Elezioni Regno Unito: trionfa Cameron, laburisti asfaltati. Cosa significa per i mercati?

David Cameron vince le elezioni nel Regno Unito. Laburisti trafitti, boom di voti per i nazionalisti scozzesi. La vera domanda è cosa accadrà d'ora in poi sui mercati finanziari.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
David Cameron vince le elezioni nel Regno Unito. Laburisti trafitti, boom di voti per i nazionalisti scozzesi. La vera domanda è cosa accadrà d'ora in poi sui mercati finanziari.

Il Partito Conservatore del premier David Cameron hanno riportato una vittoria schiacciante alle elezioni politiche del Regno Unito di ieri per il rinnovo dei 650 seggi della Camera dei Comuni. Già ieri sera, in occasione dei primissimi exit polls, era parso evidente che il rischio tanto temuto e considerato quasi certo di un “hung Parliament”, ossia di un Parlamento senza alcuna maggioranza, si fosse dissolto. Ma nessuno, nemmeno dopo gli stessi sondaggi post-voto, aveva immaginato un risultato così netto per i conservatori, che stando a una proiezione della BBC di questa mattina otterrebbero 325 seggi, esattamente la metà. In teoria, potrebbero anche decidere di governare da soli, privandosi dei 12 seggi finora conquistati dagli attuali alleati di governo, i LibDem di Nick Clegg. Il vero tonfo è stato dei laburisti di Ed Miliband, che nei sondaggi della vigilia erano dati testa a testa con i conservatori e fino a pochi giorni fa si dava molto probabile che avrebbero vinto le elezioni, andando al governo con i nazionalisti scozzesi dell’SNP. E’ accaduto, invece, che questi ultimi abbiano registrato una crescita straordinaria di consensi, che li avrebbero fatti passare da 6 a 56 seggi, spingendoli a diventare terzo partito a Westminster. Ma proprio la loro avanzata ha contribuito a erodere consensi e seggi ai laburisti, che hanno così perso in queste ore qualsiasi speranza residua di tornare a Downing Street.   APPROFONDISCI – Regno Unito, ecco cosa teme il mercato sul testa a testa tra Cameron e Milliband  

E ora referendum su permanenza in UE

La vittoria netta di Cameron era lo scenario meno probabile per gli analisti e gli stessi scommettitori inglesi. A questo punto, chiediamoci quali saranno le implicazioni per i mercati finanziari. Ieri sera, la sterlina balzava dopo gli exit polls, suggerendo un probabile apprezzamento, almeno come impatto, essendo venuta meno la paura per un’instabilità politica potenzialmente rovinosa per l’economia britannica, in fase di ripresa. Tuttavia, c’è un dato che preoccupa gli investitori: Cameron si era impegnato, in caso di vittoria, a tenere un referendum entro il 2017 sulla permanenza del Regno Unito nella UE. Il ricorso al voto popolare si era reso necessario per i conservatori, al fine di chiudere la questione una volta per tutte e di evitare un’emorragia elettorale in favore dell’Ukip di Nile Farage, che nonostante il boom di voti, oggi sarebbe accreditato di appena 2 seggi in Parlamento. Il rischio che si teme è che il referendum crei incertezza sulle sorti sia di Londra che di Bruxelles: divorzieranno? rimarranno unite? E se si separano, cosa accadrà e in quale forma lo faranno? Esisterà ancora un mercato unico?   APPROFONDISCI  – Il Regno Unito al voto, ma il rischio caos è alto. Ecco cosa potrà accadere da domani  

Brexit rischio reale?

Gli interrogativi di cui sopra potrebbero penalizzare la City, anche se potrebbero essere spazzati via dai sondaggi, che dimostrerebbero come una netta maggioranza dei sudditi di Sua Maestà voglia rimanere nella UE, pur non amandola alla follia. Certo, visto il flop delle rilevazioni alla vigilia di queste elezioni, bisognerebbe andarci cauti, ma sembra improbabile che realmente il Regno Unito si stacchi dal resto della UE. Non ne sarebbe convinto nemmeno il grosso del Partito Conservatore. E’ anche vero, però, che un’Europa già alle prese con il caso Grecia non potrebbe permettersi un secondo fronte di incertezza, per cui la vittoria di Cameron, in ogni caso, peserà nel medio termine sui listini delle borse. Oltre tutto, i mercati guarderebbero con favore alla permanenza di Cameron a Downing Street, essendosi dimostrato in questi 5 anni difficili per l’economia mondiale un abile traghettatore verso la ripresa, basando la sua politica economica su un mix tra austerità fiscale fondata sui tagli alla spesa e taglio delle tasse. E oggi, la disoccupazione nel paese è poco al di sopra del 5%, mentre la crescita del pil quest’anno dovrebbe sfiorare il 3%. E’ probabile che con il mantenimento della stabilità politica di queste ore, gli investimenti privati crescano ulteriormente, spingendo ancora più l’economia. Ma l’indecisione degli elettori alla vigilia suggerirebbe un dato che il premier uscente e riconfermato non dovrebbe trascurare: la fine della crisi finanziaria non si è tradotta per milioni di famiglie in un reale aumento del benessere. C’è un certo scontento per il livello del proprio reddito, nonostante il crollo della disoccupazione. La vera sfida che i conservatori avranno davanti a loro per i prossimi 4-5 anni sarà proprio questa: trasformare la ripresa indubbia dell’economia britannica in un’opportunità di maggiore benessere per quanti ancora ne abbiano avvertito benefici limitati.  

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Argomenti: Economie Europa