Elezioni subito: l’asse tra Renzi, Salvini e Grillo precipita l’Italia verso il nulla

Renzi, Salvini e Grillo invocano le elezioni subito, ma non esiste nemmeno una prospettiva credibile per una nuova maggioranza dopo il voto. Il rischio concreto è che l'Italia precipiti nel caos e fuori dall'euro.

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Renzi, Salvini e Grillo invocano le elezioni subito, ma non esiste nemmeno una prospettiva credibile per una nuova maggioranza dopo il voto. Il rischio concreto è che l'Italia precipiti nel caos e fuori dall'euro.

Se fosse per Matteo Renzi, l’Italia dovrebbe tornare ad elezioni anche domani. Il segretario del PD è animato da una gran voglia di rivincita, dopo la batosta accusata al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, quando il 60% degli italiani bocciò le sue riforme istituzionali. L’ex premier ha paura di restare vittima dei rituali della politica e dell’impopolarità del successore, che stando ai sondaggi godrebbe di scarso consenso, nonostante abbia debuttato da appena un mese e mezzo. Per questo, un asse con la Lega Nord di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo esiste già. I suoi principali oppositori concordano con lui, infatti, sull’opportunità di andare al voto subito, convinti di potere incassare un risultato elettorale molto positivo e potenzialmente in grado di catapultarli in un qualche modo al governo.

L’unico partito realmente contrario alle urne subito è Forza Italia. Silvio Berlusconi sa di non essere nelle condizioni di tenere una campagna elettorale, non essendo nemmeno candidabile e non avendo alcun sostituto che possa ambire ad entrare a Palazzo Chigi. Sa anche, che alle condizioni attuali sarebbe per lui necessario formare un listone con Lega e Fratelli d’Italia, anche solo per nascondere il fallimento anticipato da tutti i sondaggi per Forza Italia. (Leggi anche: Berlusconi ha le chiavi del voto)

Elezioni subito, ma difficile una maggioranza

Eppure, mai come adesso l’Italia non sarebbe avrebbe bisogno di un po’ di calma. Una vera legge elettorale non esiste, perché Camera e Senato ne posseggono due differenti e di stampo prettamente proporzionale. Chiunque arrivasse primo per numero di voti, difficilmente avrebbe anche la maggioranza parlamentare per governare. I sondaggi e le simulazioni sulla ripartizione dei seggi ci dicono di peggio: nemmeno le larghe intese tra partiti euro-fili o tra formazioni euro-scettiche sortirebbero alcun risultato utile, perché nessuno conquisterebbe alla Camera i 316 seggi necessari per governare.

(Leggi anche: Dopo sentenza Italicum resta rischio caos)

Lo scenario si complica, considerando che il PD potrebbe imbattersi in una scissione ad opera dell’ala post-comunista, capeggiata da Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Sottraendo percentuali ai democratici renziani, la minoranza del partito di fatto renderebbe quasi impossibili alleanze efficaci tra questi e quel che rimane dei centristi e di Forza Italia, alterando il quadro in una direzione sempre più caotica.

 

 

 

 

Congiuntura internazionale delicata per UE

La congiuntura internazionale è di suo molto delicata. La UE rischia la disgregazione, tra Brexit in fase di avvio e una presidenza USA che auspica ulteriori separazioni da Bruxelles. Per non parlare della BCE, che al più tardi tra pochi mesi sarà costretta a iniziare il ritiro degli stimoli monetari, nonostante in Italia non abbia attecchito né la ripresa dei prezzi, né quella dell’economia.

Abbiamo davanti a noi un aumento del costo per rifinanziare il debito pubblico, una maxi-manovra da almeno 20 miliardi solo per disinnescare l’aumento dell’IVA nel 2018, un percepito deterioramento del mercato del lavoro, dopo gli effetti benefici del Jobs Act, oltre che una crisi bancaria lungi dall’essere stata risolta, tanto che la UE inizierebbe a ipotizzare interventi sovranazionali. (Leggi anche: Sull’economia italiana l’ombra di una nuova e più grave crisi del debito)

Si rischia il caos

Dinnanzi a queste difficoltà, nessuno nega che le elezioni subito sarebbero un potenziale tonificante, in grado di dare alla politica quella scossa necessaria per ripartire con le riforme e per rilanciare una seria agenda pro-crescita. Questo avverrebbe, però, con la nascita di un nuovo governo, retto da una maggioranza parlamentare solida. Invece, nella migliore delle ipotesi, dopo le urne ci attenderà il nulla.

L’asse tra Renzi, Grillo e Salvini potrebbe forse (non è detto) bastare per precipitare l’Italia al voto anticipato, ma dal giorno dopo non vi sarebbe per l’Italia alcuna prospettiva credibile, nemmeno nel caso in cui si riuscisse nell’impresa di racimolare deputati e senatori a destra e a manca per varare un nuovo esecutivo “di responsabilità nazionale”, il quale nascerebbe senza un programma condiviso e senza l’appoggio delle rispettive basi elettorali.

Un’ancor più triste riedizione dell’esperienza Letta, che sappiamo tutti come sia andata a finire e quanto sia durata. (Leggi anche: Scissione PD, ingovernabilità sempre più probabile)

 

 

 

 

Rischio Italexit è reale

Gli stessi potenziali beneficiari delle elezioni subito – Grillo, Salvini e Meloni – avrebbero la loro vittoria di Pirro, perché pur potendo fare il pieno di parlamentari, non avrebbero come utilizzarli per rispondere al mandato dei propri elettori, rischiando di suscitare malcontento e disillusione anche tra le loro basi.

Ciò che sta prevalendo in questa fase delicatissima sono solo la volontà revanchista dei renziani e la ricerca di una capitalizzazione del successo da parte del fronte euro-scettico. Tutto il resto è passato in secondo piano, compreso il rischio che si scateni sui mercati una nuova e più devastante crisi del debito sovrano, che a differenza del 2011 vedrebbe la BCE quasi priva di munizioni per combatterla, con il solo risultato di avere sì l’Italia fuori dall’euro, ma non per nostra scelta, bensì per un precipitare disordinato degli eventi. (Leggi anche: Crisi spread tornata e l’Italia corre verso il caos)

 

 

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