Elezioni, Renzi teme la disfatta e ora il PD spinge a sinistra sul pericolo fascista

Il PD scivola ancora nei sondaggi e adesso Matteo Renzi teme di crollare verso il 20%, specie se Emma Bonino andasse meglio del previsto. E così, rispunta il pericolo fascista.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il PD scivola ancora nei sondaggi e adesso Matteo Renzi teme di crollare verso il 20%, specie se Emma Bonino andasse meglio del previsto. E così, rispunta il pericolo fascista.

L’obiettivo minimo di Matteo Renzi sarebbe di non fare peggio di Pierluigi Bersani nel 2013, ovvero di non scendere sotto quota 25% alle elezioni politiche del 4 marzo. I sondaggi ad oggi dicono che non solo non ce la farebbe, ma il vero pericolo per il Nazareno sarebbe una discesa intorno al 20%. Il PD non recupera consensi, nemmeno adesso che il Movimento 5 Stelle starebbe scivolando di qualche decimale e che a sinistra si prefigura un risultato deludente per Liberi e Uguali di Pietro Grasso. Il problema dei democratici si chiama sud e nord. In Sicilia, le rilevazioni danno il partito al 15%, in Campania, Puglia e Calabria starebbe sotto il 20%, nel Lazio al 22-23%, mentre nelle stesse regioni rosse di Toscana ed Emilia-Romagna non si andrebbe oltre il 30%, con un 25% strappato in Umbria e Marche. E al nord? Tragedia. Ovunque, il PD starebbe sotto il 20%. Sono solo sondaggi, è chiaro, ma su questi si basa l’umore dei leaders in queste settimane. (Leggi anche: La sinistra di Grasso non decolla, 5 Stelle rubano consensi sull’anti-renzismo)

A conti fatti, pur volendo scontare un’affluenza più elevata della media nazionale nelle regioni in cui il PD prenderebbe più voti (centro), il rischio concreto di prendere il 20% o poco più esiste. Per fortuna, c’è un qualche “trucchetto” nella legge elettorale che consentirebbe a Renzi di ottenere sempre intorno a un quarto dei seggi. I voti degli alleati, infatti, si tradurrebbero automaticamente in seggi per il PD, qualora restassero sotto il 3% (soglia minima per entrare in Parlamento), ma almeno all’1%. In altre parole, se Emma Bonino e Beatrice Lorenzin con i rispettivi partitini riuscissero a beccare tra l’1% e il 3%, i loro voti diventerebbero seggi per Renzi. Tuttavia, adesso il PD teme che la Bonino salga sopra il 3% e che la Lorenzin sprofondi sotto l’1%, restando a bocca asciutta. Ad oggi, sembra più probabile che la lista “petalosa” del ministro della Salute non prenda nemmeno l’1% che +Europa dell’ex militante radicale salga sopra il 3%.

Ad ogni modo, è allarme al Nazareno, dove si è già capito che il 4 marzo le campane potrebbe suonare a morto per il PD. Da qui, il tentativo di recuperare consensi a sinistra, essendo chiaro che a destra non vi sarebbero più possibilità di crescita, con Forza Italia e Lega in pieno spolvero. Se sui fatti di Macerata, Renzi aveva preferito tenere toni e profilo bassi, ora insegue la retorica sul pericolo fascista per accreditarsi concorrente credibile di LeU e sperare di strappare qualche preferenza a Grasso sull’appello per il voto utile. Con l’Anpi manifesterà per la ricorrenza della strage nazista di Stazzema e firmerà una sorte di anagrafe anti-fascista. E dire che i rapporti tra Renzi e l’associazione dei partigiani siano stati piuttosto burrascosi in questi anni, con la seconda ad avere imbracciato una battaglia contro la riforma della Costituzione al referendum di dicembre del 2016.

Pericolo fascista per sopravvivere a sinistra

Fatto sta che ancora ieri, Silvio Berlusconi da Lucia Annunziata, a In Mezz’Ora, poteva affermare l’inutilità del voto al PD e al Movimento 5 Stelle, visto che a vincere, secondo l’ex premier, sarebbe solo il centro-destra. I consensi per la coalizione sarebbero sostanzialmente stabili e intorno al 37%. Le mancherebbero 20-25 seggi per ottenere la maggioranza assoluta alla Camera e per prenderli bisognerà fare meglio al sud, dove la concorrenza grillina appare maggiormente dura, specie in alcuni collegi siciliani, pugliesi e abruzzesi. (Leggi anche: Elezioni, lotta seggio per seggio: ecco perché Berlusconi attacca solo i 5 Stelle)

Resta da vedere quanto possa portare, in termini di consenso, la retorica anti-fascista a Renzi. Il tema si gioca tutto sul terreno dell’immigrazione e, stando alle prime rilevazioni di questi giorni dopo Macerata, pare che gli italiani siano più preoccupati della cattiva gestione del fenomeno migratorio che dalle teste rasate. In più, il PD si è delineato un profilo parecchio differente da quello che fu bersaniano per potere risultare credibile nello spostarsi nuovamente a sinistra, essendo percepito il partito del Jobs Act e delle riforme “di destra”, nonostante gli sforzi del Nazareno per venderli alla base come misure di centro-sinistra. A tre settimane dal voto, l’unica certezza in casa PD sembra la paura di una sconfitta rovinosa, che renda il partito non più centrale nella prossima legislatura. Altro che larghe intese.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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