Elezioni USA 2016, il punto sui Dem: Sanders recupera

Tra i democratici Bernie Sanders recupera su Hillary Clinton, ma è sempre lei la super favorita per la corsa alla Casa Bianca.

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Tra i democratici Bernie Sanders recupera su Hillary Clinton, ma è sempre lei la super favorita per la corsa alla Casa Bianca.

Negli Stati Uniti si conoscono già da tempo i candidati democratici e repubblicani che si sfideranno fino alle elezioni di novembre, perché a parlare per loro sono i sondaggi che li dichiarano super favoriti, a meno di clamorose sorprese. E così il vantaggio di Hillary Clinton e Donald Trump rispettivamente su Bernie Sanders e Ted Cruz è dato quasi per scontato, sebbene sulla sponda democratica si evince una forte riduzione del distacco percentuale tra il leader “socialista” e la ex first lady, con quest’ultima che qualche mese fa guidava con il 59% dei consensi, staccando di netto l’oppositore che era al 34%, e con quest’ultimo che oggi ha recuperato esponenzialmente raggiungendo il 48% delle preferenze e rosicchiando 9 punti percentuali alla Clinton. Forse tutto questo è successo troppo tardi per cambiare le carte in tavola, ma quel che è certo è che Sanders continuerà la sua campagna fino alla fine delle primarie, in attesa di un capovolgimento di fronte che invero avrebbe dell’incredibile.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]#ElezioniUSA2016: aspettando il voto di New York, il punto sui Dem[/tweet_box]   Proprio nella giornata di oggi ci saranno le primarie a New York e qui i super favoriti sono sempre loro: Trump per i repubblicani e Clinton per i democratici, nonostante la rapida e recente ascesa di Sanders a incalzare la favorita. Proprio recentemente, in un comizio a Prospect Park, in Brooklyn, Sanders ha parlato a una folla di ventisettemila persone lodando il sistema sanitario italiano, e prendendolo come modello per quello USA del futuro qualora venisse eletto presidente degli Stati Uniti d’America. Dopo le parole di Sanders, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha sfoggiato con orgoglio questo merito, affermando come Sanders veda ciò che in Italia “molti non percepiscono” e assicurando che il sistema sanitario italiano “deve rimanere il sistema solidale oggi modello in tutto il mondo”.   Sanders è consapevole di essere ancora lo sfavorito, ma la sconfitta della Clinton negli ultimi sette Stati dove si è votato tra fine marzo e inizio aprile dà al senatore del Vermont qualche chance in più per sperare su un capovolgimento di fronte inaspettato e difficile da realizzarsi. Già a New York, nonostante il sempre più crescente e coinvolgente successo di Sanders nei suoi comizi, la Clinton è ancora la favorita ed è quasi sicura di vincere, e non è un caso che in molti affermino che qui Sanders punterà semplicemente a non subire una grande batosta, bensì a guadagnare un buon numero di delegati al fine di non aumentare considerevolmente il distacco con la Clinton.   Le vittorie di Sanders non contano molto nel conteggio dei delegati, poiché sono state ottenute in Stati con un minor numero di rappresentanti, mentre le vittorie che conteranno saranno proprio a New York, in Pennsylvania e in California, che contano il maggior numero di delegati in palio.

Affinché Sanders possa spuntarla con sorpresa di tutti, dovrebbe vincere le primarie nei tre Stati sopraccitati, ma questo soltanto non gli basterebbe: dovrebbe vincere largamente e ciò risulta molto difficile.   L’impressione è che se Sanders non dovesse farcela, i suoi elettori, spinti anche dal loro leader, alle elezioni di novembre voterebbero sicuramente per Hillary Clinton, più per votare il male minore, che per votare l’esponente Dem. Il fatto è che la Clinton è ancora vista come vicina ai poteri forti, alle lobby e a Wall Street, tutti elementi a cui Sanders fa la guerra ormai da tempo, ma se dall’altra parte c’è uno come Donald Trump, che sarebbe comunque nettamente sfavorito per la corsa alla Casa Bianca secondo gli ultimi sondaggi sia se il suo avversario fosse Clinton sia se fosse Sanders, è naturale che l’ex segretario di Stato si caricherà di un peso consistente di voti, forse composto anche da quelli repubblicani.

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