elevata dagli attuali 6.500 a 25.000 dollari per i contribuenti singoli e da 12.600 a 50.000 dollari per quelli che fanno la dichiarazione congiunta.

La maggior parte delle detrazioni fiscali verrebbe eliminata, ad eccezione di quelle sulle donazioni alle associazioni caritatevoli e sugli interessi sui mutui. Eliminata anche l’imposta sugli immobili, così come la “tassa minima alternativa”.

 

 

 

 

Gettito fiscale a -10.000 miliardi in 10 anni

Stando ai calcoli di Tax Policy Center, il taglio delle tasse proposto da Trump equivarrebbe a una riduzione di 128 dollari l’anno a carico dei contribuenti più poveri (l’1% del loro reddito medio post-imposte), mentre la classe media risparmierebbe all’anno circa 2.700 dollari, pari al 4,9% dei suoi redditi post-imposte. L’1% dei contribuenti più ricchi pagherebbe mediamente 275.000 dollari in meno, pari al 17,5%.

Il gettito fiscale diminuirebbe in 10 anni di 9.500 miliardi di dollari, ma per Tax Foundation il calo sarebbe di 10.140 miliardi in un decennio, considerando l’impatto sull’economia, di quasi 12.000 miliardi, senza considerare tale impatto.

Il piano fiscale di Clinton

E la Clinton? Ha ragione Trump nell’affermare che aumenterà le tasse massicciamente? Questi i risultati del Tax Policy Center di Urban Brookings-Institute: l’ex First Lady intende aumentare le aliquote del 4% sui redditi superiori ai 5 milioni di dollari, imponendo un’aliquota minima del 30% sui redditi lordi di almeno un milione. Le detrazioni sarebbero limitate al 28%, mentre le imposte sui redditi da capitale verrebbero innalzate a una percentuale compresa tra il 27,8% e il 47,4%. L’aliquota più alta dell’imposta sugli immobili salirebbe al 45%, mentre la soglia di esenzione sarebbe abbassata a 3,5 milioni di dollari.

I contribuenti più poveri pagherebbero 4 dollari in più all’anno, mentre il 95% della popolazione sborserebbe in media 44 dollari in più. Il 5% della popolazione più ricca, invece, subirebbe una batosta, pari a 2.673 dollari di aggravio fiscale ogni anno, corrispondente all’1% del suo reddito post-imposte. L’1% più ricco dovrebbe sganciare 78.000 dollari in più di media (+5%).

In un decennio, il piano fiscale della candidata democratica porterebbe 1.100 miliardi di dollari di gettito in più, pari al 2,5% delle attuali entrate.

E dire che l’aumento delle tasse proposto da Bernie Sanders era pari a 20 volte in più. Quel che colpisce nelle proposte dei due candidati è la chiarezza degli esiti, nel caso di attuazione di ciascun piano.

 

 

 

Chi attirerà i più poveri?

Se vincesse Trump e portasse a compimento il suo programma sulle tasse, a guadagnarci sarebbero i contribuenti di ogni classe sociale, anche se chiaramente i vantaggi sarebbero di gran lunga superiori per le famiglie più ricche. La Clinton, invece, aumenterebbe le tasse a tutti, sebbene i più poveri pagherebbero solo qualche dollaro in più, mentre i più ricchi subirebbero la stangata.

Resta il fatto, però, che i democratici non starebbero sgravando i più deboli per tassare i ricchi, mentre i repubblicani presentano un piano a beneficio sia degli uni che degli altri. Non vogliamo esprimere alcun giudizio sui due programmi, ma ci limitiamo a notare che potrebbe essere più difficile di quanto creda per l’ex Firts Lady attirare consensi dalle classi sociali più deboli, almeno limitandoci alla questione fiscale.

 

 

Argomenti: