Elezioni regionali, ecco che dicono i sondaggi e il rischio di un astensionismo di massa

I sondaggi sarebbero clamorosi in un paio di regioni, mentre il vero timore dei principali partiti riguarda la scarsa partecipazione al voto: un astensionismo di massa sarebbe una sfiducia per tutti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I sondaggi sarebbero clamorosi in un paio di regioni, mentre il vero timore dei principali partiti riguarda la scarsa partecipazione al voto: un astensionismo di massa sarebbe una sfiducia per tutti.

Sono 7 le regioni chiamate al voto alla fine del mese e i sondaggi iniziano a fotografare una situazione apparentemente sempre più chiara sull’esito dello scontro in ciascuna di esse. La situazione più avvincente si avrebbe in Liguria, dove si avrebbe un testa a testa tra la candidata del PD, Raffaella Paita, e quello del centro-destra, Giovanni Toti. La prima sarebbe al 30,5%, il secondo al 30%. A seguire, con il 21,5%, la candidata del Movimento 5 Stelle, Alice Salvatore, data al 21,5%. Il clamore deriverebbe dal fatto che il centro-sinistra rischia seriamente di perdere una regione abbastanza sicura per sé.   APPROFONDISCI – Caos Regionali, per i sondaggi c’è una sorpresa in Liguria e Renzi teme la minoranza PD  

La sfida nelle altre regioni

Infatti, un altro testa a testa si avrebbe anche in Campania, dove l’uscente governatore Stefano Caldoro e il candidato del PD, Vincenzo De Luca, sarebbero appaiati al 37% per Ipr Marketing, anche se la tendenza sarebbe in crescita per il primo e in calo per il secondo. Oltre i due terzi dei campani intervistati non saprebbero che, in caso di vittoria, De Luca dovrebbe dimettersi da governatore, essendo stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio, in base alla legge Severino. In Veneto, il governatore Luca Zaia manterrebbe un vantaggio di 5-6 punti percentuali sulla candidata del PD, Alessandra Moretti, anche se negli ultimi giorni si registrerebbe una crescita dei consensi per il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ex leghista, a discapito proprio di Zaia.   APPROFONDISCI – Regionali, l’ultimatum di Salvini a Tosi: o con la Lega o la tua Fondazione   Non ci sarebbe partita in Toscana, Umbria e Marche, storiche regioni “rosse”, dove i candidati del centro-sinistra avrebbero un vantaggio nettissimo sui rivali del centro-destra e gli altri candidati. La partita appare chiusa anche in Puglia, dove il sindaco di Bari, Michele Emiliano, candidato del PD, avrebbe un vantaggio di 10 punti percentuali su Francesco Schittulli, sostenuto da Raffele Fitto, Ncd e Fratelli d’Italia. Pesano le divisioni nel centro-destra, dopo che Forza Italia, che inizialmente aveva appoggiato Schittulli, ha scelto di candidare Adriana Poli Bortone, appartenente al partito di Giorgia Meloni, che non ha condiviso la scelta dell’ex premier Silvio Berlusconi di risolvere le divisioni interne agli azzurri con un appoggio a un proprio uomo. L’elettorato di centro-destra potrebbe esprimere il suo disgusto in Puglia con una diserzione alle urne, ma lo stesso potrebbe accadere in altre regioni, stavolta per il centro-sinistra, specie in Liguria e Campania, dove le figure dei candidati appaiono più contestate e chiacchierate.

Chi vincerà e il rischio astensionismo di massa

Su chi vincerà le elezioni regionali non ci sarebbe dubbio: il PD dovrebbe ottenere tra le 4 e le 6 regioni, il centro-destra potrebbe festeggiare in una o al massimo in 3. Un risultato di 4 a 3 per i democratici, però, non sarebbe affatto un trionfo per il governo Renzi, che avrebbe perso così una regione rispetto ad oggi. Se il centro-destra, invece, riuscisse a tenere solo il governatore in Veneto, la sconfitta per la coalizione sarebbe nettissima. Ma sia gli che gli altri temono l’astensionismo. Già un anno fa, il dato clamoroso dell’Emilia-Romagna, dove votò meno di 1 elettore su 2, fece tremare il centro-sinistra, nonostante la vittoria netta riportata dal proprio candidato. La soglia del 50% dovrebbe rappresentare quella di allarme sia per la maggioranza che le opposizioni. Se alla fine del mese dovesse recarsi alle urne meno della metà degli aventi diritto, sarebbe un segnale pesante per chiunque vinca. I cittadini avrebbero segnalato al premier e al suo PD il malcontento per il governo nazionale, ma al centro-destra avrebbero espresso una totale sfiducia nella sua capacità di essere alternativo e credibile ai democratici.   APPROFONDISCI – Elezioni regionali, ecco di cosa ha veramente paura Renzi  

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Argomenti: Politica