Elezioni: Renzi evoca il modello Emilia, ma a Bologna schiera Casini contro Errani

Matteo Renzi insegue adesso il voto a sinistra, ma da premier l'ha sbeffeggiata. E i sondaggi gli vanni di traverso persino nell'Emilia di cui evoca oggi il modello.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Renzi insegue adesso il voto a sinistra, ma da premier l'ha sbeffeggiata. E i sondaggi gli vanni di traverso persino nell'Emilia di cui evoca oggi il modello.

All’Opificio Golinelli di Bologna, Matteo Renzi ha presentato il suo programma elettorale e ha rivendicato i risultati della sua azione di governo, tra cui la lotta all’evasione fiscale. La location si prestava per rinvigorire l’orgoglio della sinistra emiliana e, infatti, il segretario del PD ne ha evocato il modello su sanità, scuola e lavoro, citando il taglio delle liste di attesa nella prima, l’esempio degli asili a Reggio Emilia e puntare a obiettivi sulla disoccupazione, come sta facendo il governatore Stefano Bonaccini. Nulla di inconsueto per un leader che fa campagna elettorale e che deve cercare di massimizzare il consenso regione per regione, dato il metodo di voto per un terzo dei seggi assegnati con l’uninominale, con i collegi a inviare alla Camera e al Senato chi prende anche solo un voto in più.

Elezioni, Renzi teme la disfatta e ora il PD spinge sul pericolo fascista

Non sappiamo quanto sincero sia il suo riferimento al modello Emilia, di certo conosciamo i dati dei sondaggi, che dicono che nemmeno in una roccaforte rossa come questa il PD se la passi bene. Molto meglio che altrove, ma i consensi non arrivano al 30%. Peggio: tutto il centro-destra nel suo insieme supererebbe di poco il partito di Renzi, cosa che seggio per seggio potrebbe creare scompiglio, perché se il PD perdesse pure qui sarebbe il caso di chiudere baracca. E se l’ex premier spiega di avere attinto proprio dal modello Emilia tre dei cinque punti fondamentali del suo programma, avrà il suo ben da farsi per spiegare ai “compagni” come mai presenti a Bologna candidati come Pierferdinando Casini, che con la sinistra c’entra meno di niente, e che corre, oltre tutto, contro l’ex governatore Vasco Errani, questi in quota Grasso, che per anni ha incarnato, invece, il sistema socio-economico emiliano.

Il modello Emilia potrà anche essere buono, ma non è certo quello a cui Renzi si è ispirato da premier. Anzi, egli ha rincorso esattamente un modello opposto, più improntato sul libero mercato e criticando le pratiche consociative, così come il dirigismo economico. E la sinistra non potrà che fargliela pagare proprio in casa. Non si può pensare di aspirare ad ereditare l’elettorato berlusconiano e poi presentarsi a Bologna a elogiare il sistema socio-economico da decenni portato avanti da PCI-PDS-DS-PD. C’è qualcosa che non va nella costruzione mentale del pensiero renziano, che segnala semmai il ripiegamento a sinistra per uno stato di emergenza in cui versa il Nazareno, il quale sarebbe così poco fiducioso sui risultati elettorali, che inizia a tremare per il possibile buon esito di +Europa di Emma Bonino, alleato comodo che potrebbe diventare scomodo.

Renzi guarda a sinistra, ma c’è solo il vuoto

La legge elettorale assegna i seggi degli alleati rimasti sotto il 3% e che abbiano ottenuto almeno l’1% ai partiti della coalizione che abbiano superato la soglia di sbarramento, in proporzione ai voti presi. Se la Bonino restasse sotto il 3%, i suoi consensi si tradurrebbero in seggi per il PD, se lo superasse, addio 20-25 seggi. Lo stesso dicasi se la lista di Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, si fermasse sotto l’1%. Renzi punta a massimizzare il numero dei seggi anche tramite il gioco delle alleanze, sperando che il centro-destra non conquisti la maggioranza assoluta e che successivamente Silvio Berlusconi sia costretto a trattare con lui per formare un governo insieme. Se la Bonino ha la sua pattuglia di parlamentari, giocherebbe in proprio e addio potere negoziale del PD.

Lo scandalo “rimborsopoli” che sta colpendo in queste ore il Movimento 5 Stelle potrebbe non offrire notizie migliori ai democratici. Difficile, infatti, che qualche elettore deluso dai grillini ripieghi verso gli schieramenti tradizionali, più facile semmai – ma è solo un’ipotesi – che resti a casa il 4 marzo. Se così fosse, ad avvantaggiarsene potrebbe essere il centro-destra, che nel sud lotta in diversi seggi uninominali proprio con i 5 Stelle per vincere. In pratica, la polemica sui falsi bonifici che Renzi sta cercando di utilizzare per rianimare il proprio elettorato finirebbe per fare scattare più seggi in favore di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati. Unica consolazione per il Nazareno: la concorrenza a sinistra ha già fallito l’obiettivo. Liberi e Uguali di Pietro Grasso è invisibile sui temi e viaggia su percentuali tragiche, poco superiori al 5%. E forse anche per questo a Renzi è venuta voglia di buttarsi da quella parte.

Mancati rimborsi 5 Stelle rischiano di fare male a tutti

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Matteo Renzi, Politica, Politica italiana