Elezioni regionali, ecco tutti i numeri del flop di Renzi. Botto di Lega e M5S

Ecco i dati salienti di queste elezioni regionali, che dimostrerebbero l'indebolimento del PD del premier Matteo Renzi e l'ascesa di Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Clamoroso il successo di Giovanni Toti (centro-destra) in Liguria.

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Ecco i dati salienti di queste elezioni regionali, che dimostrerebbero l'indebolimento del PD del premier Matteo Renzi e l'ascesa di Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Clamoroso il successo di Giovanni Toti (centro-destra) in Liguria.

In attesa di conoscere il dato della Campania, dove Vincenzo De Luca (PD) ha il 40% e il governatore uscente Stefano Caldoro (centro-destra) il 38%, i risultati delle elezioni regionali sembrano abbastanza chiari: 5 regioni vanno al PD, 2 al centro-destra; esattamente come ai nastri di partenza. Ma questa notte, lo spoglio ha cambiato molte cose. Anzitutto, il PD ha perso una roccaforte “rossa”, la Liguria, dove Raffaella Paita si è fermata al 27,9%, mentre Giovanni Toti (centro-destra) vola al 34,5%, vincendo con un distacco inatteso anche per i più ottimisti della sua coalizione. Il dato è emblematico della fotografia di questa tornata elettorale. Al terzo posto si colloca la candidata del Movimento 5 Stelle, Alice Salvatore, con un ottimo 24,8% dei consensi. Gli exit-poll davano quest’ultima in lotta con Toti per la guida della regione ligure.

Battuta d’arresto per il PD

In realtà, il PD ha rischiato di perdere anche un’altra regione storicamente di sinistra: l’Umbria. E’ stata battaglia tra Catiuscia Marini (PD) e Claudio Ricci (centro-destra) per gran parte dello spoglio. Alla fine ha prevalso la prima con un vantaggio di 3 punti.   APPROFONDISCI – Berlusconi: Renzi a casa se vinciamo 4 a 3 alle elezioni regionali. Risultato possibile?   In Veneto, il risultato non era in  dubbio, ma nessuno si aspettava che Luca Zaia, governatore leghista uscente, sostenuto dal centro-destra, pur con la candidatura dell’ex compagno di partito Flavio Tosi, sindaco di Verona, avrebbe conquistato il 50% dei consensi, mentre Alessandra Moretti (PD) si sarebbe fermata a un brutto 23%. Per la cronaca, Tosi ha ottenuto l’11,5%. Al contrario, la vittoria è stata schiacciante per il PD in Toscana, dove Enrico Rossi (PD) ha preso il 48%, più che doppiando il leghista Claudio Borghi al 20%, paladino degli economisti anti-euro. Tuttavia,  in questa regione la Lega Nord è diventata secondo partito con il 16%, mentre l’affluenza è crollata al 48%, al di sotto della media nazionale di queste elezioni, che già è in sé molto bassa, meno del 54% contro il 64,1% di 5 anni fa. Un segnale allarmante, perché le regioni di sinistra sono storicamente quelle che registrano la maggiore partecipazione al voto. Un anno fa, anche l’Emilia-Romagna vide un’affluenza di appena il 47%, meno della media nazionale. Che gli elettori più di sinistra abbiano voluto inviare un messaggio chiaro ai democratici, non sentendosi rappresentati dalla nuova linea centrista del premier? Per il resto, vittoria schiacciante del PD nelle Marche e in Puglia, dove il centro-destra non si aspettava alcun dato positivo, pagando in quest’ultima anche le divisioni all’interno di Forza Italia.   APPROFONDISCI – Elezioni Regionali, perché Campania e Liguria sono un test per Berlusconi e Renzi  

Avanzata netta di Lega Nord e M5S

Non c’è dubbio su chi abbia vinto le regionali di ieri: Lega Nord e Movimento 5 Stelle.

La prima ha riscosso successi un pò ovunque. In Liguria è esplosa al 20%, quando Forza Italia ha beccato appena il 13%, tanto che il vincitore Toti ha ammesso: “ho vinto grazie ai voti della Lega”. In Umbria, è salita al 15%. Bene anche nelle Marche, dove il Carroccio prende il 13%, ma è successo anche al Sud. In Puglia, la lista “Noi con Salvini” è arrivata al 7%. D’altra parte, il Movimento 5 Stelle, dato in crisi, è diventato primo partito in 3 regioni in una tornata in cui in pochi ci avrebbero scommesso, visto che i grillini si mostrano molto più tonici nelle campagne elettorali nazionali. Eppure, sono primi oggi in Liguria, Puglia e Campania. Riassumendo: il centro-destra mostra segni di vita, il PD di cedimento, il M5S si conferma competitivo per la vittoria in vari contesti e smentisce i venti di crisi dei consensi. Il governo Renzi esce indebolito dalla prova, ma d’altronde il premier aveva messo le mani avanti venerdì: “non sono un test su di me”. E’ pur vero che i numeri di Camera e Senato non sono cambiati notte tempore, ma di certo il dato ligure dimostrerebbe all’ala sinistra del PD di essere in grado di determinare vittorie e sconfitte, specie nelle roccaforti. Renzi dovrà tenerne conto e dovrà iniziare a negoziare qualcosa sulle riforme istituzionali, della legge elettorale e sul programma di governo.   APPROFONDISCI – Renzi sogna il cappotto alle elezioni regionali, ma ha l’incubo della Liguria  

Governo Renzi non ha superato bene la prova

La Campania, se vittoria sarà per il PD (come sembra ormai acclarato), si trasformerà forse in una vittoria di Pirro.

De Luca non potrebbe fare il governatore, in base alla legge Severino, essendo stato condannato. Pertanto, o il governo vara una legge “ad hoc”, ma esponendosi ai sussulti di quanti lo paragonerebbero all’ex premier Silvio Berlusconi e alle sue leggi “ad personam”, oppure il PD dovrà accettare di rimandare i campani al voto, ma evidenziando l’anomalia di un successo imbarazzante. Il governo Renzi non cadrà per il ridimensionamento del PD, ma subirà un logoramento, perché sembra finita la fase magica del premier imbattibile e dei democratici piglia-tutto. A inizio giornata, lo spread BTp-Bund si mostrava stabile, segno positivo che i mercati finanziari non avrebbero ben inteso che l’esecutivo italiano esce indebolito dalle urne di ieri, pur parziali. Forse potrebbero accorgersene presto.   APPROFONDISCI – Elezioni regionali, polemiche sugli impresentabili. De Luca: non sono come Berlusconi  

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