Elezioni UK, sondaggi e previsioni sul ‘secondo referendum Brexit’

Boris Johnson contro Jeremy Corbyn. Le elezioni generali di oggi nel Regno Unito decideranno non solo la nuova maggioranza in Parlamento, bensì pure il destino della nazione nel mondo. E' di fatto un secondo referendum sulla Brexit.

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Boris Johnson contro Jeremy Corbyn. Le elezioni generali di oggi nel Regno Unito decideranno non solo la nuova maggioranza in Parlamento, bensì pure il destino della nazione nel mondo. E' di fatto un secondo referendum sulla Brexit.

Saranno un secondo referendum sulla Brexit le elezioni generali nel Regno Unito di oggi. 55 milioni di sudditi di Sua Maestà dovranno eleggere 650 deputati alla Camera dei Comuni in piccoli collegi con il sistema uninominale secco. In ciascuno di essi, vince chi ottiene più voti, anche solo uno in più rispetto all’avversario. I sondaggi dicono che il Partito Conservatore del premier uscente Boris Johnson dovrebbe riscuotere il maggiore consenso con percentuali nazionali tra il 40% e il 45%, staccando di una media di 9 punti gli avversari del Partito Laburista, guidati da Jeremy Corbyn e accreditati di circa un terzo dei consensi.

In termini di seggi, i Tories dovrebbero conquistare la maggioranza assoluta, sebbene negli ultimi giorni non si escluda più lo scenario di un “hung Parliament”, come del resto si verificò a sorpresa nel giugno 2017. Le distanze tra i primi due schieramenti si sarebbero ridotte e i conservatori stanno sfruttando questo messaggio di incertezza per convincere i propri elettori a recarsi ai seggi e a non dare per scontata una loro vittoria. Un mese fa esatto, il leader euro-scettico e a capo del Brexit Party, Nigel Farage, annunciò che non avrebbe presentato candidati propri nei 317 collegi in cui i conservatori vinsero nel 2017, così da unire il fronte favorevole all’uscita dalla UE.

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Dall’altra parte, i sostenitori della permanenza nella UE si mostrano divisi, sebbene non possiamo escludere che gli elettori laburisti e quelli liberaldemocratici uniscano spontaneamente le forze nei singoli collegi, così da battere l’avversario Tory. I LibDem di Jo Swinson, estremamente europeisti, sembrano essere stati puniti dalla base per un messaggio giudicato troppo inflessibile e divisivo, come quello di annullare unilateralmente la Brexit nel caso di vittoria.

Stando ai sondaggi, dimezzerebbero i consensi rispetto al boom del 20% di due anni e mezzo fa.

Johnson versus Corbyn

Il messaggio di Johnson si sta rivelando molto più semplice ed efficace di quello dei principali avversari. Il suo “Get Brexit Done” starebbe convincendo anche gli elettori non propriamente di destra a votarlo per porre fine a una telenovela che dura ormai da tre anni e mezzo, da quel 23 giugno 2016, quando il referendum sulla Brexit decretò l’uscita del Regno Unito dalla UE. Corbyn sostiene in campagna elettorale il ricorso a un secondo referendum, ma si tratta di un’ambiguità dopo anni trascorsi all’insegna dell’indecisione. Personalmente, il segretario laburista viene considerata euro-scettico, sebbene l’accusa che gli starebbe costando il mancato ingresso a Downing Street per la seconda volta consecutiva e, probabilmente, la fine della leadership appaia ben più grave: anti-semitismo.

Il programma laburista non era mai stato così di sinistra dal 1983, quando il partito subì una sconfitta storica contro i Tories di Margaret Thatcher, che ottenne il suo secondo mandato. Dovettero attendere altri 14 anni per tornare al governo con il giovane Tony Blair, a capo del “New” Labour, ossia su posizioni centriste. Le nazionalizzazioni e l’aumento delle tasse sui redditi più alti sono il cavallo di battaglia di Corbyn, che a questo giro sembra essersi alienato la classe media britannica.

I seggi resteranno aperti fino alle ore 23.00 italiane, quando verranno diramati dalle TV nazionali i primissimi “exit poll”. Mai come oggi da decenni, gli elettori sono chiamati a scegliere non solo tra due partiti, quanto tra due visioni del mondo e il futuro della nazione. La sterlina è salita a oltre 1,32 contro il dollaro, ai massimi da 9 mesi e segnando un rialzo dell’8% in appena due mesi, evidentemente scontando lo scenario di una vittoria netta dei conservatori, che ponga fine alle incertezze politiche. Ma il sistema elettorale UK non esita risultati facilmente prevedibili, le percentuali dei sondaggi valgono fino a un certo punto, i voti contano seggio per seggio e solo stasera sapremo chi e con quali numeri vincerà.

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