Elezioni USA, caos Fbi e lo smarrimento di un’America tra protesta e paura

Ancora colpi di scena a poche ore dalle elezioni USA: l'Fbi archivia le indagini riaperte sulla candidata democratica Hillary Clinton e aggiunge veleni in un clima già poco sereno. Donald Trump grida al "sistema truccato".

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Ancora colpi di scena a poche ore dalle elezioni USA: l'Fbi archivia le indagini riaperte sulla candidata democratica Hillary Clinton e aggiunge veleni in un clima già poco sereno. Donald Trump grida al

Ultimo colpo di scena a due giorni dalle elezioni presidenziali negli USA. Ieri sera (pomeriggio, ore locali), il capo dell’Fbi, James Comey, ha annunciato ieri, attraverso una lettera inviata al Congresso, di non dover procedere contro la candidata democratica Hillary Clinton, non avendo riscontrato nelle email intercettate un paio di settimane fa alcuna ipotesi di reato. Immediata la reazione dell’avversario repubblicano Donald Trump, che ha parlato di “sistema truccato per proteggerla”. I mercati finanziari stanno reagendo bene in queste ore, a partire dall’Asia, stimando nuovamente in deciso rialzo le probabilità di vittoria dell’ex First Lady, più gradita agli investitori.

“Il danno è fatto”, recita oggi il titolo di un articolo di Bloomberg sul caso emailgate. Già, perché i veleni scatenati dalla riapertura delle indagini di 10 giorni fa non aiuteranno a rendere più disteso il clima post-elettorale, quando dopodomani avremmo chiaro chi avrà vinto e chi perso queste elezioni. E comunque stiano andando le cose, se per frutto di pressioni o di assenza di prove, la chiusura di indagini riaperte a pochi giorni dal voto da il senso di un caos istituzionale a Washington, la cui macchina burocratica sembra averne smarrito il controllo. (Leggi anche: Elezioni USA, ecco i due grandi rischi)

Trump e Clinton, due Americhe molto lontane

Sabato sera, Trump è stato portato via di peso da agenti del Secret Service da un palco nel Nevada, dove stava tenendo un comizio, a causa della presunta presenza tra i manifestanti di un uomo con la pistola. Per fortuna, non è stato trovato alcunché di anomalo, ma è il segno dell’aria che si respira in queste ore in un’America alla ricerca del candidato meno peggiore tra i due principali in corsa per la Casa Bianca.

Da un lato la rappresentante dell’establishment, profondamente invisa a Main Street, ma forse considerata più rassicurante dell’avversario, un magnate interprete dei malumori dell’americano medio, ma più irascibile, molto politicamente scorretto e per questo temuto. (Leggi anche: Le due Americhe di Trump e Clinton esistono)

 

 

 

Come influirà l’affluenza?

Domani, non sarà un voto convinto, ma di rassegnazione. Alla tarda serata di ieri risultavano aver votato già 41 milioni di cittadini con la pratica dell’“early voting”, un terzo dell’intera affluenza attesa. Difficile stimare quale sarà alla fine la partecipazione al voto, ma se dovesse essere molto bassa, nell’ordine del 50%, potrebbe penalizzare particolarmente uno dei due candidati, mentre se dovesse essere nettamente al di sopra del 60% del 2012, potrebbe portare a Trump o alla Clinton più consensi di quelli stimati dai sondaggi.

Una cosa appare certa: gli strascichi di quanto sta avvenendo da mesi in campagna elettorale non svaniranno con le elezioni di domani. Un’eventuale presidenza Clinton sarà costellata con molte probabilità da tentativi degli oppositori di chiederne l’impeachment, specie se questi manterranno il controllo di entrambi i rami del Congresso. Se a prevalere sarà Trump, il suo governo potrebbe essere molto divisivo per la politica americana e le tensioni a Washington ne testerebbero la resistenza istituzionale. (Leggi anche: Elezioni USA, dollaro su o giù se perde Trump?)

 

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