Elezioni, ultimi sondaggi: a Berlusconi serve lo scatto

Ultimi sondaggi elettorali pubblicabili. Centro-destra avanti, Movimento 5 Stelle e PD inseguono. Ma l'economia è tema sparito dal dibattito politico, pur preoccupando gli italiani.

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Ultimi sondaggi elettorali pubblicabili. Centro-destra avanti, Movimento 5 Stelle e PD inseguono. Ma l'economia è tema sparito dal dibattito politico, pur preoccupando gli italiani.

Altre due settimane di campagna elettorale e quelli di oggi saranno gli ultimi sondaggi pubblicabili. Dalla mezzanotte scatta, infatti, il divieto per legge, per cui da domani verosimilmente ci troveremo dinnanzi a corse di cavalli, consigli cardinalizi e chissà qualche altra fantasticheria per aggirare la normativa. Facendo la media degli ultimissimi sondaggi, la situazione sarebbe la seguente: Movimento 5 Stelle al 27,8%, Partito Democratico al 22,9%, Forza Italia al 16,5%, Lega 13,2%, Liberi e Uguali al 5,8%, Fratelli d’Italia al 4,7%, altri di centro-destra al 2,5%, altri di centro-sinistra al 4,5%. Pertanto, il centro-destra risulterebbe al 37,2%, il centro-sinistra al 27,5%.

Sappiamo che i soli dati sulla quota proporzionale non bastano per capire chi possa vincere, anche se il centro-destra sarebbe non lontano dalla maggioranza assoluta dei seggi. Per conquistarla, dovrebbe andare ancora meglio al sud nei collegi uninominali e magari cercare di guadagnare qualche punto percentuale in più con il proporzionale. In teoria, arrivando al 40%, ce la farebbe. Sarebbero tre punti percentuali in più, pari ad occhio e croce a poco più di 1 milione di elettori, stimando un’affluenza ai seggi intorno al 75%. Tanti, ma non impresa impossibile per Silvio Berlusconi, non solo capace di capitalizzare al massimo il consenso agli appuntamenti decisivi, ma può anche confidare, almeno in teoria, in quell’area ancora elevata di astensione, che alla fine potrebbe favorirlo, anche se i temi dominanti che stanno a cuore degli italiani sarebbero altri. Per un sondaggio Ixè, il 50% i temi economici occuperebbero il primo posto tra le preoccupazioni degli intervistati.

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Il dibattito mancato sull’economia

Di economia si sta parlando poco in questa campagna elettorale, come ad esorcizzare il fallimento bipartisan nel fare ripartire sul serio l’Italia negli ultimi decenni.

E’ vero, il centro-destra punta sulla flat tax e le pensioni minime a 1.000 euro, mentre il Movimento 5 Stelle batte perlopiù sul reddito di cittadinanza come cavallo di battaglia mediatico. In mezzo un PD dall’identità vacua e che non è stato ad oggi in grado di sparare un serio colpo da quando il mese scorso il segretario Matteo Renzi se n’era uscito con l’abolizione del canone Rai. Ma sono temi che restano marginali, come se tutti gli attori in gioco fossero interessati a non soccombere al nuovo corso che verrà.

Di economia, invece, si dovrebbe parlare di gran lunga di più, se è vero che il prossimo premier si ritroverà sul tavolo la patata bollente delle clausole di salvaguardia per 15 miliardi di euro dall’anno prossimo, le quali scattando farebbero aumentare IVA e accise. E nella prossima legislatura dovranno essere emessi 1.000 miliardi di euro di debito in un ambiente di tassi in rialzo, mentre l’euro sta già rafforzandosi sui mercati e il petrolio potrebbe essere non più così a buon prezzo come oggi.

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Difficile la prossima legislatura

Stimolare la domanda interna per compensare possibili contraccolpi sulle esportazioni è operazioni complicata con un debito al 133% del pil e conti pubblici tutt’altro che risanati. E se fino ad oggi abbiamo lamentato un’ingerenza costante di Bruxelles nella vita politica ed economica italiana, nei prossimi anni potremmo dovere fare i conti con una messa in discussione sui mercati proprio del “core” dell’Eurozona, quell’asse franco-tedesco, che complici le vicissitudini politiche in Germania di questi messo sembra essere stato posto nel mirino della finanza, come segnala la scommessa ribassista di Bridgewater da ben 22 miliardi di dollari.

Il prossimo governo, se mai ne nascerà uno, si troverà ad operare in condizioni più difficili di quelle di questa legislatura. Può sembrare paradossale, ma è così. Il periodo che va dal 2014 è stato sin troppo favorevole sui mercati per l’Italia e la cattiva notizia sta nel non essere stati in grado di approfittarne né per risanare i conti, né per rilanciare la nostra crescita economica, che rimane semplicemente trainata dal resto dell’area.

E, invece, il vero batticuore di questi giorni cruciali per la campagna elettorale è dato dalla “rimborsopoli”grillina. Segno dei tempi, preludio di nuove delusioni che verranno.

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