Elezioni, rebus maggioranze: o intesa PD-PDL o nuovo voto

I montiani sono completamente ininfluenti in Parlamento. La governabilità sarebbe garantita solo da un accordo tra Berlusconi e Bersani. Napolitano vola in Germania mentre si fa strada anche la possibilità delle sue dimissioni

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I montiani sono completamente ininfluenti in Parlamento. La governabilità sarebbe garantita solo da un accordo tra Berlusconi e Bersani. Napolitano vola in Germania mentre si fa strada anche la possibilità delle sue dimissioni

E’ il caos. Le elezioni politiche 2013 hanno determinato l’assenza di una maggioranza in grado di governare. Nessuna delle tre coalizioni (centro-sinistra, centro-destra e Grillo) ha i numeri per andare da sola a Palazzo Chigi. Il centro di Monti-Casini-Fini è stato un flop pauroso e adesso rischia di non essere nemmeno preso in considerazione per la formazione del nuovo esecutivo (Open Europe: il comico-politico vince il doppio dei seggi dei “candidati di Bruxelles”).  

Risultati elezioni politiche 2013: non vince nessuno ma perde l’austerità

Numeri alla mano, il centro-sinistra gode della maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, dove ha prevalso sul centro-destra per solo lo 0,4%, uno scenario simile a quello del 2006. Ma al Senato, tra le due coalizioni è testa a testa e neppure mettendo insieme i centristi, Bersani potrebbe avere la fiducia a Palazzo Madama. Risultato: per governare bisognerà accordarsi con Silvio Berlusconi, risorto come l’araba fenice, mentre ieri pomeriggio avanzava lo spoglio. Perché se Grillo e il suo Movimento 5 Stelle sono il primo partito italiano, che essi facciano alleanze con la moribonda politica della Seconda Repubblica è escluso a prescindere. Ma proprio per questo, lo scenario politico, istituzionale ed economico resta esposto al caos più assoluto. Un governissimo PD PDL rischierebbe, infatti, di portare acqua al mulino dei grillini, che alle prossime elezioni potrebbero presentarsi quale movimento anti-inciucio e anti-casta. Lo sanno i democratici e lo stesso Berlusconi, il quale non chiude la porta a un governo a tempo, ma che certamente sarebbe caratterizzato da una vita molto accidentata. Ma un governo per fare cosa? Si tende ad escludere una riedizione della formula Monti, che ha portato i partiti principali ai minimi termini. Si parla di un esecutivo per le riforme, in primis, della legge elettorale, ma se così fosse si andrebbe a votare tra qualche mese. Improbabile, o meglio, non auspicabile per i mercati. Le riforme istituzionali richiederebbero almeno un anno di tempo o più per essere portate a compimento, ma pochi scommettono oggi sulla capacità delle due coalizioni di resistere insieme così tanto. E ancora: l’agenda economica che fine farebbe? Gli investitori chiedono stabilità, ma per attuare le riforme economiche volute da Bruxelles e completare il risanamento dei conti pubblici. Difficile che un governo destra-sinistra sia in grado di fare ciò e i mercati punirebbero l’impotenza del nuovo esecutivo.  

La scorciatoia delle nuove elezioni

Il guaio di questi dati è che una soluzione non esiste. I partiti principali sono sotto pressione, perché sanno che al prossimo giro rischiano di essere spazzati via dalla protesta. Rispondere alla protesta con un governo che sarebbe avvertito frutto dell'”inciucio” potrebbe significare il suicidio, in particolare, del PD, che già si considerava vincitore delle elezioni. Ma tornare al voto subito potrebbe portare non solo a un terremoto finanziario per il nostro Paese, ma in più determinare il trionfo di Grillo, il quale potrebbe anche ottenere il premio di maggioranza alla Camera.  

Napolitano vola a Berlino senza nulla di concreto in mano napolitano preoccupato

E allora? Il Quirinale è in silenzio. Il presidente Giorgio Napolitano è volato in Germania, in visita di stato. Oggi, non sarà in grado di spiegare al collega Joachim Gauck la situazione confusa dell’Italia. Tornando a Roma dovrà prendere atto dell’impossibilità di affidare l’incarico a uno dei contendenti della gara elettorale. Si parla di dimissioni anticipate del capo dello stato, per agevolare il dialogo tra le parti e magari per evitare che si torni al voto con l’incombenza delle nuove elezioni del presidente. Insomma, un marasma. Si rischiano settimane di assoluta indecisione, di spread alle stelle e di borse in caduta libera. Quale che sia la soluzione che le parti avranno individuato (governissimo a tempo, governo di larghe intese di media durata, nuove elezioni), gli investitori non godranno più di certezze sulla stabilità dell’assetto politico e il governo dovrebbe fare i conti con un’ondata ancora più grande di insofferenza dei cittadini (Alta tensione sui mercati, balzo dei tassi sui Bot). Qualcuno la definirebbe la “tempesta perfetta”.

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Argomenti: Politica