Elezioni, i quattro temi che sposteranno consensi all’ultimo minuto

Campagna elettorale al via. Ecco i quattro temi che verosimilmente sposteranno consensi negli ultimi giorni prima del voto.

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Campagna elettorale al via. Ecco i quattro temi che verosimilmente sposteranno consensi negli ultimi giorni prima del voto.

Mentre impazzano i sondaggi su quale coalizione abbia potenzialmente maggiori probabilità di vittoria a due mesi dalle elezioni politiche, i partiti sono in corsa per limare i programmi e, soprattutto, per cercare di sbagliare il meno possibile sui nomi dei candidati nei collegi uninominali, che rappresenteranno più di un terzo dei seggi in palio tra Camera e Senato e per la prima volta dopo ben 16 anni di assenza. Che le facce conteranno lo dimostra il corteggiamento di Silvio Berlusconi verso Albano Carrisi e Toto Cutugno, popolari cantanti italiani in Russia, che si rivelerebbero determinanti per chiudere la partita in favore del centro-destra anche nei collegi esteri. (Leggi anche: Elezioni, PD di Renzi rinchiuso nel bunker delle regioni rosse)

I contenuti in Italia non hanno mai attratto granché le masse, la forma in cui vengono esposti sì. Dovendo pur presentare qualcosa e stavolta incalzati da un clima di frustrazione e rabbia popolare per una crisi dagli effetti apparentemente durevoli, i partiti faranno certamente attenzione ai temi-chiave che presenteranno in campagna elettorale. Di seguito, vi proponiamo i quattro principali, che verosimilmente sposteranno consensi negli ultimi giorni prima del fatidico 4 marzo.

La fame di lavoro

Lotta alla povertà: tra reddito di cittadinanza (Movimento 5 Stelle) e di dignità (centro-destra), la corsa ad accaparrarsi il voto delle fasce più sensibili alla crisi economica sembra partita da tempo. Il PD, a suo modo, ha cercato di offrire qualcosa con il Reddito di inclusione, che riguarderà qualche centinaio di migliaia di famiglie. Troppo poco per essere “venduto” in campagna elettorale, anche perché le risorse stanziate sono risibili. Più in generale, però, si guarderà alle proposte sul rilancio dell’occupazione, che resta il grande cruccio di tutte le generazioni in Italia.

I più anziani temono di perdere il lavoro o di non trovarlo più, quando mancano magari diversi anni prima della pensione; i più giovani sono afflitti da un’assenza cronica di lavoro, che riguarda quasi 4 su 10 nella fascia di età 15-24 anni e con punte intorno alla metà al sud. Le chiavi del voto saranno consegnate probabilmente a chi sarà in grado di segnalare maggiore capacità di creare posti di lavoro, vera promessa mancata della legislatura formalmente in corso, che ha visto il tasso di disoccupazione prima salire ai massimi storici del 13% e successivamente arretrare a poco sotto i livelli di inizio 2013. (Leggi anche: Reddito minimo garantito, idea efficace senza condizioni)

Il fenomeno migranti

Immigrazione: l’emergenza migranti è stata affrontata male, anche per colpa della UE e degli egoismi nazionali sul tema. Le risposte dei governi italiani alla domanda di sicurezza, tuttavia, appaiono non in linea con le aspettative. Il binomio accoglienza-razzismo, lungo cui si è imperniato il dibattito di questi anni, è parso fuorviante. Chi saprà interpretare il sentimento dell’italiano medio, non certo razzista, ma stanco di subire gli effetti negativi dei flussi migratori incontrollati e di assistere a uno sperpero di risorse evidente nella gestione dell’accoglienza, spingerà forse elettori a sé.

Tasse sempre alte

Tasse: tutti vogliono tagliarle, nessuno ci è riuscito. Il centro-destra propone la flat tax (al 25% per Forza Italia, al 15% per Fratelli d’Italia), mentre il PD può esibire gli 80 euro del governo Renzi all’attivo, anche se il bottino appare magro per l’ex premier, essendo la misura stata già somatizzata dai lavoratori italiani, che restano tra i più tartassati al mondo, così come le imprese. Da leggere in tal senso le dichiarazioni favorevoli di Silvio Berlusconi verso la riforma fiscale americana targata Donald Trump. E anche Matteo Renzi propone il taglio delle tasse. Vedremo chi apparirà più credibile. (Leggi anche: Il taglio delle tasse di Trump offre spunti per l’Italia)

La difesa degli interessi nazionali

Sovranità nazionale: sembra un tema relegato ai dibattiti filosofici, ma non è più così.

Il “sovranismo” ha vissuto e continua a vivere eccessi in Italia, così come nel resto d’Europa, lambendo a tratti persino l’America; ma aldilà delle estremizzazioni, la difesa delle identità e degli interessi nazionali nell’era della globalizzazione si rivelerà cruciale per captare gli umori degli elettori, sempre più sensibili sul punto, non fosse altro perché molti ritengono di essere rimasti vittime di un’apertura indiscriminata delle frontiere al resto del mondo, quando non sempre ciò è accaduto su condizioni di reciprocità (vedi Cina). I sovranisti per eccellenza sarebbero da noi Lega, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia, ma alcune venature si ritrovano anche in Forza Italia. In questi giorni, persino un moderato vicino all’ex premier Silvio Berlusconi, Stefano Parisi, ha attaccato l’incapacità dei governi italiani di difendere i nostri assets dalle mire straniere, Ilva compresa.

Credibilità conta

Capire chi sia maggiormente attrezzato per interpretare meglio gli umori degli italiani attorno ai suddetti temi non pare difficile. Movimento 5 Stelle e centro-destra partono in vantaggio, non fosse altro per essere stati all’opposizione. Il PD ha sinora mostrato allergia al tema della sovranità nazionale, schierandosi con le istituzioni comunitarie contro i “populismi” e guardando con distacco, se non palese fastidio, alle critiche sul tema immigrazione. Riuscirà Renzi a proporre una sua narrativa convincente sui due temi o cercherà, al contrario, di cristallizzare le proprie posizioni per serrare le file tra gli elettori di centro-sinistra? A cambi repentini di linguaggio abbiamo assistito sotto il suo governo, specie nei confronti di Bruxelles. Se l’esperienza conta, non pare che gli abbiano portato fortuna. La credibilità dei leaders sarà il tema di fondo a cui gli elettori guarderanno, anzitutto. Di promesse miracolistiche ne abbiamo già avute sin troppe in sei precedenti campagne elettorali sotto la Seconda Repubblica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

(Leggi anche: Populisti alla Le Pen non vinceranno mai)

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