Elezioni regionali Sicilia: risultato deciso dagli astenuti, colpaccio grillino possibile

Alle elezioni regionali in Sicilia non vi è nulla di scontato. La partecipazione al voto sarà presumibilmente scarsa e ciò avvantaggerebbe il Movimento 5 Stelle. Allarme per il centro-destra di Nello Musumeci, pur in testa nei sondaggi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Alle elezioni regionali in Sicilia non vi è nulla di scontato. La partecipazione al voto sarà presumibilmente scarsa e ciò avvantaggerebbe il Movimento 5 Stelle. Allarme per il centro-destra di Nello Musumeci, pur in testa nei sondaggi.

Due settimane alla chiusura della campagna elettorale per le regionali in Sicilia e i sondaggi segnalano incertezza. Se il candidato del centro-destra, Nello Musumeci, appare ancora in testa, è il vantaggio a non essere chiaro. Secondo Demopolis, sarebbe di appena un punto percentuale avanti al candidato del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, rispettivamente al 36% e 35% dei consensi. Molto più staccato Fabrizio Micari del PD al 21%, mentre l’uomo schierato dalla sinistra, Claudio Fava, si fermerebbe al 7%. L’aspetto più interessante di questa rilevazione è un altro: gli astenuti sarebbero il 52% dell’elettorato. Più di un siciliano su due non andrebbe a votare il 5 novembre prossimo e non è difficile capire il perché: solo il 12% degli intervistati mostra fiducia verso l’ente Regione.

L’astensionismo beffò nel 2012 proprio Musumeci, che si fermò poco sopra il 25% dei consensi, superato da Rosario Crocetta, governatore uscente con circa il 31%. E sempre Cancelleri, allora in corsa per la prima volta per i pentastellati, ottenne circa il 15%, anticipando il boom dei consensi dei grillini di pochi mesi dopo alle elezioni politiche. (Leggi anche: Regionali Sicilia, candidato renziano sempre più debole)

Musumeci apprezzato, ma non basta

Musumeci sarebbe oggi tra i candidati in corsa per Palazzo d’Orleans il preferito dai siciliani, con simpatie riscosse anche tra gli elettori non propriamente di centro-destra. Tuttavia, la seconda sconfitta consecutiva non gli sarebbe risparmiata nel caso di un alto tasso di astensione. Tra quanti non si recheranno ai seggi nell’isola, la stragrande maggioranza saranno elettori di centro-destra e PD, delusi da decenni di cattiva gestione della regione sotto l’una e l’altra coalizione. I grillini, al contrario, sarebbero ringalluzziti proprio dal possibile colpaccio, che aprirebbe loro la strada verso Palazzo Chigi, conquistando la prima regione, la più grande geograficamente e tra le più popolose d’Italia. Il successo d’immagine sarebbe eclatante.

E le polemiche tra destra e sinistra sugli “impresentabili” non sta che rafforzando il disgusto dei siciliani verso i principali partiti. Altri danni li hanno provocati i saltelli dell’ultimo minuto da una lista all’altra, anzi da un candidato governatore all’altro, segno tangibile dello sfaldamento totale del tessuto politico degli ultimi anni. A pochi giorni dal voto, poi, non si ha conoscenza alcuna dei programmi dei candidati, vuoi perché i media si mostrano interessati a concentrarsi su altro, vuoi anche perché i candidati non starebbero veicolando alcun messaggio specifico ai propri elettori, se non quello di votarli per non far vincere gli altri. (Leggi anche: Giovani in Sicilia tra i peggio messi d’Europa)

Perché il centro-destra rischia la sconfitta

Certo, l’M5S non sta messo benissimo. Le sue amministrazioni di punta non brillano per successi portati a casa e pagano lo scotto delle inchieste di Roma e Torino, in particolare, con anche la sindaca Chiara Appendino sotto indagine per un presunto falso in atto pubblico. Attenzione, però, ad applicare all’elettorato grillino paradigmi che andrebbero bene per gli schieramenti tradizionali. Chi voterà M5S alle regionali siciliane non lo farà in molti casi perché crede a un progetto specifico, bensì perché non ha alcuna fiducia nel centro-destra e nel PD, pur rappresentati entrambi da esponenti dal volto pulito. Il voto per Cancelleri sarà largamente di protesta. Ne esistono di due tipi: quello di chi non riterrà utile nemmeno scomodarsi da casa per segnalare il suo “vaffa” al sistema partitico siciliano e quello di quanti, invece, credono che bisogna fare saltare il sistema, mandando alla presidenza della regione un uomo esterno agli schieramenti.

Più alta l’astensione, maggiore sarà il peso di questi secondi “protestatari”. Ad occhio e croce, Musumeci rischia il bis della sconfitta con un tasso di partecipazione al voto pari o inferiore al 50%. Considerate che né Matteo Renzi per il suo PD e né Silvio Berlusconi per Forza Italia si spenderanno granché nelle prossime settimane, mettendoci la faccia. Il leader azzurro sarà presente con due appuntamenti, uno a Palermo e l’altro a Catania, ma che sarebbero tutt’altro che una discesa nell’arena elettorale isolana, quasi un atto dovuto. La scarsa presenza dei principali leaders in Sicilia avrebbe un effetto deprimente sull’affluenza ai seggi, una ragione in più per far sorridere Cancelleri, che vedrà impegnati i vertici del movimento con decine e decine di tappe, da Luigi Di Maio ad Alessandro Di Battista, passando chiaramente per Beppe Grillo. (Leggi anche: Leadership di Renzi rischia di infrangersi con le elezioni in Sicilia)

 

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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